Un breve riassunto

Questo articolo analizza l’aumento massiccio dei finanziamenti per la ricerca sul geoengineering stratosferico, in particolare l’Iniezione di Aerosol Stratosferici (SAI), un approccio di Solar Radiation Management (SRM) che prevede la dispersione di particelle riflettenti per riflettere la luce solare. Nel 2025, i fondi per SRM sono triplicati rispetto al 2024, con un ruolo dominante del settore privato guidato da miliardari tech e finanza, nonostante rischi come danni all’ozono, agricoltura, precipitazioni e “termination shock”.

Aumento dei finanziamenti

  • Il finanziamento complessivo per la SRM è aumentato di quasi tre volte nel 2025, con una quota preponderante di fondi pubblici.

  • Fondi privati/filantropici hanno raggiunto livelli record:

    • Simons Foundation: 50 milioni di dollari per 14 progetti SAI (fino al 2029).

    • Quadrature Climate Foundation: circa 37 milioni di euro in tre anni, più 5 milioni di dollari all’Università di Chicago.

    • Reflective: finanzia modellizzazioni SAI, soprattutto vicino ai poli.

  • Fondi pubblici rilevanti:

    • UK ARIA (Advanced Research & Invention Agency): 57 milioni di sterline per il programma “Climate Cooling”, che finanzia diversi progetti SAI.

    • NERC (UK): 10,5 milioni di sterline per un programma quinquennale su modellazioni SAI e Marine Cloud Brightening.

    • Altri contributi da ESA, Svizzera, ecc.

Progetti e aziende più citati

  • Stardust Solutions (start-up USA-Israele): ha raccolto 60 milioni di dollari nel 2025 (il round più grande di sempre per SRM) per condurre prove sul campo con aerei a 18 km di quota a partire dal 2026.

  • Make Sunsets (USA): azienda che vende “crediti di raffreddamento” tramite palloni che rilasciano SO₂; ha già effettuato oltre 200 rilasci e ha brevettato il sistema.

  • Degrees Initiative: finanzia ricerca nei paesi del Sud Globale (35 team, molti studi su SAI) per favorire la partecipazione di scienziati del Sud, ma l’articolo critica l’uso di scenari climatici estremi (come RCP8.5) che potrebbero distorcere i risultati.

Critiche e preoccupazioni dell’articolo

I principali punti sollevati sono:

  • Rischi enormi: danni alla salute, all’ozono, agli ecosistemi, ai regimi delle piogge, ai raccolti agricoli e il cosiddetto “termination shock” (riscaldamento rapidissimo se si interrompe improvvisamente l’intervento).

  • Distrazione dalle vere soluzioni: la SAI viene vista come un “quick fix” che rischia di far diminuire gli sforzi per ridurre le emissioni di gas serra.

  • Bias dei finanziatori: molti fondi provengono da filantropi legati a tech e finanza, e c’è il rischio di commercializzazione prematura.

  • Problemi di giustizia climatica: le decisioni verrebbero prese principalmente da paesi ricchi del Nord Globale, mentre gli impatti (positivi o negativi) colpirebbero soprattutto il Sud Globale. Viene citata l’opposizione di ministri africani (AMCEN) e di movimenti giovanili.

  • Uso strumentale del concetto di “tipping points” (punti di non ritorno) per giustificare la ricerca.

Conclusione dell’articolo

L’autore vede questo boom di finanziamenti come una normalizzazione pericolosa della geoingegneria stratosferica.

L’articolo dettagliato è disponibile qui: https://www.geoengineeringmonitor.org/geoengineering-the-stratosphere

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