Un rapporto Onu evidenzia l’enorme impatto idrico dell’intelligenza artificiale, spesso ignorato rispetto alle emissioni, con rischi ambientali e sociali globali. Entro il 2030, i data center che alimentano l’intelligenza artificiale consumeranno tanta acqua quanta ne necessita l’intera popolazione dell’Africa subsahariana, cioè oltre 1,3 miliardi di persone.
È il quadro tracciato dal nuovo rapporto dell’Istituto per l’Acqua, l’Ambiente e la Salute dell’Università delle Nazioni Unite (Unu-Inweh), pubblicato in un momento in cui la corsa all’Ia è sempre più sfrenata. VEDI QUI
I DATA CENTER IA DIVORANO ELETTRICITA’ E ACQUA
Di Thomas Oysmüller
Sono le ombre del tecnocratico transumanesimo che si stendono sul paese: ovunque nascono giganteschi centri di calcolo per l’IA che consumano energia e acqua in misura finora sconosciuta.
A livello mondiale esplode la costruzione di data center dedicati all’intelligenza artificiale. Giganti tecnologici come Amazon, Microsoft, Google e Meta investono centinaia di miliardi di dollari in impianti iperscalabili destinati ad addestrare e gestire modelli di IA. Queste “fabbriche dell’IA” promettono progresso e la politica le acclama. A prescindere dal fatto che questo “progresso” sia auspicabile o meno, i centri consumano elettricità e acqua in quantità che gravano intere città o regioni.
I critici vedono in tutto ciò più che semplice infrastruttura: si genera un potere non umano che potrebbe sorvegliare e controllare masse di persone, un motivo centrale dei dibattiti transumanisti. Viene alla mente la celebre frase di Walter Benjamin: “Marx dice che le rivoluzioni sono la locomotiva della storia mondiale. Ma forse le cose stanno esattamente al contrario. Forse le rivoluzioni sono la mano del genere umano, che nel suo viaggio tira il freno d’emergenza.”
“Progresso” – che sia desiderabile o no – è anche sempre una questione politica. Ma il consumo di risorse è un dato di fatto.
Un esempio attuale e paradigmatico è il Project Rainier di Amazon nella rurale New Carlisle, Indiana (nei pressi di South Bend). Su circa 500 ettari di terreni agricoli è sorto in tempi record uno dei più grandi complessi di data center per IA al mondo. Il progetto, realizzato in collaborazione con Anthropic (sviluppatore del modello Claude), è costato inizialmente 11 miliardi di dollari. Comprende fino a 30 edifici con quasi un milione di chip AWS Trainium2 — senza hardware Nvidia.
Il fabbisogno elettrico arriva fino a 2,2 gigawatt — teoricamente sufficiente a fornire da 1 a 1,6 milioni di famiglie statunitensi. Per confronto: corrisponde al consumo di diverse città di media grandezza. Durante la fase di costruzione, secondo rapporti e autorizzazioni locali, Amazon ha potuto prelevare fino a 31 milioni di galloni (circa 117 milioni di litri) d’acqua al giorno dall’acquifero Kankakee (operazione di “dewatering” per la fossa di scavo). L’acqua è stata convogliata in un fosso e ha suscitato proteste di residenti e agricoltori, i cui pozzi e campi ne sono stati colpiti.
Rainier non è un caso isolato. Il consumo mondiale di elettricità dei data center è attualmente di circa 415 TWh (circa l’1,5% dell’elettricità globale) e dovrebbe salire entro il 2030 a circa 945 TWh — più dell’attuale consumo del Giappone. L’IA guida questa crescita: gli impianti iperscalabili per training e inference consumano fino a 30 volte più potenza rispetto ai data center classici. Un singolo grande centro per l’IA può dunque assorbire tanta elettricità quanta ne consumano 100.000 famiglie.
L’acqua è il secondo collo di bottiglia. I data center raffreddano i server con sistemi a evaporazione o indirettamente tramite centrali elettriche che producono energia. Un centro di dimensioni medie può consumare fino a 20 milioni di litri al giorno — quanto una piccola città. A livello globale il consumo d’acqua dei data center per IA potrebbe salire entro il 2030 a valori pari al fabbisogno quotidiano di centinaia di milioni di persone (rapporto ONU: fino a 9,3 trilioni di litri). Negli USA due terzi dei nuovi centri pianificati sono situati in aree soggette a siccità. Questo “fame d’acqua” ha forse qualcosa a che fare con gli avvertimenti su una carenza idrica lanciati dal WEF e dall’ONU? È un tema su cui riflettere.
Anche l’Europa non resta estranea. Con circa 3.300–3.400 data center il continente è un hotspot — la Germania guida con circa 529 impianti, seguita dal Regno Unito (523) e dalla Francia (322). L’attenzione è sulle regioni FLAP D (Francoforte, Londra, Amsterdam, Parigi, Dublino), ma il boom dell’IA si sta spostando sempre più verso i Paesi nordici (Norvegia, Svezia, Finlandia) grazie all’energia rinnovabile a basso costo e al raffreddamento naturale.
In Germania i data center consumano attualmente circa il 4% dell’elettricità (circa 20–26 TWh), a Francoforte localmente fino al 40%. La Bundesnetzagentur prevede un aumento al 10% (78–116 TWh) entro il 2037. Nuovi grandi progetti sorgono in Brandeburgo (es. 888 MW pianificati) e Meclemburgo Pomerania Anteriore. Proprio in queste regioni la politica spesso avverte del rischio di stress idrico.
In Irlanda i data center consumano già oltre il 20% dell’elettricità (nel 2024 addirittura il 22%), in alcune aree fino all’80%. Proteste si registrano anche in Spagna (“Tu nube seca mi río” — la tua cloud prosciuga il mio fiume) e in Svizzera. Microsoft, Google e altri vi costruiscono impianti iperscalabili, spesso con focus sull’addestramento dell’IA. L’UE promuove ulteriori centri ottimizzati per l’IA in Repubblica Ceca, Polonia o Paesi Bassi per ridurre la dipendenza dalle cloud statunitensi — le questioni energetiche e idriche restano irrisolte, oppure vengono scaricate sulla popolazione.
ARTICOLO ORIGINALE https://tkp.at/2026/06/09/ki-zentren-uebernehmen-strom-und-wasser/
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