Siamo in una fase in cui la tecnologia sta superando la nostra capacità di gestirne sempre meno le conseguenze. Se in passato abbiamo dato in pasto alle aziende i nostri dati comportamentali (cosa facciamo), ora stiamo aprendo la porta alla possibilità di dare in pasto i nostri dati pre-comportamentali (cosa stiamo per fare o come ci sentiamo). Il testo descrive una tecnologia publicizzata per scopi “nobili” (aiutare un paziente paralizzato) viene poi declinata verso scopi commerciali (migliorare l’esperienza utente, profilazione pubblicitaria). È successo con i dati GPS, con la cronologia delle ricerche e con il riconoscimento facciale. Anche se un’IA non potesse “leggere” una frase completa, potrebbe essere già in grado di distinguere una reazione emotiva (fastidio, piacere, sorpresa) a uno stimolo visivo o pubblicitario. Immagina una piattaforma social che, tramite un visore VR/AR con sensori biometrici, capisce cosa provi mentre guardi un post, prima ancora che tu possa formulare un pensiero critico o scorrere oltre.

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Meta sviluppa un’IA per leggere nel pensiero: l’ultima frontiera della privacy vacilla

Meta ha presentato un’ulteriore pietra miliare nel percorso verso le interfacce cervello-computer. Il nuovo sistema di IA “Brain2Qwerty v2” sarebbe in grado, per la prima volta, di convertire i segnali cerebrali in parole e frasi intere in tempo reale, senza l’uso di elettrodi impiantati. Ufficialmente, la tecnologia persegue un obiettivo nobile: permettere a persone con gravi lesioni cerebrali o malattie neurologiche di tornare a comunicare. Tuttavia, come spesso accade, sorge una domanda fondamentale: dove finisce il progresso medico e dove inizia una tecnologia che un giorno potrebbe intervenire profondamente nella sfera privata della mente umana?

Dal laboratorio alla vita quotidiana?

La tecnologia funziona ancora solo in laboratorio. Eppure, il sistema di Meta traduce già i segnali cerebrali in parole e frasi con una precisione media del 61%. Nel caso del miglior soggetto testato, sono state riconosciute correttamente fino al 78% delle parole: un valore che dimostra la rapidità con cui questa tecnologia si sta evolvendo. Ma è proprio qui che vale la pena osservare l’evoluzione degli ultimi decenni. Un tempo i computer riempivano intere stanze. I telefoni cellulari erano grandi come valigette. L’intelligenza artificiale è stata a lungo considerata un campo di ricerca teorico. Oggi, miliardi di persone portano in tasca computer ad alte prestazioni. La domanda decisiva, quindi, non è cosa possa fare Brain2Qwerty oggi, ma dove potrebbe arrivare questa tecnologia tra dieci o vent’anni.

Dati cerebrali: i dati più intimi in assoluto

Finora, le aziende tecnologiche hanno raccolto clic, ricerche, posizioni geografiche, contatti, foto, profili di movimento e registrazioni vocali. I dati cerebrali aprirebbero una dimensione completamente nuova. A lungo termine, potrebbero consentire di trarre conclusioni su attenzione, linguaggio, emozioni o persino processi di pensiero. Per la prima volta, non verrebbe osservato solo ciò che le persone fanno o dicono, ma potenzialmente anche come pensano. Per questo motivo, gli esperti di protezione dei dati parlano già di una nuova categoria di dati personali che potrebbe richiedere una protezione speciale.

A chi appartengono i nostri pensieri?

L’idea solleva interrogativi fondamentali. Chi possederà in futuro i dati cerebrali? L’individuo stesso? Il produttore del dispositivo? Il gestore della piattaforma? O lo Stato? Ad oggi, nella maggior parte dei paesi non esistono regolamentazioni legali specifiche per la gestione dei dati neurali. Per questo motivo, da anni scienziati internazionali discutono dei cosiddetti “Neurorights”: diritti fondamentali per la protezione della privacy mentale e della libertà cognitiva.

L’aiuto medico può trasformarsi in sorveglianza

Quasi ogni nuova tecnologia nasce con uno scopo socialmente accettato. Il riconoscimento facciale doveva servire inizialmente a sbloccare gli smartphone. Le identità digitali dovevano semplificare le pratiche burocratiche. I dati sulla posizione dovevano consentire la navigazione. Oggi, le stesse tecnologie vengono utilizzate in parte per la sorveglianza di massa, la profilazione o l’identificazione biometrica. I critici mettono quindi in guardia dal considerare le interfacce cervello-computer esclusivamente nell’ottica dell’aiuto medico. Perché non appena una tecnologia esiste, emergono spesso nuovi campi di applicazione: in ambito militare, presso le autorità di sicurezza, sul posto di lavoro o nel settore commerciale.

Il prossimo livello di raccolta dati

Meta è già oggi uno dei più grandi collettori di dati al mondo. Se un giorno le interfacce cerebrali dovessero arrivare sul mercato, la raccolta dei dati potrebbe spostarsi su un livello completamente nuovo. L’idea che in futuro le aziende non sappiano solo cosa cliccano gli utenti, ma possano trarre conclusioni anche sulla loro attenzione, sulle loro reazioni o sui loro processi di pensiero, solleva notevoli preoccupazioni tra i difensori della privacy. Al momento non ci sono prove di ciò in relazione a Brain2Qwerty. La tecnologia si trova in una fase di ricerca iniziale. Tuttavia, la storia della digitalizzazione insegna che le possibilità tecniche crescono spesso più velocemente dei meccanismi di protezione legale.

Un dibattito che deve iniziare ora

Meta sottolinea che Brain2Qwerty deve aiutare le persone che hanno perso la capacità di parlare a causa di ictus, SLA o altre malattie neurologiche. Questo potenziale medico è indiscutibile. Allo stesso tempo, lo sviluppo solleva questioni che vanno ben oltre l’utilità medica. Se un giorno le macchine saranno in grado di tradurre i pensieri in linguaggio, sorge inevitabilmente la domanda successiva: chi garantisce che la stessa tecnologia non venga mai utilizzata impropriamente per leggere, salvare o analizzare i nostri pensieri più intimi? Un tale impiego non esiste ancora. Ma se la storia delle tecnologie digitali ha insegnato qualcosa, è proprio questo: ciò che diventa tecnicamente possibile, prima o poi risveglia anche interessi economici, politici e statali. Per questo motivo, il dibattito sulla protezione della privacy mentale non dovrebbe iniziare solo quando le interfacce cervello-computer saranno entrate nella vita quotidiana, ma molto prima.

Fonte: From Brain Waves to Words: Brain2Qwerty Offers a New Path to Communication Without Surgery

FONTE

NEWS Hanno costruito l’IA più potente del mondo. Sono di fronte a un mistero che non possono spiegare. Antropic, Google e Meta hanno assunto informatici, neuroscienziati e filosofi per studiare quella che alcuni nel settore pensano possa diventare una crisi morale. https://www.washingtonpost.com/technology/2026/07/01/biggest-tech-companies-are-considering-whether-chatbots-have-emotions/?utm_campaign=wp_post_most&utm_medium=email&utm_source=newsletter

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