Cosa sono le megacostellazioni che nei prossimi anni potrebbero portare decine di migliaia di satelliti nella bassa orbita terrestre? A cosa servono? E che rischi pongono? …

L’orbita terrestre non è mai stata tanto affollata. … Con tanti progetti in campo, in molti iniziano a pensare che questa nuova corsa allo spazio potrebbe rivelarsi pericolosa, ingolfando l’orbita terrestre e rendendo sempre più difficili le osservazioni astronomiche e i nuovi lanci spaziali.

Intervista con Luciano Anselmo, Associato di Ricerca Senior del Laboratorio di Dinamica del Volo Spaziale dell’Istituto di Scienza e Tecnologie dell’Informazione del Cnr.  

Dottore, la bassa orbita terrestre inizia a ad essere troppo affollata?

Innanzitutto bisogna distinguere di che orbita parliamo. In generale i satelliti vengono utilizzati in un intervallo di altezza che parte più o meno al di sopra i 200 chilometri, perché sotto questa quota c’è ancora dell’atmosfera residua che sottrae energia e li fa ricadere in fretta. Dai 200 chilometri ai 36mila sono concentrati la maggior parte dei satelliti. A 36mila ci sono i satelliti geostazionari, quelli per le telecomunicazioni che rimangono fissi rispetto alla superficie terrestre. Intorno ai 20mila ci sono i satelliti per la navigazione, come i Gps. E poi esiste un regime chiamato tecnicamente orbita bassa che va dai 200 fino a 1.800/2mila chilometri di altezza. All’interno di questo intervallo però le orbite basse possono essere molto diverse: un conto è essere a 500 chilometri di altezza, un conto è essere a mille o millecinquecento.

Perché dal punto di vista fisico al di sotto dei 650 chilometri l’effetto dell’atmosfera residua influenza ancora i satelliti, e in un tempo più o meno lungo se ogni tanto non si utilizzano dei motori per mantenere la quota, perdono altezza, e prima o poi rientrano. Al di sopra dei 650/700 chilometri l’effetto dell’atmosfera è veramente piccolo, e dal punto di vista operativo un oggetti che si trova su queste orbite può rimanerci per centinaia e poi migliaia di anni. Quelli al di sotto di questa quota quindi al termine della loro vita operativa prima o poi si distruggeranno nell’atmosfera, al di sopra invece sono destinati a rimanere in orbita come rifiuti spaziali per lunghissimo tempo.” …

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Satellite Tracker L’app Satellite Tracker è progettata espressamente per localizzare e identificare i satelliti.

Verso i 100mila satelliti in orbita: i numeri della Space Economy. Problemi e pericoli annessi

Nel 2020 sono stati lanciati 1.283 satelliti e la previsione è quella di arrivare in un decennio a circa 100.000 satelliti in orbita bassa. Questi i dati riportati nel piano triennale 2022-2024 dell’ASI (Agenzia Spaziale Italiana), nella parte di analisi del trend globale del settore spaziale.

Il rapido affollamento delle orbite è già quindi evidenziato da molti scienziati, istituzioni ed esperti del settore che stanno discutendo in ambito europeo e globale la tematica dello Space Traffic Management. La Commissione Europea riporta che, secondo alcune stime, più di un milione di detriti più grandi di 1 cm stanno attualmente orbitando intorno alla Terra. Tutto questo può comportare alcune problematiche da gestire quali per esempio le collisioni tra satelliti e detriti spaziali o ancora, come evidenziato dal New York Times nell’articolo DaLyndie Chiou, in ambito accademico si sta dibattendo sull’interferenza dei satelliti con la capacità dell’astronomia di terra di rispondere a domande sul cosmo.

Ma al netto di questo, quanto vale la Space Economy nel mondo e in particolare nel nostro Paese? E quali sono anche in termini di sostenibilità e conoscenza dei cambiamenti climatici le potenzialità del comparto spaziale?

Il valore della Space Economy nel mondo, in Europa e in Italia

Per prima cosa è bene definire cosa si intende con, traducendo letteralmente in italiano, “Economia dello Spazio”. Secondo il Piano Strategico Space economy quest’ultima viene definita come “la catena del valore che, partendo dalla ricerca, sviluppo e realizzazione delle infrastrutture spaziali abilitanti, così detto “upstream”, arriva fino alla produzione di prodotti e servizi innovativi, detto “downstream”: tra questi i servizi di monitoraggio ambientale e le previsioni meteo.”

Sempre secondo quanto riportato dal rapporto dell’Asi, nel 2021 la Space Economy globale ha raggiunto il valore di 371 miliardi di dollari con la sola industria europea dello spazio che conta un numero di addetti pari a circa 230mila persone e ricavi complessivi di circa 60 miliardi di euro.

Per quanto riguarda l’Italia, il comparto spaziale impiega circa 200 imprese, 13 distretti tecnologici e circa 60 organizzazioni, tra università e Centri di Ricerca per un valore annuale in produzione di circa 2,5 miliardi euro e un numero di lavoratori e professioni impiegati di circa 7.000.

I settori di applicazione dei satelliti e della Space Economy 

I settori di applicazione della Space Economy sono molti. Tra i più importanti quello delle telecomunicazioni consentendo una connessione globale anche nelle aree più remote. Un altro ambito nel quale i dati spaziali vengono maggiormente impiegati é quello dell’analisi dei cambiamenti climatici. Tramite alcuni parametri chiave forniti dai satelliti sulla qualità dell’acqua, la deforestazione, il controllo dei mari e dell’atmosfera e tanto altro, è possibile prevedere e mitigare gli effetti generati dalla crisi climatiche e dagli eventi catastrofici nonché guidare le decisioni di gestione delle risorse naturali. Non da meno il settore della logistica su scala globale con le tecnologie satellitari impiegate per ottimizzare le rotte delle flotte di trasporto o ancora gestire i veicoli terrestri, marittimi e aerei senza equipaggio. A fianco a questi forte il contributo nell’ambito della sicurezza, dello sviluppo di numerose applicazioni integrate emergenti come l’internet of things (IoT), le Smart Cities e l’agricoltura stessa. Una rete capillare di settori che fanno di queste tecnologie uno degli elementi chiave non solo dello sviluppo futuro, ma di un presente sempre più interconnesso e globale. 

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