Questa folle proposta è già stata archiviata, o almeno così spero, ma ritengo che valga la pena di riportare questa immaginazione malsana.
Il giovane ricercatore Andy Haverly del Rochester Institute of Technology (USA) ha pubblicato uno studio teorico (disponibile come preprint su arXiv) che propone di utilizzare esplosioni nucleari sotterranee negli abissi oceanici per frantumare grandi quantità di basalto. L’obiettivo è accelerare il processo naturale di assorbimento dell’anidride carbonica (CO2) per “Salvare il Mondo”.
Non è la prima volta che viene avanzata un’idea del genere, anche se l’intento dell’allora genio Edward Teller era ben diverso. Negli anni sessanta, Project Plowshare esaminò gli effetti che un’esplosione nucleare potrebbe avere sui materiali geologici sul fondale marino. Quello che Andy Haverly sta suggerendo qui è che polverizzando il basalto che compone il fondo dell’oceano, una tale esplosione potrebbe accelerare il sequestro del carbonio attraverso un processo che gli scienziati chiamano miglioramento delle intemperie di roccia, o ERW.(Enhanced Rock Weathering).
E qui occorre qualche spiegazione. Gli scienziati sanno già che l’oceano cattura una quota della CO2 presente nell’atmosfera, sequestrando quasi il 30% dei gas serra che emettiamo. Uno dei meccanismi alla base di questo processo coinvolge rocce alcaline come il basalto sul fondo del mare. Quando queste rocce entrano in contatto con acqua ricca di CO2, si dissolvono. La CO2 diventa quindi parte del carbonato (calcare) che rimane immagazzinato sul fondo dell’oceano.
Arriva la proposta di Andy Haverly che spiega, come ha calcolato la potenza di un’esplosione nucleare in grado di sequestrare l’equivalente di 30 anni di emissioni di CO2 nel basalto. Il risultato sarebbe sbalorditivo: un’esplosione dell’ordine di 81 gigatoni di TNT, equivalenti a 81 miliardi di tonnellate di tritolo, o 81.000 megatoni. È un’energia catastrofica, pari all’equivalente di oltre 1.600 volte la Bomba Tsar, l’ordigno termonucleare più potente mai testato dall’uomo.
«Non è qualcosa da prendere alla leggera», riconosce Haverly.
Studi recenti hanno già messo in dubbio ciò che l’intensificazione dell’intemperie delle rocce può realisticamente ottenere. I ricercatori hanno identificato diverse «trappole» legate alla composizione geochimica e mineralogica delle polveri di roccia che potrebbero aver portato a una sopravvalutazione dell’efficacia del metodo.
Eppure Andy Haverly rimane rassicurante. Secondo i suoi calcoli, seppellire l’ordigno nucleare sotto l’altopiano di Kerguelen nell’Oceano Meridionale, a una profondità compresa tra tre e cinque chilometri all’interno di un fondale ricco di basalto e circa sei-otto chilometri sotto la superficie dell’oceano, avrebbe mantenuto l’esplosione contenuta sott’acqua. Il basalto assorbirebbe e intrappolerebbe la maggior parte delle radiazioni a livello locale.
Haverly prevede «poca o nessuna perdita di vite umane a causa degli effetti immediati delle radiazioni». A lungo termine, riconosce che l’esplosione avrebbe «un impatto sugli esseri umani e avrebbe portato a vittime». Tuttavia, sempre secondo Haverly, questo aumento delle radiazioni equivarrebbe a «una goccia nell’oceano», dato che «ogni anno rilasciamo più radiazioni dalle centrali elettriche a carbone e abbiamo già fatto esplodere più di 2.000 dispositivi nucleari». Un altro o uno in meno, quindi, soprattutto quando il cambiamento climatico stesso minaccia almeno 30 milioni di vite entro il 2100.
Lo stesso ragionamento applica all’impatto sugli ecosistemi. Il cambiamento climatico rappresenterebbe un rischio molto maggiore per l’ecosistema globale.
Tutto ciò che rimarrebbe sarebbe raccogliere i 10 miliardi di dollari necessari per costruire la bomba.
Quando si arriva a immaginare un’esplosione nucleare di questo tipo come soluzione al cambiamento climatico, fa immaginare quanto debba essere disperato questo giovane. La disperazione di Greta è stata contagiosa.
Per fortuna sembra una proposta già “abortita” o almeno non presa in considerazione seria. Non ha sostegno scientifico, né politico, né economico.
Il fascino della bomba atomica come strumento per manipolare il clima non è una novità. E potete saperne di più qui: Ricercatori della NASA hanno simulato la guerra nucleare contro l’effetto serra.
Fonti consultati
https://arxiv.org/abs/2501.06623
https://www.futura-sciences.com/en/climate-change-this-wild-plan-would-detonate-a-nuclear-bomb-on-the-ocean-floor-to-save-the-planet_24514/
https://tech.everyeye.it/notizie/basalto-radiazioni-co-8322-insensata-soluzione-nucleare-cambiamento-climatico-805925.html
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