Intervista al giornalista investigativo, Gianni Lannes


di Geraldina Colotti

Recentemente a Roma, nel corso di un incontro nazionale, il coordinamento no nato ha presentato la sua dichiarazione programmatica, rilanciando con forza la necessità di rompere i vincoli di subordinazione militare e geopolitica che legano l’Italia agli interessi transatlantici. Un documento che analizza l’attuale congiuntura internazionale non come un insieme di conflitti isolati, ma come l’espressione di una sistematica economia di guerra globale guidata dal Pentagono, i cui costi economici e sociali vengono interamente scaricati sui popoli attraverso il taglio drastico dei bilanci sociali, della sanità e dell’istruzione.

In questa cornice di perdita della sovranità nazionale e di militarizzazione del territorio si inserisce il lavoro d’inchiesta del giornalista Gianni Lannes, fotografo e scrittore. Nei suoi scritti, Lannes ricostruisce il filo rosso che unisce la genealogia dello stragismo in Italia — in cui la manovalanza neofascista ha goduto storicamente delle coperture dei servizi segreti e della regia dei comandi NATO, come emerso dalle indagini sulla strage di Piazza della Loggia a Brescia del 1974 — fino alle dinamiche della moderna “guerra fredda” che continua a mietere vittime in tempo di pace. Nel suo ultimo volume, Abissi. Rita Evelin: la strage di pescatori nei mari d’Italia, Lannes solleva il velo sui troppi “muri di gomma” e sui depistaggi istituzionali che circondano l’affondamento di imbarcazioni civili e l’uccisione di marinai e pescatori nei mari italiani, trasformati in veri e propri cimiteri a causa di oscuri giochi di guerra ed esercitazioni militari alleate rimaste impunite.  Lo abbiamo intervistato per comprendere più a fondo i meccanismi di questa occupazione e l’urgenza di una risposta popolare coordinata e organizzata.

Gianni, vorrei iniziare da un elemento che le appartiene intimamente: il mare. Lei è un esperto subacqueo, qualcuno che conosce l’abisso non solo attraverso le carte giudiziarie o le mappe nautiche, ma per averlo attraversato fisicamente. Per chi ama il mare, l’acqua è sinonimo di vita, di orizzonte, di libertà. Cosa prova un giornalista d’inchiesta e un uomo di mare quando scopre che quell’abisso azzurro è stato militarizzato, profanato e trasformato dal complesso militare-industriale della Nato in una discarica di bombe, in un teatro di esercitazioni occulte e in una trappola mortale per i nostri lavoratori, come i pescatori del Rita Evelin o del Francesco Padre?

Già negli anni Ottanta a seguito di immersioni subacquee ho scoperto che i mari d’Italia sono un cimitero di rifiuti bellici d’ogni genere e navi appositamente affondate dalla criminalità organizzata con l’ausilio, l’avallo ed il finanziamento occulto di apparati statali come i servizi segreti (Sismi). Ho provato un profondo dolore: una ferita aperta che non si è mai rimarginata. E da allora ho iniziato a dare la caccia agli ecomafiosi e a far emergere le azioni criminali soprattutto della Nato, subendo in cambio attentati dinamitardi a ripetizione che mi hanno costretto a lasciare per qualche tempo il Belpaese. Il Mediterraneo è stato notoriamente definito il “Mare Nostrum”, ma alla luce della realtà dovrebbe essere ribattezzato il “Mare Mostrum. A partire dal 1944 e poi 1945, fino ai giorni nostri, in particolare Adriatico, Tirreno e Jonio, sono utilizzati come una gigantesca discarica bellica. Prima i nazitedeschi poi lo zio Sam, in palese violazione di norme internazionali, come ad esempio il protocollo di Ginevra del 1925 e il Trattato di Parigi del 1993, hanno gettato sui bassi fondali italiani oltre un milione di ordigni imbottiti di iprite, arsenico, sarin e infine uranio impoverito nel Mar Adriatico durante i bombardamenti dell’Alleanza atlantica in Jugoslavia. Le prove documentali ed i riscontri subacquei costituiscono prove schiaccianti. Il Mare è l’ultima grande frontiera della terra. Sebbene il curriculum come amministratore delle risorse naturali sia sconfortante per molto tempo l’umanità ha ingenuamente pensato che almeno il mare (gli oceani) fosse inviolato, al di là della capacità dell’uomo di mutare e saccheggiare. Purtroppo alla prova dei fatti questa convinzione si è dimostrata ingenua. Infatti a partire dal 1950 il mare è stato scelto da Stati, Governi e multinazionali, come il luogo naturale di seppellimento dei rifiuti più pericolosi, ovvero di scorie belliche e industriali. Anche i fiumi da allora sono stati usati come canali per occultare i reflui radioattivi. È singolare che il mare, dal quale per la prima volta è sporta la vita, è minacciato dalle attività predatorie e di dominio dell’uomo.

Al convegno contro la Nato e le basi militari il suo intervento si è concentrato proprio sul ruolo dell’imperialismo statunitense, sulle installazioni e sulle bombe negli abissi. Nel suo libro descrive una vera e propria sovranità limitata del nostro Paese: aree di tiro internazionali come la T842 a ridosso delle Marche, l’operazione Active Endeavour della Nato attiva durante il naufragio del Rita Evelin, e collisioni con sommergibili mai identificati. Dal suo osservatorio, possiamo definire i mari italiani come un vero e proprio avamposto offshore della Nato, dove la vita dei civili e il diritto internazionale vengono sacrificati in nome di guerre non dichiarate e della sottomissione geopolitica a Washington?

Li chiamano “tiri a caldo”. Nel Tirreno in prossimità della Sardegna, come attestano due documenti ufficiali della Capitaneria, di recente sono finiti in mare addirittura un missile Aster 30 (lungo 4,2 metri) e uno Stinger, entrambi sparati dal poligono interforze del Salto di Quirra. Tanti altri albergano sui fondali: la classica punta dell’iceberg. Anche nell’anno 2026, in prossimità di un’altra estate di bandierine blu elargite a chi paga meglio, basta sfogliare il Portolano della Marina Militare, gli Avvisi ai Naviganti e le numerose ordinanze della Guardia Costiera, per rendersi conto della gran quantità di ordigni di vario genere presenti in tutti i mari d’Italia trasformati in cimiteri di residuati bellici. Non c’è da considerare solo il pericolo esplosivo, ma le conseguenze dell’inquinamento sulla salute degli ecosistemi marini e dell’ignara popolazione. Perché seguitare ad usare le marine italiane – in ossequio alla Nato e agli USA – come discarica di guerra e poligono militare permanente? 

Nel caso del Rita Evelin, avvenuto nel 2006 con mare calmo e visibilità perfetta, ci sono elementi sconcertanti: i segni inequivocabili di un urto subacqueo, un finto recupero del relitto costato ottocentomila euro, persino un telegramma di cordoglio insolito di Massimo D’Alema, allora Ministro degli Esteri. Eppure, magistratura e istituzioni hanno opposto il solito muro di gomma. Come si articola, nel suo libro, la denuncia di questo sistema di insabbiamento? È la dimostrazione che di fronte alla Nato la magistratura italiana si ferma e che la difesa delle servitù militari eterodirette viene prima della verità per tre padri di famiglia morti mentre lavoravano?

Accade in Italia: giochi di guerra in tempo di pace e verità sepolta dai segreti di Stato. In Adriatico: sei pescatori assassinati nel corso di operazioni militari, non dichiarate dalla Nato e dagli Usa. A tutt’oggi: nessuna giustizia e 3 corpi insepolti. Due pescherecci italiani: l’Angelo Padre ed il Rita Evelin. Colpiti a affondati; e con loro anche la giustizia. I due relitti giacciono ancora in fondo al mare. Nel caso della barca di San Benedetto del Tronto addirittura il ministero della Giustizia ha liquidato alla Rana Diving di Marina di Ravenna e all’Ilma di Ancona ben 800 mila euro, giustificando l’ingente spesa come un recupero, però a tutti gli effetti mai effettuato. Al largo dall’Abruzzo alle Marche incombe l’area militare denominata T842, un gigantesco quadrilatero che ha assunto da decenni la forma di un buco nero, come attesta la mappa nautica numero 1050, edita dall’Istituto idrografico della Marina di Genova, vale a dire una carta ufficiale dello Stato italiano. Sia per l’Angelo Padre che per il Rita Evelin le Autorità giudiziarie e le rispettive Direzioni Marittime (Pescara ed Ancona) negano ai familiari delle vittime l’accesso ed il rilascio degli atti, in particolare le video riprese subacquee, come nel caso specifico del Tribunale di Ascoli Piceno, che motiva il diniego con l’assurdo pretesto della presenza di amianto negli archivi della locale Procura della Repubblica. Incidenti? Colpa del mare? Dal 1948: esplosioni, speronamenti e collisioni attorno allo Stivale. Risultato? Omicidi seriali ovvero stragi e poi insabbiamenti istituzionali e muri di gomma. In Italia la scia di sangue degli inermi pescatori è costellata di innumerevoli e spesso sconosciute tragedie con pescherecci affondati durante azioni militari che hanno provocato la morte dei malcapitati lavoratori. Ecco un telegrafico elenco: Carla (11 dicembre 1948), Malfizia (28 febbraio 1957), Martinsicuro II (28 maggio 1973), Francesco Padre (15 ottobre 1978), Socrate (1980), Ben Hur (25 giugno 1981), Agostino Padre (2 marzo 1982), Prudentia (27 marzo 1982), Angelo Padre (5 aprile 1982), Aurora (19 novembre 1986), Massimo Garau (16 febbraio 1987), Tiziano (24 ottobre 1989), Jachino Sferlazzo (1990), San Cosimo II (12 dicembre 1991), Francesco Padre (4 novembre 1994), Albatros (13 novembre 1995), Alfiere (7 ottobre 2001), Prometeo (4 luglio 2002), Goldrake (29 marzo 2006), Vito Padre (30 maggio 2006), Rita Evelin (26 ottobre 2006), Maria Cristina (17 dicembre 2006), Azimut (11 gennaio 2012), Francesco Gancitano (2014), Nuova Iside (2019). Alla voce: fantasmi. A proposito di prove e riscontri, emergono almeno due casi documentati di sommergibili e sottomarini che hanno quasi affondato le barche da pesca: Il Buon Federico investito il 20 gennaio 1985 dal sommergibile Fecia di Cossato nel Mar Ligure, mentre il San Pietro di Monopoli in data 22 giugno 2001, al largo di Brindisi, ha rischiato di essere trascinato sul fondo dal sottomarino NR-1 battente bandiera USA. La guerra calda o fredda, soprattutto nel Mediterraneo non è mai terminata, come attestano i frequenti “incidenti” in cui hanno hanno perso la vita tanti pescatori durante il lavoro nei mari che circondano il Belpaese. L’Italia non solo è stata trasformata dagli alleati statunitensi in una portaerei sempre pronta alle aggressioni di guerra, ma addirittura in un gigantesco poligono con servitù militari permanenti che rendono pericolosa la navigazione e la pesca. Basta leggere il Portolano della Marina Militare per rendersi conto del rischio costante che attenta alla vita umana anche in tempo di pace. In ogi caso: le stragi non vanno mai in prescrizione in uno Stato di diritto. Purtroppo l’Italia è a tutti gli effetti, una colonia sotto il controllo di Washington. Perché mai a Palazzo Chigi e al Quirinale albergano due uffici della Nato?

Nelle sue inchieste emerge chiaramente come il coinvolgimento dei governi italiani nella macchina da guerra atlantica sia trasversale e di lunghissima data, dall’epoca del Rita Evelin fino ai giorni nostri. Di recente abbiamo assistito alle ennesime smentite, fasulle, e ai giochi di prestigio contabili per nascondere l’aumento vertiginoso degli investimenti militari, mentre si tagliano la sanità e i servizi sociali alla popolazione. Quali mire concrete si agitano oggi da parte del complesso militare-industriale sull’Italia e come si strutturano le complicità della nostra classe politica per blindare queste scelte criminali a scapito dei lavoratori?

I politicanti tricolore di ogni colorazione sono palesemente succubi del complesso militar-industriale statunitense, basta vedere chi presenzia immancabilmente alle feste dell’ambasciata di via Veneto a Roma. Il parterre va da Giorgia Meloni al collezionista di busti mussoliniani La Russa, da Conte a Renzi, Salvini e così via. In effetti, l’Italia è priva di qualsivoglia indipendenza politica, militare ed economica prova ne sia la totale subordinazione all’imperialismo atlantico. In Italia vedo professionisti del potere sedere nei consigli di amministrazione di banche che hanno concesso crediti alle aziende di cui sono azionisti. Ho visto le loro aziende acquistare azioni delle banche che li hanno finanziati. Ho visto banchieri che fanno gli editori, industriali che fanno i ministri, ministri che affidano appalti alle loro aziende, notai e avvocati che votano in Parlamento leggi che riguardano i loro albi professionali, mass media impegnati in campagne a sostegno dei progetti delle società che li controllano, altri che sferrano attacchi ai loro concorrenti controllati da aziende avversarie. Il sistema nelle grinfie dei potenti italidioti per conto terzi, sopravvive in una condizione permanente di conflitti d’interessi multipli.

L’Italia ha una posizione geostrategica cruciale nel Mediterraneo, che la Nato sfrutta come una gigantesca portaerei naturale. Nelle sue ricerche mette spesso in guardia sulla riconversione delle nostre infrastrutture civili per scopi bellici. Vorrei chiederle in particolare qual è oggi il ruolo dei porti italiani in questa logistica di guerra e cosa si nasconde dietro i grandi progetti infrastrutturali nell’area meridionale, a partire dallo Stretto di Messina. Quell’area sta diventando un fulcro logistico per la proiezione delle forze atlantiche e per il transito di sottomarini e unità navali?

Nel corso degli anni a partire dalla fine della seconda guerra mondiale, l’Italia, col beneplacito dei governanti e annessi “oppositori” parlamentari tricolore, è stata trasformata dai cosiddetti “alleati” a stelle e strisce”, in un gigantesco hub militare. La Sesta flotta Usa ad armamento e propulsione atomica, non solo alberga stabilmente in almeno 12 porti principali italiani, a partire da Trieste dove non esistono piani di sicurezza per l’ignara popolazione civile, ma seguita a giocare alla guerra anche in prossimità dello Stivale, isole maggiori e minori incluse. Il famigerato Ponte sullo Stretto, porta già il timbro militare come attestano i documenti ufficiali spacciati per progettuali. A proposito: i fondali dello Stretto di Messina pullulano di ordigni inesplosi targati Germania, Usa, Italia, Regno Unito; insomma un serio impedimento da tenere in considerazione per impedire la realizzazione di un delitto ambientale.

Nel marzo del 2025 Google ha oscurato il suo storico blog Su la testa!, un atto di aperta censura all’interno di quella guerra cognitiva volta a mettere a tacere chi smonta la propaganda bellica. Nonostante questo attacco, la sua ricerca sul campo non si ferma. Su quali fronti e su quali inchieste sta lavorando in questo momento per continuare a restituire verità e memoria storica alle comunità e al blocco popolare che resiste?

Attualmente sono impegnato nella realizzazione del libro d’inchiesta Mare Mostrum e di un docufilm che racconta l’Italia sottomessa che va alla guerra. La verità si può nascondere, ferire ma non uccidere. Quando si va a cercarla viene a galla e libera tutti.

Dal 6 luglio, è in corso in Turchia il vertice Nato. Cosa può aspettarsi questa Europa dei banchieri e degli armaioli e quali scenari si possono immaginare nel contesto geopolitico mondiale?

Dall’ennesimo vertice Nato non giungerà nulla di buono, se non la predisposizione di una terza guerra mondiale. Conti alla mano: la cosiddetta “strategia” italiana si basa sulla “clausola di salvaguardia” per avere più risorse economiche per la difesa (guerra). Il governino Meloni conferma la sua linea rispetto alle ingenti spese militari; anche rispetto al dibattito che si è animato (si fa per dire) sulla volontà o meno di accedere asi fondi europei Safe (15 miliardi di euro in prestito, che dovrà pagare il disinformato popolo italiano), in realtà la chiave dell’ennesima operazione truffaldina è la clausola di salvaguardia (”escape clause”), vale a dire la possibilità di derogare al patto di stabilità europeo per le spese di belliche e anche su quelle per l’energia, come richiesto e ottenuto dall’Italia a Bruxelles. Ci sarà dunque una deroga al patto dell’1,5 per cento per tre anni: per quanto concerne al difesa si tratta di 6,5 miliardi di euro in più per il 2027 e 13 miliardi per il 2028. Del resto, proprio qualche giorno fa, l’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, presidente del comitato militare Nato che invoca “la guerra ibrida”, ha dichiarato pubblicamente e senza vergogna quanto segue: «Armarci è una necessità. Più investimenti per una Nato 3.0». Morte, distruzione, annientamento della vita in Iran e Libano, ma al contempo 47,4 miliardi di dollari in un solo trimestre per le banche d’affari nordamericane. Dopo un mese di guerra l’azionariato di Goldman Sachs ha incassato utili per 5,3 miliardi. Le 100 maggiori compagnie degli idrocarburi (petrolio e gas: Saudi Aramco, Gazprom, Rosneft, Lukoil, Exxon-Mobil, Shell, Chevron, Eni) hanno generato oltre 30 milioni di dollari l’ora in profitti extra nel primo mese della guerra scatenata da Netanyahu e Trump. A perdere la vita: migliaia di inermi civili, soprattutto i bambini. A brindare ci sono anche le banche d’affari statunitensi: JP Morgan, Goldman Sachs, Banck of America, Citi, Morgan Stanley e Wells hanno accumulato appena 47, 4 miliardi di dollari di profitti nel solo primo trimestre 2026. Conseguenze dirette nell’Unione europea delle rane bollite: carburanti sempre più cari e bollette stratosferiche di luce e gas per la popolazione, soprattutto in Italia, dove l’inquilina di Palazzo Chigi (Giorgia Meloni) ha di fatto appoggiato dal 7 ottobre 2023 il genocidio in Palestina e le stragi in Libano. 

Con l’arrivo di Trump abbiamo assistito a un ulteriore giro di vite al rialzo nella militarizzazione dei mari e dei cieli e nell’aggressione diretta a stati sovrani, necessaria a un furto delle risorse non più mascherato da “intervento umanitario” come nel sequestro del presidente Venezuelano Nicolas Maduro e della deputata Cilia Flores, sua moglie. Qual è la sua analisi?

Dal Mediterraneo all’Atlantico: miracoli elettromagnetici del pericoloso sistema 5G. Mai vista Giorgia più sdraiata di così a Trump: il decreto 2 ottobre 2025, a firma della Meloni è davvero incredibile e dovrebbe far tremare chi ha a cuore l’indipendenza e la sovranità ormai trapassata dell’Italia nell’oscura era neofascista, con un esecutivo che spia i giornalisti usando mezzi di intelligence (software) israeliana. Comunque, mai nessun inquilino di Palazzo Chigi si era mai genuflesso tanto alla White House, neanche Berlusconi. Il telecomandato governino tricolore con un potente segnale wireless che taglia tutto il Belpaese, sbatte fuori la Cina e apre soprattutto agli States. Si tratta di un canale preferenziale per le aziende di nazioni appartenenti all’onnipresente Nato e alla Ue, che ambiscono a gestire la rete italiana. L’accordo era stato stabilito nel chiuso della White House lo scorso aprile. Un comunicato congiunto rivela qual è il patto politico siglato. Una lunga lista di impegni bilaterali. Di essi ne spicca uno, sotto il capitolo “Cooperazione tecnologica fra Stati Uniti e Italia”: “Entrambi i Paesi riconoscono la necessità di proteggere la nostra infrastruttura e le nostre tecnologie nazionali critiche e sensibili e per questo ci impegniamo a fare ricorso solo a fornitori affidabili in queste reti”. Non è tutto: “Non c’è fiducia più alta della nostra alleanza strategica e perciò non ci può essere alcuna discriminazione quando si parla di fornitori italiani e americani”. Dalle parole scritte ai fatti. Un primo decretino a cui gli uffici del primo ministro e del sottosegretario Alfredo Mantovano sotto traccia da tempo, viene pubblicato due settimane dopo la seduta di gabinetto nello studio ovale. Si tratta di una corsia privilegiata negli appalti pubblici: dagli scanner aeroportuali alle telecamere di sicurezza e i programmi di cybersicurezza. Adesso la Meloni in veste di Presidente del Consiglio aggiunge il piatto più succulento che genera miliardi di euro nel fatturato dei beneficiari: “Ritenuto, nell’attuale contesto geopolitico, di includere i servizi e i sistemi di telefonia mobile 4G e 5G (in versione sia stand-alone che non stand-alone), e successive evoluzioni tecnologiche” nella lista di tecnologie “schermate”, l’Italia prevede anche per questo mercato “criteri di premialità per le proposte o per le offerte che contemplino l’uso di tecnologie di cybersicurezza italiane o di Paesi appartenenti all’Unione europea o di Paesi aderenti all’Alleanza atlantica (NATO)”. Quanto al sequestro di Maduro e Flores, si tratta con innegabile evidenza di un crimine ingiustificabile. Ma chi è mai Donald Trump per seguitare impunemente a sconvolgere il mondo? Quando sarà arrestato e processato questo predatore seriale in salsa criminale?

FONTE https://www.lantidiplomatico.it/dettnews

BIOGRAFIA GIANNI LANNES

IL TRATTATO SULLA TUTELA DEGLI OCEANI È ENTRATO IN VIGORE, SENZA LA FIRMA DELL’ ITALIA

IMPORTANTE!: Il materiale presente in questo sito (ove non ci siano avvisi particolari) può essere copiato e redistribuito, purché venga citata la fonte. NoGeoingegneria non si assume alcuna responsabilità per gli articoli e il materiale ripubblicato.Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001.