Le Forze armate tedesche puntano a una mega-costellazione satellitare, ma resta aperto il nodo dei lanciatori

Simone Cantarini,

La Germania continua a rafforzare il proprio comparto della difesa e guarda con crescente attenzione anche al dominio spaziale. Berlino starebbe valutando la creazione di una vasta architettura satellitare militare, fino a 1.200 satelliti destinati alle comunicazioni, alla ricognizione e all’allerta precoce. Lo riferisce il quotidiano economico tedesco Handelsblatt, secondo cui i piani sono ancora riservati e in fase di definizione, ma coinvolgerebbero già la Bundeswehr e alcune delle principali aziende nazionali del settore aerospaziale e della difesa.

L’ipotesi si inserisce nel più ampio rafforzamento della spesa militare tedesca. Il governo guidato dal cancelliere Friedrich Merz ha lunedì 6 luglio la prima bozza del bilancio federale per il 2027, parte di una pianificazione finanziaria che si estende fino al 2030. Il progetto prevede una spesa complessiva pari a 555,4 miliardi di euro e un indebitamento di 203,6 miliardi.

Vogliamo che la Germania sia un Paese forte e resiliente alle crisi”, ha dichiarato il ministro delle Finanze Lars Klingbeil. “Per questo motivo, le priorità del bilancio 2027 sono chiare: vogliamo riportare il nostro Paese su un percorso di crescita e creare i posti di lavoro del futuro in Germania”.

Nel periodo compreso tra il 2027 e il 2030, Berlino prevede di ricorrere a prestiti per un totale di 838,2 miliardi di euro. La possibilità deriva sia dal fondo speciale per le infrastrutture sia dall’allentamento delle regole di bilancio per le spese legate alla difesa. “Stiamo investendo nella sostenibilità futura e nella capacità di innovazione, oltre che nella sicurezza e nella resilienza”, ha aggiunto Klingbeil.

Nel settore spaziale, il governo tedesco punta a mobilitare fino a 35 miliardi di euro entro il 2030 per una più ampia architettura di sicurezza. Il piano comprenderebbe capacità di comunicazione e osservazione satellitare, sistemi di allerta precoce, cybersicurezza, ridondanza delle costellazioni, infrastrutture terrestri e strumenti per rendere più sicuro e flessibile l’accesso allo spazio da parte della Bundeswehr.

L’investimento potrebbe inoltre offrire opportunità alla filiera industriale nazionale, in una fase di forte pressione per il comparto automotive e per parte della manifattura tedesca. Il riarmo spaziale viene così presentato non soltanto come una risposta alle nuove esigenze strategiche, ma anche come una possibile leva per sostenere innovazione, produzione tecnologica e occupazione qualificata.

Una nuova architettura satellitare per la Bundeswehr

L’eventuale costellazione da 1.200 satelliti rappresenterebbe un salto di scala per le capacità spaziali della Germania e, più in generale, per la difesa europea. Secondo le fonti citate da Handelsblatt, la discussione riguarda sia la configurazione del sistema sia il coinvolgimento delle aziende tedesche nella produzione, nell’integrazione tecnologica e nei lanci.

Manfred Hader, responsabile Aerospace and Defence della società di consulenza Roland Berger, ha osservato al quotidiano che “attualmente la Bundeswehr spende in media sette miliardi di euro all’anno per il settore spaziale”. Una parte significativa di queste risorse, secondo Hader, sarà necessaria anche negli anni successivi per garantire il funzionamento e il rinnovo delle capacità già programmate.

Tra i primi progetti figura SatcomBW Stufe 4, la quarta generazione delle comunicazioni satellitari della Bundeswehr. Il programma è affidato a un consorzio composto da Airbus, OHB e Rheinmetall e dovrebbe comprendere una costellazione di circa cento satelliti. L’obiettivo è rafforzare le comunicazioni militari sicure, con una maggiore resilienza rispetto a interferenze, attacchi informatici e minacce dirette alle infrastrutture spaziali.

Un secondo progetto riguarda Spock 2, acronimo di Spacesystem for Persistent Operational Tracking. Si tratta di un sistema di ricognizione satellitare destinato a fornire alle forze armate un quadro il più possibile preciso e continuo della situazione sul campo di battaglia, attraverso radar, telecamere e altri sensori avanzati.

La Bundeswehr sta discutendo con le aziende potenzialmente coinvolte la configurazione tecnica di Spock 2. Secondo quanto riportato da Handelsblatt, sarebbero in corsa tre raggruppamenti: Airbus Defence and Space e Rohde & Schwarz; Rheinmetall insieme allo specialista finlandese dei satelliti radar Iceye; OHB con Helsing e il gruppo statale norvegese della difesa Kongsberg.

Il nodo dell’architettura orbitale

Al di là del numero complessivo di satelliti, la questione centrale riguarda l’architettura della futura costellazione. È infatti la struttura del sistema a determinare quanti satelliti siano necessari, quali capacità debbano ospitare e quale modello industriale sia più adatto per svilupparli e mantenerli operativi.

Secondo gli esperti citati dal quotidiano tedesco, Berlino starebbe valutando due approcci. Il primo prevede una costellazione multisensore, con satelliti dotati contemporaneamente di funzioni di intelligence dei segnali, osservazione ottica, rilevamento a infrarossi e comunicazioni. Il secondo, invece, punterebbe su flotte separate di satelliti altamente specializzati, ciascuna dedicata a una singola missione.

La seconda opzione potrebbe offrire maggiori opportunità a start-up e piccole e medie imprese, che avrebbero spazio per sviluppare componenti specifici, sensori, software e piattaforme tecnologiche. Ma comporterebbe anche una maggiore complessità nella gestione complessiva dell’architettura, nella sicurezza dei dati e nella capacità di integrare sistemi diversi.

Un altro elemento decisivo riguarda l’orbita. Gli esperti citati da Handelsblatt ritengono che la Bundeswehr possa orientarsi verso una quota relativamente più elevata dell’orbita terrestre bassa, attorno ai 600 chilometri. Una scelta che permetterebbe di limitare la resistenza atmosferica rispetto a orbite più basse e di prolungare la vita operativa dei satelliti, pur mantenendo costi rilevanti.

A quote inferiori, infatti, l’attrito con l’atmosfera aumenta e accelera il decadimento orbitale. Ciò rende necessari rimpiazzi più frequenti, accrescendo il numero di lanci e il costo complessivo della costellazione. Anche a circa 600 chilometri, tuttavia, la gestione di un sistema tanto ampio richiederebbe un flusso costante di nuove missioni e di satelliti sostitutivi.

Il nodo dei lanciatori

Il punto più critico riguarda però la capacità europea di mettere in orbita e soprattutto mantenere nel tempo una costellazione di queste dimensioni. Secondo una fonte a conoscenza del settore, il limite non è soltanto la disponibilità di vettori, ma l’assenza in Europa di un lanciatore riutilizzabile operativo, elemento che negli Stati Uniti consente di abbattere i costi marginali e aumentare la frequenza delle missioni.

Ariane 6 rappresenta oggi il principale vettore europeo per l’accesso autonomo allo spazio, ma la sua capacità produttiva resta limitata. Nello scenario attuale, la cadenza prevista è di circa otto lanci all’anno, con missioni già in larga parte assegnate. Ogni lancio potrebbe trasportare un numero variabile di satelliti, indicativamente tra quattro e venti, a seconda della massa, delle dimensioni e dell’orbita di destinazione.

Secondo la fonte sentita da Focus Europe, una costellazione composta da 1.200 satelliti richiederebbe quindi una capacità di lancio molto superiore, oppure tempi lunghi per il dispiegamento e una forte dipendenza da vettori stranieri. La questione sarebbe ancora più rilevante nella fase di mantenimento del sistema, quando i satelliti dovranno essere sostituiti periodicamente.

La prospettiva di un razzo europeo riutilizzabile resta inoltre distante. La fonte ha osservato che il programma Ariane Next, destinato a introdurre tecnologie comparabili a quelle dei vettori riutilizzabili già disponibili negli Stati Uniti, non dovrebbe diventare operativo prima della seconda metà degli anni Trenta. Nel frattempo, l’Europa rischia di affrontare ambizioni spaziali sempre più elevate con una capacità di lancio ancora insufficiente rispetto alla scala dei programmi militari ipotizzati.

Anche le aziende tedesche attive nel settore dei micro-lanciatori presentano limiti strutturali per un progetto di queste dimensioni. Isar Aerospace di Monaco e Rocket Factory Augsburg, conosciuta come RFA, stanno sviluppando vettori con capacità nell’ordine di circa una tonnellata verso l’orbita bassa terrestre o verso orbite polari.

Si tratta di capacità potenzialmente utili per missioni dedicate, satelliti piccoli o lanci rapidi. Ma questi vettori non dispongono ancora di una consolidata esperienza operativa, sono progettati per carichi ridotti e, nelle configurazioni attualmente previste, non sono riutilizzabili. Il costo del lanciatore dovrebbe quindi essere sostenuto per ogni missione, invece di essere distribuito su molteplici riutilizzi dello stesso vettore.

Per una costellazione militare formata da satelliti più pesanti e complessi, destinati alla ricognizione, alle comunicazioni sicure o all’intelligence, questa caratteristica rischia di diventare un vincolo rilevante. Il problema non riguarda soltanto il peso dei singoli satelliti, ma anche il numero totale dei lanci necessari, la frequenza delle sostituzioni e la disponibilità di infrastrutture adatte alle diverse orbite.

Una rete da 1.200 satelliti farebbe pensare soprattutto a un’architettura in orbita terrestre bassa (Low Earth Orbit, LEO), sul modello delle grandi costellazioni commerciali e militari sviluppate negli Stati Uniti. In LEO, tuttavia, i satelliti devono essere periodicamente rimpiazzati: la durata operativa può variare sensibilmente, ma potrebbe collocarsi tra due e sette anni a seconda della quota orbitale, della massa, della propulsione e delle caratteristiche specifiche della missione.

Sempre secondo la fonte, le orbite polari, tradizionalmente impiegate per osservazione e ricognizione militare, possono essere più adatte a determinate funzioni e richiedere un numero inferiore di satelliti. Una costellazione da 1.200 unità, invece, sembrerebbe più coerente con esigenze di copertura continua, comunicazioni e ridondanza proprie di una vasta architettura LEO.

In questo scenario, la disponibilità di un sito di lancio europeo adatto assume un peso decisivo. L’Europa dispone, ad oggi, del centro spaziale di Kourou, nella Guyana francese, ma non di una base continentale pienamente attrezzata per sostenere con continuità un grande programma di lanci verso l’orbita terrestre bassa. Le piattaforme europee settentrionali sono invece più adatte a missioni verso orbite polari o sole-sincrone, tipiche dei satelliti di osservazione.

FONTE https://www.focuseurope.it/le-forze-armate-tedesche-puntano-a-una-mega-costellazione-satellitare-ma-resta-aperto-il-nodo-dei-lanciatori/

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