Dal Golfo ai semiconduttori, la guerra con l’Iran minaccia il cuore dell’economia digitale. Non contano soltanto il petrolio, il gas o le rotte marittime. Esistono materie prime meno note, che però reggono interi sistemi industriali e tecnologici. L’elio è una di queste.

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  Un articolo di “La Rivista Intelligente” ricorda che dallo stretto passa anche il gas prodotto principalmente dal Qatar: duecento contenitori criogenici di elio, del valore di circa un milione di dollari ciascuno, sono bloccati nel Golfo Persico.

Dallo Stretto di Hormuz passano non soltanto petrolio e fertilizzanti ma passa anche un gas insostituibile per raffreddare i macchinari che producono i semiconduttori: l’elio. Lo ricorda un interessante articolo su La Rivista Intelligente a firma Patrizia Tenda. L’elio, noto ai più per essere utilizzato nel riempimento dei palloncini, ha la sua applicazione principale in criogenia: principalmente per raffreddare i magneti superconduttori per imaging a risonanza magnetica. Non solamente: pressurizza i serbatoi di carburante dei razzi e serve per altre applicazioni nei sistemi di propulsione nel settore aerospaziale. Il grande acceleratore di particelle del Cern dipende da sistemi criogenici all’elio. Problema numero uno: non esiste sostituto per l’elio. Il problema numero due è che l’elio è raro, perché non può essere prodotto o sintetizzato. Per accumularsi gli servono milioni di anni.

 
Il ruolo del Qatar e la guerra


Il maggiore produttore mondale dell’elio è il Qatar: ne estrae oltre un terzo delle forniture mondiali. La colossale raffineria di Ras Laffan contiene il più grande impianto di estrazione di elio al mondo. Da qui parte liquefatto il gas che può essere trasportato su navi cargo per lunghe distanze. In marzo Ras Laffan è stato bombardato due volte dagli iraniani. Le bombe sono riuscite a mettere fuori uso un sesto dei loro impianti e ci vorranno fino a cinque anni per ripararli. Ora, però, il prezzo dell’elio è raddoppiato.


I chip senza elio


Duecento contenitori criogenici di elio, del valore di circa un milione di dollari ciascuno, sono bloccati nel Golfo Persico, e l’elio liquido, raffreddato a meno 269 gradi centigradi, comincia ad evaporare dopo circa 40 giorni. Questi contenitori erano destinati alle fabbriche di semiconduttori di Taiwan e della Corea del Sud, che insieme producono il 90% di chip avanzati. Senza quei chip, i modelli di intelligenza artificiale americani che selezionano i bersagli nella guerra all’Iran, smettono di funzionare. È vero che gli Usa sono grandi produttori di elio, ma anch’essi sentono gli effetti della crisi. L’industria statunitense dei semiconduttori è più protetta, ma non immune. Secondo la rivista di economia Forbes, produttori come la californiana Intel sono meno esposti in confronto alle compagnie asiatiche, ma le compagnie di semiconduttori come Nvidia e dipendono dalle aziende sudcoreane per chip di logica avanzata e di memoria, risentono dei prezzi globali e della scarsità prolungata dei componenti di memoria.
Come ha detto qualcuno, in una buona sintesi, “lo stretto di Hormuz blocca l’elio che raffredda le macchine che fanno i chip che alimentano l’intelligenza artificiale che il Pentagono usa per portare avanti l’operazione Epic Fury”.

Il pericolo per le aziende tech


Un’altra verità non detta di Hormuz, viene ricordato, è che la guerra in Iran ha destabilizzato soprattutto le compagnie tech, che sono già a rischio di insolvibilità per l’indebitamento dovuto alla competitività feroce. I centri dati di Google, Meta, Microsoft, Amazon, Nvidia e Oracle hanno perduto fino al 27% del loro valore. I progetti di centri dati IA nella penisola arabica, finanziati da Arabia Saudita, Eau, Qatar e Oman, sono stati interrotti. L’Iran ha già bombardato i centri dati di Amazon in Eau e in Bahrain. La guerra ha danneggiato l’economia di questi stati petroliferi, che non saranno più disposti a finanziare gli oligarchi tech e la famiglia Trump, anzi, stanno bypassando il governo americano per trattare direttamente con l’Iran. Questo – conclude l’articolo – è un massiccio spostamento degli equilibri geopolitici.

FONTE https://www.e-gazette.it/sezione/energia/hormuz-non-solo-petrolio-bloccato-anche-elio-serve-big-tech

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L’ELIO, L’ENERGIA DEL FUTURO?

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