La partita è aperta e i principali giocatori si chiamano CinaStati Uniti e Russia. Si gioca la  Groenlandia, l’isola più grande del mondo, che appartiene alla Danimarca. A qualcuno piace caldo. Con lo scioglimento dei ghiacci un sogno lungo cento anni si sta avverando.

 

 

Miniere, giacimenti, stazioni, aeroporti ambiti da Usa e Cina.

di Laura Canali

La carta inedita a colori della settimana è sulla Groenlandia.

L’isola più grande del mondo (2 milioni di chilometri quadrati) possiede uno spiccato valore strategico, riconosciuto da due delle principali potenze del globo, Usa e Cina.

È essenziale per la difesa del Nordamerica: ne è il cappello nordorientale, permette di controllare due dei tre accessi al Mar Glaciale Artico, è un tassello cruciale del sistema di preallarme contro i missili intercontinentali lanciati dall’Eurasia. Per questo gli Stati Uniti vi mantengono la stazione radar di Thule, l’accesso per i propri aerei da guerra all’aeroporto internazionale di Kangerlussuaq, una pista d’atterraggio nel centro dell’isola e la base scientifica Summit Camp.

È inoltre usata come moneta di scambio dalla Danimarca, cui ancora appartiene nonostante l’autogoverno concesso nel 2008 (che però ancora esclude la politica estera e la difesa). Copenhagen gioca la carta della Groenlandia con Washington per evitare sostanziosi contributi alla spesa militare della Nato in virtù della “concessione” di usare l’isola come gigantesco avamposto a stelle e strisce.

Infine, la Cina ci punta per vellicare la sguarnita quarta costa nordamericana, appropriarsi di risorse essenziali per la propria sopravvivenza, affermarsi come attore legittimo nell’Artico e potenziare i progetti per una via della seta polare.

L’Impero del Centro sta investendo molto nelle ricchezze minerarie della “Terra Verde”. L’isola abbonda soprattutto di ferro e terre rare (10% delle riserve mondiali, in un mercato già dominato da Pechino), ma sono anche stati scoperti interessanti giacimenti di idrocarburi al largo delle coste occidentali e meridionali. Le miniere di rame, zinco, diamanti, oro, piombo, uranio sono sparse su tutta la superficie insulare. La Repubblica Popolare ne controlla due in particolare: quella di rame di Citronen Fjord e quella di terre rare di Kvanefjeld. Le autorità groenlandesi sono molto interessate ad attirare investimenti cinesi per ridurre la dipendenza dai sussidi danesi (quasi due terzi del bilancio locale).

Pechino ha pure provato a ottenere l’appalto per realizzare quattro aeroporti. In un’isola priva di infrastrutture e abitanti (sole 56 mila persone), si tratterebbe di un investimento di notevole importanza strategica: potrebbe diventare in futuro scalo per aerei da guerra cinesi. Benché si tratti di una materia riservata al governo di Nuuk, la Danimarca è intervenuta per finanziare la costruzione e controllare due delle quattro strutture (la compagnia cinese interessata resta in corsa per effettuare lavori in tre aeroporti). La telefonata a Copenhagen del dipartimento della Difesa statunitense ha certo aiutato.

Gli stessi Usa hanno promesso di investire in infrastrutture di uso civile e militare. Segnalando così l’intenzione di aumentare la propria influenza sulla propaggine nordorientale del proprio continente. In applicazione della dottrina Monroe. A questo proposito, le autorità groenlandesi hanno dichiarato che, qualora acceda all’indipendenza, l’isola resterebbe nella Nato.

FONTE http://www.limesonline.com/risorse-minerarie-energetiche-groenlandia-artico-aeroporti-basi-usa-cina/111350

Cambiamenti climatici: l’Artico senza ghiacci è il nuovo Eldorado delle superpotenze

In un incontro tenutosi lo scorso 13 febbraio al Circolo dei Lettori di Torino l’analista di Limes Federico Petroni e la meteorologa Valentina Cordon hanno cercato di districare il bandolo dell’intricata matassa dell’Artico, quell’ampia area polare che siamo abituati a immaginare come un “territorio” di ghiaccio, ma che sta molto rapidamente divenendo un grande mare al centro di un cerchio formato dalle coste nordamericane ed eurasiatiche.

La partita è aperta e i principali giocatori si chiamano CinaStati Uniti e Russia. Il ruolo di comprimari è rappresentato dal Canada, dalle due nazioni scandinave e dalla piccola Danimarca alla quale appartiene la Groenlandia, l’isola più grande del mondo, con una superficie di 2,1 milioni di kmq.

A solleticare gli appetiti delle grandi potenze che si affacciano sul Polo Nord non sono solamente i giacimenti di idrocarburi, le risorse minerarie e le acque alle quali attingere per alimentare un’industria ittica in affanno in altre zone di pesca: lo scioglimento dei ghiacci artici provocherà una vera e propria rivoluzione geopolitica, costringendo i grandi attori dello scacchiere internazionale a riorganizzare equilibri politici e rotte commerciali. Secondo Petroni, la portata di questa rivoluzione sarà paragonabile a quella successiva alle prime circum navigazioni dell’Africa: “L’Artico ha una sua centralità come teatro delle grandi potenze Cina, Stati Uniti e Russia, conquistarlo è quasi impossibile, ma la corsa alle sue risorse è già partita”.

Gli investitori cinesi sono già all’opera in Groenlandia e questo non piace agli Stati Uniti che si sono opposti, per esempio, all’iniziativa di Pechino che era pronta a pagare di tasca propria quattro aeroporti nell’isola danese che conta attualmente poco più di 56mila residenti.

Sul versante opposto del Mar Glaciale Artico la Russia si sta organizzando per presidiare logisticamente e militarizzare 24mila chilometri di coste fra il confine con la Finlandia e lo Stretto di Bering. La Via della Seta Polare fa gola alla Cina perché ridurrebbe di un terzo i tempi per raggiungere l’Europa e fa gola alla Russia che sarebbe l’unico Paese in cui fare scalo prima di raggiungere il Vecchio Continente.


In un primo tempo la via sarebbe percorribile solamente nei mesi estivi, ma gli scenari climatici più catastrofici libererebbero le rotte anche nelle stagioni intermedie creando per buona parte dell’anno un’alternativa alla rotta di Suez.

C’è poi la già citata questione delle risorse energetiche. Fortemente voluto dal Cremlino, il porto di Sabetta ha aperto due anni fa la rotta artica al gas naturale liquefatto estratto nel mega giacimento della penisola di Yamal. Il consorzio è composto dalla russa Novatek (50,1%), dalla francese Total (20%), dai cinesi di Cnpc (20%) e dal Fondo di investimento Silk Road (9,9%). A sottolineare l’importanza strategica di questo avamposto energetico e commerciale è la militarizzazione dell’area che Mosca ha reso inaccessibile a chiunque non lavori o faccia affari con Novatek e soci.

Le conseguenze sugli equilibri geopolitici sono tutt’altro che prevedibili, così come lo è la progressione con la quale proseguirà lo scioglimento dei ghiacci artici. Il gap fra i modelli più ottimistici e quelli più pessimistici è ampio. Ovviamente bisogna accordarsi sul significato di ottimismo e pessimismo, perché per le superpotenze dell’economia mondiale la liberazione delle rotte artiche rappresenta una nuova ghiotta opportunità di business.

Sulla scacchiera geopolitica pesa anche la questione riguardante il Nord America che ha sempre contato sulla barriera artica per proteggere i propri confini settentrionali e si trova ora esposto dalla “liberazione” dei passaggi a Nord Ovest e a Nord Est. Nel 1867 gli Stati Uniti acquistarono dallo zar l’Alaska per 7,2 milioni di dollari i territori a est dello Stretto di Bering, mentre i tentativi di mettere le mani sulla Groenlandia si sono sempre scontrati con le resistenze della Danimarca. Ora il riscaldamento globale ridisegna la mappa delle estremità settentrionali del pianeta.

Nei prossimi anni sarà interessante capire che cosa accadrà in Groenlandia, paese grande sette volte l’Italia ma con una popolazione uguale alla città di Cuneo. Negli ultimi tempi le voci di una possibileindipendenza dalla Danimarca si sono fatte sempre più insistenti ma, conti alla mano, questo territorio che vive di pesca e con alti tassi di disoccupazione diventerebbe il Paese più povero dell’Unione Europea.

La situazione resta molto fluida, con infinite variabili che possono accelerare il riscaldamento globale e, di conseguenza, l’implementazione delle rotte commerciali artiche. Fra queste variabili vi è, senza dubbio, la liberazione del metano conseguente allo scioglimento del permafrost. Dal punto di vista ecologico si tratta di una delle conseguenze più gravi del riscaldamento globale: l’immissione del metano nell’atmosfera aumenta la concentrazione dei gas serra che fa aumentare ulteriormente le temperature sciogliendo i ghiacci in maniera più rapida. Questo circolo vizioso che sembra procedere in maniera inarrestabile resta un effetto collaterale del tutto trascurabile per Cina, Stati Uniti e Russia i cui interessi sono allineati su di un unico obiettivo: accumulare profitti.

FONTE http://www.ehabitat.it/2019/02/18/cambiamenti-climatici-artico-senza-ghiacci-nuovo-eldorado-delle-superpotenze/

Il 25 luglio scorso una palla infuocata proveniente dallo spazio – ma nessuno l’ha vista – ha colpito la Terra e ciò ha permesso agli scienziati di effettuare le prime registrazioni sismiche di un impatto meteorico su banchisa polare. Apparecchiature sismografiche, che erano state installate vicino a Qaanaaq solo pochi mesi prima – guarda caso – per monitorare come i terremoti colpissero il ghiaccio della Groenlandia, hanno registrato l’esplosione della meteora. Davvero un meteorite? 
La meteora è esplosa sopra la Base di Thule Air, la base più a nord dell’aviazione americana, ha dato proprio l’impressione della detonazione di una bomba, con una energia d’impatto calcolata di 2,1 kilotoni di TNT, con una potenza che ha rappresentato la seconda palla di fuoco più energetica dell’anno, secondo quanto riportato da Live Science VEDI QUI

VEDI ANCHE

 ARCHIVIO 

UN SOGNO LUNGO CENTO ANNI: SCIOGLIERE I GHIACCI DELL’ARTICO!

 

Stampa

 

 

IMPORTANTE!: Il materiale presente in questo sito (ove non ci siano avvisi particolari) può essere copiato e redistribuito, purché venga citata la fonte. NoGeoingegneria non si assume alcuna responsabilità per gli articoli e il materiale ripubblicato.Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001.