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La ‘resa cognitiva’: l’impatto dell’AI sul pensiero umano e la dipendenza da chatbot

gizmodo.com

Un nuovo studio dei ricercatori della Wharton Business School, Steven Shaw e Gideon Nave, introduce il concetto di “resa cognitiva”, descrivendo come le persone tendono ad affidarsi eccessivamente all’AI. Hanno condotto un esperimento con 1.372 partecipanti, sottoponendoli a un test di riflessione cognitiva e fornendo loro accesso a un chatbot AI, a volte inaffidabile. I risultati sono stati preoccupanti: i soggetti hanno accettato risposte errate dall’AI nell’80% dei casi, pur avendo la possibilità di non utilizzarla. Inoltre, coloro che si sono avvalsi dell’AI hanno mostrato un livello di fiducia più alto dell’11,7%, anche quando sbagliavano. Gli autori suggeriscono che questa dipendenza crea un “Sistema 3” di cognizione, un supplemento esterno ai sistemi di pensiero rapido e lento di Kahneman. Sebbene la “resa cognitiva” possa ridurre lo sforzo mentale, evidenzia anche una vulnerabilità significativa nell’integrazione dell’AI nei processi decisionali umani, sollevando interrogativi sull’impatto a lungo termine sulle capacità cognitive.  FONTE https://chatbot.it/news/la-resa-cognitiva-l-impatto-dell-ai-sul-pensiero-umano-e-la-dipendenza-da-chatbo-5e72c7a7-a33f-43d0-832c-dcdda5f0ee00

Vedi anche qui https://www.futuroprossimo.it/2026/04/lai-sbaglia-e-noi-le-crediamo-cose-la-resa-cognitiva/

LO STUDIO https://papers.ssrn.com/sol3/papers.cfm?abstract_id=6097646

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LA MIA ESPERIENZA PERSONALE 

APPUNTI

Vorrei descrivere brevemente la mia esperienza recente durante la stesura del mio libro. Questa fase mi ha dato l’occasione di una conoscenza approfondita del funzionamento delle IA come strumento di lavoro. Ho esaminato vecchi link non più funzionanti, facendomi trovare collegamenti alternativi (non di rado errati), ma soprattutto ho verificato con attenzione le informazioni fornite negli anni. È stata un’esperienza davvero interessante.

Per dare qualche esempio concreto: ho dovuto eliminare dai miei articoli una tabella sul JP-8 presente nell’articolo sui carburanti, perché non esisteva alcuna fonte verificabile. Non è detto che l’informazione fosse falsa, ma il mio libro punta a fornire solo fonti controllabili. Fatto sta che sia nell’ambito alternativo sia in quello dei giornali accreditati, molto spesso le fonti originali non vengono indicate. Il caso più interessante è stato il capitolo sul Progetto GROMET, la sperimentazione di piogge indotte in India negli anni Sessanta. All’inizio sia Grok, sia Gemini, sia Perplexity AI sostenevano che l’esperimento non fosse mai avvenuto. Insistendo, è emersa invece l’affermazione che venivano usati esplosivi in quota; poi l’IA si rifiutava di fornire ulteriori dati e invitava a passare alla versione a pagamento. In seguito non ho trovato traccia di questa affermazione sugli esplosivi. È davvero sorprendente, oggi, la facilità con cui si arriva a dati e fonti rispetto alla faticosa ricerca del passato. Ma se non si conosce a fondo la tematica su cui si indaga, possono emergere cose davvero sbagliate. Un altro caso emblematico di depistaggio è accaduto indagando sulla storia della manipolazione del tempo e del clima in Unione Sovietica: è uscito fuori il progetto “CICLONE”, che mi sembrava una sperimentazione parallela a quella degli Stati Uniti di quegli anni (quindi simile a Stormfury). Gemini mi ha addirittura scritto: «Negli anni ’60 l’URSS avviò il Progetto Ciclone, un programma segreto che mirava a studiare e controllare i fenomeni atmosferici su larga scala. Questo progetto includeva esperimenti per influenzare il percorso delle tempeste e persino per indebolire i cicloni tropicali». Non ne avevo mai trovata traccia in passato, e infatti non esisteva: il Progetto Ciclone era invece una famiglia di razzi vettori sviluppati in Ucraina (all’epoca parte dell’URSS).

Altro esempio di depistaggio è stata proprio la contestazione iniziale del Progetto GROMET: prima negato, poi – con la mia insistenza e i documenti da me forniti – confermato, e infine arricchito con un’informazione a me del tutto nuova sugli “esplosivi in quota”, per poi negare ulteriori approfondimenti. Non so se pescava in aree segretate.

L’elaborazione e il controllo delle mie ricerche, accompagnati da questi strumenti, hanno arricchito vari capitoli del libro.

Quindi il mio indagare e verificare è stato sostenuto da questi strumenti, che si sono rivelati stupefacenti e utili. Ma piuttosto che farsi spegnere il cervello, l’uso consapevole delle IA invita ad accenderlo ancora di più.

Questi esempi che ho citato sono però anche a sostegno dell’avvertimento contro una «resa cognitiva»: l’IA colpisce per la sua velocità e le sue risorse; può indurre all’inerzia. È massicciamente presente nella nostra vita quotidiana e, quando la utilizziamo, occorre esercitare un controllo vigile e intelligente, altrimenti l’effetto sarà effettivamente deleterio.

Maria Heibel

Ha vigilato lui sul mio lavoro, Horus. 

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