Un testimone diretto della “Guerra Meteorologica” in Vietnam
Ben Livingston è una delle figure più singolari della storia della modifica del tempo. Aviatore navale, fisico delle nubi, pilota di caccia e pioniere del cloud seeding militare, è conosciuto online come “The Father of Weaponized Weather” – il padre della meteorologia trasformata in arma.
Entrato nella US Navy nel 1946, Livingston prestò servizio per 23 anni, ritirandosi nel 1969 con il grado di Commander. Accumulò quasi 20.000 ore di volo, pilotando sia velivoli ad elica che caccia-bombardieri a reazione, e attraversò centinaia di tifoni e uragani in qualità di meteorologo di volo e “hurricane hunter”.
Laureato in Meteorologia e in possesso di un Master in Cloud Physics conseguito presso la Navy Postgraduate School, fu tra i primi a comprendere e applicare su scala operativa le tecniche di inseminazione delle nuvole con ioduro d’argento. Durante la guerra del Vietnam partecipò a un programma top-secret di modifica meteorologica il cui obiettivo era estendere artificialmente la stagione dei monsoni e rendere impraticabili le piste di rifornimento del Viet Cong, in particolare la famosa pista Ho Chi Minh. Secondo le sue stesse testimonianze, fu la prima persona al mondo a guardare una nuvola con l’intenzione esplicita di farle produrre danni militari.
Per il suo contributo a questo progetto ricevette la Navy Commendation Medal, firmata dal Segretario della Marina Paul H. Nitze, con una motivazione che parla esplicitamente di «sviluppo di una capacità di combattimento unica e di grande importanza per gli Stati Uniti».
In precedenza gli era stata conferita anche l’Air Medal per azioni di combattimento nel Sud-est asiatico tra settembre e ottobre 1966. Dopo il rientro dagli incarichi operativi, fu nominato comandante facente funzione del Naval Weapons Center di Corona (California), dove tra l’altro redasse un ambizioso piano per il controllo del tempo su scala globale. La sua lunga carriera – che spaziò dalla ricerca pura all’applicazione militare, fino all’imprenditoria civile nel settore meteo e agricolo – fa di Ben Livingston un testimone unico e prezioso della guerra in Vietnam.
Maria Heibel
FONTE
Riferimento bibliografico https://www.legacy.com/us/obituaries/mrt/name/waylon-livingston-obituary?id=38356670
TRADUZIONE DELL’INTERVISTA
Ben Livingston – Il padre delle armi meteorologiche
Mi chiamo Ben Livingston. Sono la prima persona al mondo ad aver mai guardato una nuvola con l’intenzione di farle fare danni militari. Posso dirlo con certezza, perché l’ho fatto diverse volte prima che chiunque altro ci riuscisse. Queste nuvole che stiamo guardando si trovavano nella parte meridionale del Vietnam del Nord. Avevamo bisogno di far piovere sulla pista Ho Chi Minh e sulla Highway One, ma non c’erano nuvole vere e proprie. Era la fine della stagione dei monsoni e c’erano solo questi piccoli cumuli che arrivavano a malapena al livello di congelamento.Inserendo una piccola quantità di ioduro d’argento al loro interno, siamo riusciti a farle aggregare e iniziare a svilupparsi. Una volta che cominciavano a crescere, ci concentravamo sulla torre più grande del gruppo finché, in pochissimo tempo, ottenevamo nuvole imponenti.Questa nuvola, dall’inizio alla fine della pioggia, ha scaricato poco più di 14 pollici di precipitazioni (circa 35 cm). Ha letteralmente lavato via tutte le strade. C’era anche un ponte attaccato a una montagna che i bombardamenti non erano riusciti a distruggere: la pioggia torrenziale ha gonfiato il fiume e ha portato via anche quello.Era il 13 ottobre. Queste che vedete sono le unità di dispersione per il cloud seeding montate sui lati dei C-130. Ogni dispensatore conteneva 52 unità.Sui nostri F-4 Phantom le avevamo camuffate in modo che sembrassero parte normale dell’aereo.
Sì, le ho pilotate anch’io. Ho volato sugli F-4 per circa sette anni.
Questi invece erano i nostri aerei privati, quelli della mia compagnia di voli commerciali: un Duke, un turbocharged Duke, un 310 e un turbo 210. Abbiamo costruito le flare e le abbiamo integrate nelle ali in modo da creare la minima resistenza aerodinamica possibile.Queste sono le cartucce pirotecniche che tagliavamo in sezioni e innescavamo in modo da poterle far bruciare intere, a coppie, dimezzate, in tre pezzi o in cinque. Anche se vengono rilasciate in verticale, funzionano essenzialmente come dispositivi di seeding orizzontale.È così che riuscivamo a far funzionare le nuvole in Vietnam: prendevamo una piccola porzione di pirotecnico, volavamo accanto alla nuvola e la sfioravamo appena con una parte, senza farla esplodere o disintegrare.Invece, su nuvole grandi come Carla o Rita, potevamo volare a 350 miglia orarie rilasciando una cartuccia ogni 200-300 metri, seminando così l’intera area in orizzontale. In quel caso la cima della nuvola veniva letteralmente spazzata via. Siamo stati i primi a volare dentro gli uragani con lo scopo di modificarli: era il Project Storm Fury.
A un certo punto ero diventato estremamente fiducioso che potessimo fare praticamente quello che volevamo con un uragano. Il progetto Storm Fury era partito nel 1961 e aveva già condotto due esperimenti, nel ’61 e nel ’63. Nel 1964, quando arrivai io, scrissi il piano operativo e preparai una traccia e una missione dettagliata per ogni volo degli esperimenti di cloud seeding sugli uragani. Avevamo documentazione di tutto.I risultati iniziali furono molto positivi. Il rapporto diceva che avremmo dovuto prendere in considerazione l’idea di ridurre i danni degli uragani, soprattutto se uno si dirigeva dritto verso Miami. A quel punto però il progetto divenne un pallone politico. Da una parte c’erano quelli che volevano continuare con la riduzione dei danni, dall’altra chi voleva solo ricerca pura e meno ingegneria applicata. Questi ultimi riuscirono a far uccidere il progetto Storm Fury. Costruirono una barriera artificiale: stabilirono che un uragano, per poter essere seminato, doveva prima passare per una certa zona geografica che io chiamo “l’area dell’improbabilità”. In cento anni di storia nessun uragano che era passato da lì aveva mai raggiunto terra.
Per circa dieci anni nessun uragano passò da quella zona. A quel punto i ricercatori che non volevano spendere soldi per la ricognizione aerea dissero che era troppo costoso aspettare ancora e cancellarono definitivamente il progetto.Sono terribilmente deluso che il governo abbia deciso tanto tempo fa di abbandonare la riduzione dei danni da uragani.Possono parlare quanto vogliono di dati scientificamente rigorosi, dell’incapacità degli aerei civili di raccogliere certi dati, e sminuire l’osservazione empirica fatta guardando fuori dal finestrino o gli strumenti di bordo. Ma per modificare il tempo e sapere che lo stai modificando, devi avere strumentazione e documentazione. Il mio lavoro è sempre stato progettare e costruire apparecchiature che documentassero i cambiamenti atmosferici. Quando prendi una nuvola che la natura o Dio ti ha fornito e la modifichi, il motivo per cui normalmente non si espande da sola è che c’è tanta umidità ma mancano i nuclei. Non c’è niente a cui l’umidità possa attaccarsi.
Quando fornisci nuclei di ioduro d’argento, l’acqua si condensa su di essi e, nel farlo, rilascia calore. Quel calore fa salire tutto. Se produci abbastanza nuclei nei punti giusti della nuvola, non c’è praticamente limite a quanto velocemente e quanto in alto potrà crescere, perché continua a rilasciare calore mentre sale. I nuclei sono piccolissimi e vengono emessi da queste flare. L’acqua li attira, si condensa e rilascia il cosiddetto calore latente di condensazione. A quel punto l’intera massa inizia a salire. Se invece vuoi uccidere una nuvola, sali nella zona dove c’è forte wind shear verticale, fornisci i nuclei sopra il livello dove si stanno formando le gocce di pioggia. Essendo leggerissimi, il vento li spazza via portandosi via la cima della nuvola. A quel punto non c’è più possibilità di coalescenza o nucleazione.I capi di stato maggiore da tempo desideravano un modo per rallentare i camion sulla pista Ho Chi Minh. Fu così che consigliai loro che avevamo un potenziale sistema d’arma.
Mi fu chiesto di organizzare un’operazione top secret per andare in Vietnam e vedere se riuscivamo a far piovere di più come operazione militare. Tutte le strade laggiù erano sterrate: quando pioveva creavano enormi problemi. Durante la stagione dei monsoni c’era così tanta acqua che i camion non riuscivano quasi a muoversi. La nostra missione era far piovere durante la stagione secca. In quel giorno particolare le nuvole erano molto piccole. Non c’erano grandi temporali o nulla del genere. Scelsi una nuvola che stava praticamente da sola, circondata da diversi piccoli cumuli. Parliamo di nuvole che arrivavano a malapena al livello di congelamento, ma non erano abbastanza alte da svilupparsi da sole. Ne “adottai” una e la curai finché non la feci crescere ben oltre il livello di congelamento. A quel punto la nuvola sviluppò una forte attività convettiva e cominciò a risucchiare dentro di sé le altre nuvole vicine, crescendo sempre di più. Feci una serie di fotografie e la seguii per 41 minuti. Alla fine di quei 41 minuti eravamo saliti oltre i 65.000 piedi (quasi 20 km) e ancora non riuscivamo a raggiungere la cima della nuvola. Capimmo di avere tra le mani un vero mostro.La mattina dopo avevamo lavato via tutto ciò che c’era e provocato ingenti danni.
Ma dal punto di vista militare fu un successo straordinario: avevamo bloccato le strade usando solo due persone, io e un civile. Conduciamo quell’operazione con aerei militari, soprattutto del Corpo dei Marines, e poco dopo iniziammo a coinvolgere anche l’US Air Force.In realtà cominciammo il 3 o 4 settembre e già al 13 ottobre avevamo provocato un paio di tempeste che avevano letteralmente spazzato via ponti. I risultati furono così buoni che fui chiamato a Saigon per fare un briefing ai generali dell’Aeronautica e dell’Esercito. Loro mi suggerirono di andare a Washington a riferire personalmente al Presidente Johnson.Erano entusiasti, ma non avevano l’autorizzazione per usare questa tecnologia come arma militare. Io ero lì con una classificazione top secret, come progetto di ricerca. È per questo che riuscimmo a condurre la missione senza che la comunità internazionale venisse a sapere cosa stavamo facendo e come. L’operazione rimase top secret per molto tempo. La prima volta che se ne parlò pubblicamente fu nel 1972: fu allora che il Congresso ne venne a conoscenza.Quindi, come vedi, per tanti anni non era una cosa che tutti sapevano.«
Deve farti sentire bene essere il padre di tutto questo. Sei stato il primo a usare le armi meteorologiche.»
Beh, diciamo di sì.
E per quanto ne sappiamo, è stata l’unica volta che sono state usate?
Quel progetto continuò fino al 1972, quando uscimmo dal Vietnam, e l’Aeronautica lo portò avanti ancora per un po’.
Ma fu usato solo in Vietnam? Mai da nessun’altra parte?
Sì, solo lì. Non abbiamo mai avuto la necessità di usarlo altrove, per quanto io ricordi.Però potrebbe essere usato ovunque.
Hai mai fatto test negli Stati Uniti?
Oh sì, tantissimi.
Eri il comandante di quale base?
Ero il comandante facente funzione del Corona Naval Weapons Research Center.
Lì lavoravano su molte più cose oltre alle armi meteorologiche, vero?
Certo. Ma il mio contributo principale a Corona fu scrivere un piano per il controllo e la modifica del tempo su scala mondiale.In qualsiasi momento avremmo potuto inviare un certo numero di aerei con i materiali e le apparecchiature di dispersione che avevamo e probabilmente controllare il tempo su tutto il pianeta.
Perché? Perché, come hai detto, si trova su sette grandi linee di fronte?
Esistono da cinque a sette grandi trough (aree allungate di bassa pressione alle quote medie) intorno al mondo in qualsiasi momento. Si muovono ondulando, avanti e indietro, come onde oceaniche. E associata a ciascuna di queste c’è sempre una linea di fronte dove si concentrano tutti i temporali. Con pochi aerei posizionati nei punti giusti, potevi correre lungo quella linea di temporali e farci praticamente quello che volevi.Questo articolo è tratto dalla rivista Science di giugno 1974. Fu quando il Senato venne a sapere che qualcosa era successo in Vietnam di cui non erano stati informati e volle sapere tutto. È interessante notare che il progetto era finito nel 1972. Era iniziato nel 1966. Questo ti fa capire il livello di segretezza.
Il senatore Pell era un tipo piuttosto aggressivo con chi faceva cose che il Senato non sapeva. Ne venne a conoscenza, chiese un briefing e un colonnello dell’Aeronautica andò a riferire alla sua commissione. Disse che l’operazione era in corso, in configurazione di ricerca, dal 1966 fino a quel momento. Il Presidente Johnson fu molto cordiale. Risultò che aveva conosciuto mio padre, quindi ci fu un piccolo momento di “ritorno a casa” di qualche minuto. Poi mi chiese cosa stessi facendo, mi disse che aveva letto i rapporti e che era stato aggiornato su ciò che facevamo e su come lo facevamo. Mi chiese la mia opinione e se pensavo che potessimo continuare. Risposi: «Non vedo nessuna ragione per cui non possiamo continuare, perché avremo lo stesso tipo di tempo anche a marzo dell’anno prossimo. Possiamo seminare le nuvole e far piovere direttamente dentro il sistema monsonico, estendendo così la stagione dei monsoni ben oltre la fine di agosto, forse fino alla prima settimana di novembre». Non disse molto, se non che trovava piuttosto strano (per usare un eufemismo) che con un po’ di modifica del tempo si potesse cambiare l’intero clima di un Paese. Quando tornai negli Stati Uniti e ebbi di nuovo tempo per occuparmi di modifica del tempo, ripresi il mio ruolo di membro militare del comitato consultivo del Project Storm Fury.
Senza rivelare nulla di classificato, puoi raccontarci qualcosa sui test che avete fatto a China Lake?
A China Lake avevamo diversi produttori di dispositivi per il cloud seeding. Avevamo rese diverse, tempi di combustione diversi, a seconda di quanto velocemente volevamo immettere i nuclei. Testavamo tutto lì.Sceglievamo una nuvola in mezzo al deserto. Avevamo un poligono di prova di 100 miglia che apparteneva al centro di ricerca sulle armi. Prendevamo un temporale e facevamo con lui quello che volevamo. Nel 1969 avevamo gli aerei più avanzati dello stato dell’arte e anche velivoli equipaggiati per immettere ioduro d’argento dentro gli uragani.L’ipotesi su come farlo era stata sviluppata dalla dottoressa Joanne Simpson e da suo marito, il dottor Robert Simpson, che per molti anni fu direttore del Project Storm Fury. Seguimmo la sua ipotesi, secondo cui seminando un numero sufficiente di nuvole nel quadrante anteriore destro di un uragano (dove si trovano le celle energetiche), si poteva formare un secondo occhio o, come minimo, ingrandire molto quello esistente, riducendo così la velocità del vento.
Ci può ricordare esattamente chi è il dottor Robert Simpson?
All’epoca in cui iniziò il Project Storm Fury era a capo dello United States Weather Bureau. Con i fondi stanziati per il progetto fu creata una nuova entità governativa chiamata National Hurricane Research Center, di cui il dottor Bob Simpson divenne direttore.È una figura di primissimo piano, come lo è sua moglie Joanne. L’estate scorsa ho partecipato alla cerimonia in cui è stata inserita nella Wall of Fame del National Center for Atmospheric Research: il suo nome è stato messo tra quelli dei cinque scienziati più importanti del XX secolo negli Stati Uniti.Proprio sua moglie Joanne fu a capo del Project Storm Fury per i due anni in cui lavorai con lei.
E qui dicono che i risultati sono conclusivi. Allora perché non stiamo salvando centinaia di milioni di dollari e migliaia di vite umane?
Questo deve essere messo in pratica.
Il libro Hurricane Watch è molto importante perché è stato scritto da un ex direttore del National Hurricane Center, una persona con un’esperienza immensa in questo campo. Tra l’altro, nel 1964 ho portato il dottor Bob Sheets sul suo primo volo dentro un uragano. Nel libro ha documentato ogni tempesta, il suo background, cosa è stato fatto e i risultati. Ha anche parlato del dottor Bob Simpson, definendolo la persona che ha avuto il maggiore impatto sulla ricerca e sulle previsioni degli uragani in assoluto. La seconda persona più importante in questo campo è sua moglie, la dottoressa Joanne Simpson.
Ben, cosa rispondi a chi dice che interferire con un uragano potrebbe causare conseguenze indesiderate, come se quell’energia dovesse per forza andare da qualche parte?
Quell’energia può semplicemente scaricarsi nell’oceano come acqua fredda, disperdersi e soffiare sull’oceano senza colpire luoghi abitati. E se ci fossero conseguenze indesiderate, ce ne accorgeremmo entro un’ora dal seeding. Avremmo giorni di tempo per correggere il tiro. Nel modo in cui avevamo pianificato, lavoravamo su un uragano solo per due giorni. Dal Vietnam in poi, sembra che sappiate esattamente come neutralizzarli. Per l’operazione che speravamo di fare l’autunno scorso ho scritto un piano di volo per ogni missione: distanza, numero di flare e quantità statistica di nuclei da disperdere. Non misuriamo queste cartucce in tonnellate, ma in mezze libbre. Un dispositivo contiene 14 grammi di ioduro d’argento, pesa circa un terzo di libbra e 400 di questi pesano circa 54 kg. Un uragano ha decine di celle energetiche, simili ai pistoni di un motore. Noi sappiamo dove sono, cosa le alimenta e abbiamo i materiali per alterarle e ridurre la velocità massima del vento in superficie.Il 18 agosto 1969 l’uragano Debbie fu seminato cinque volte a intervalli di due ore: la velocità del vento scese da 115 a 80 miglia orarie, una riduzione di oltre il 45% del potenziale di danni. Il giorno dopo lo lasciammo stare, il 20 tornammo a seminarlo e riducemmo ulteriormente il vento a meno di 100 miglia orarie.I risultati furono così positivi che molti chiesero di rendere operativo il seeding sui grandi uragani che minacciano la terraferma. Uno studio dello Stanford Research Institute confermò questi risultati e arrivò a dire che il governo potrebbe dover assumersi la responsabilità per non aver seminato, esponendo il pubblico a maggiori danni e vittime. Dal 1947 il governo usa come scusa la responsabilità legale, ma non è questo il vero motivo per cui Storm Fury è stato chiuso.
Un alto funzionario del National Center for Atmospheric Research ha spiegato chiaramente che gli aspetti legali di una modifica del tempo su larga scala sono troppo rischiosi: la tempesta potrebbe non cambiare, o cambiare ma causare comunque danni, o cambiare rotta e creare vincitori e perdenti, con relative cause legali. C’è anche chi sostiene, in modo quasi diabolico, che i danni provocati dagli uragani fanno comodo all’industria delle costruzioni, alle assicurazioni e all’industria energetica, e che aiutano persino a comprare voti. Forse non c’è reale interesse a ridurli.I materiali che usiamo non sono tossici e sono irrilevanti per volume. Per difenderci dalle cause legali inseriamo una traccia di zinco o altro elemento esotico nei nuclei: se viene trovata nell’acqua piovana, ammettiamo subito l’intervento. Inoltre, negli ultimi 35 anni abbiamo avuto uragani devastanti senza alcun seeding, quindi è impossibile incolpare chi modifica il tempo. Altri governi (Indonesia, Canada, Turchia, Grecia, Russia) usano regolarmente il controllo del tempo a proprio vantaggio. I russi lo considerano un obiettivo nazionale e lo usano per proteggere grandi eventi e parate. Anche la nostra azienda da nove anni impedisce grandinate e forti piogge a Calgary ogni estate, permettendo al settore edile di lavorare senza interruzioni.
Oggi esistono gli uomini, i materiali, gli aerei e le tecnologie per ridurre i danni degli uragani di oltre il 35-40%. Questo basterebbe a salvare circa il 90% delle distruzioni, perché sotto le 100 miglia orarie il vento provoca danni minimi.Invece di spendere miliardi per ricostruire ciò che è irrecuperabile dopo l’evacuazione, sarebbe molto più sensato intervenire prima per salvare le case e far tornare la gente in abitazioni ancora integre.I nostri aerei possono trasportare oltre 400 unità di seeding (contro le 52 di allora), voliamo molto più veloci e sappiamo sempre la nostra posizione esatta. Avremmo potuto attaccare uragani come Cina già nel Golfo del Messico, seminando le celle energetiche ogni 12 ore basandoci su dati satellitari e radar.
Non capisco perché non sia mai stata fatta causa al governo per non aver protetto i cittadini da questi disastri.
Hanno speso centinaia di miliardi per la Homeland Security, ma davanti a un uragano che causa più danni di tutto quello, non vogliono nemmeno ammettere che esiste una soluzione. Abbiamo contattato tutti e 100 i senatori: una sola risposta mediocre. Abbiamo presentato una proposta per il 2006 che costerebbe circa 6.000 dollari al mese. Abbiamo aerei e personale pronti. Dobbiamo solo iniziare a seminare questi uragani.
Questa è una lettera ufficiale di encomio firmata da Paul H. Nitze, che all’epoca (1966) ricopriva la carica di Segretario della Marina degli Stati Uniti. La medaglia riconosce il contributo di Ben Livingston al progetto top-secret di modifica del tempo in Vietnam, definendolo «strumentale nello sviluppo di una capacità di combattimento unica e di grande importanza per gli Stati Uniti».
Carriera post-Navy
Fondò e presiedette la S.L.V. Weather Engineering, Inc.: condusse operazioni di rain making (produzione di pioggia) e hail suppression (soppressione della grandine) nella San Luis Valley (Colorado) per la Adolph Coors Brewery, proteggendo le coltivazioni di orzo Moravian usato per la birra Coors.
Gestì l’Alamosa Municipal Airport (Colorado) come fixed-base operator, base per le sue attività di controllo meteorologico e ambulanza aerea. Lo Stato del Colorado gli concesse un permesso per 300 miglia quadrate di spazio aereo per cloud seeding (permesso incorniciato all’ingresso dell’aeroporto).
Progettò e costruì una camera iperbarica ad alta quota per trattare il “brisket disease” (polmonite da alta quota) nei bovini: poteva ospitare fino a 50 capi, riportando la pressione da 7.500 piedi a livello del mare in pochi minuti, salvando centinaia di animali in inverno.
Fu Executive Director dell’American Pinzgauer Association (Alamosa, CO): primo a importare in Nord America (inizio anni ’70) un toro e una mucca Pinzgauer dall’Austria (razza immune a brisket disease e pink eye).
Fondò e gestì TubeSonics International, Inc. (Norman, OK): inventore di sistemi ultrasonici ad alta velocità per ispezione di tubi petroliferi. Nominato “Inventor of the Year”, ricevette la più grande sovvenzione dell’epoca dal Dipartimento dell’Energia USA per sviluppare un array ultrasonico portatile. Ottenne sei brevetti negli anni ’80. Fu il primo a fotografare il suono che viaggia in cerchio.
Operò con STRING SAVERS INC. (Midland, TX): sviluppò e vendette eliminatori di corrosione 100% naturali (attivati da polimeri) per tubi e aste di pompaggio petrolifere.
Nel 2006 fondò Cotton Biomass International, LLC: per convertire rifiuti delle gins di cotone in energia rinnovabile.
Pubblicò il libro Dr. Lively’s Ultimatum (2004).
Fu un pioniere in vari campi di modifica meteorologica, con brevetti USA e internazionali, e una vita di “firsts” (primi successi) in aviazione, meteorologia e ingegneria.
I dati derivano principalmente dal suo necrologio del 2022 (dopo la morte a 94 anni) e da riferimenti storici alla sua carriera nella Navy, weather modification e invenzioni.
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