Di Maria Heibel
Nel rivedere il materiale raccolto in quindici anni di ricerca per il mio libro, ho verificato con maggiore attenzione fonti e affermazioni che avevo citato in passato. Tra queste figura l’accordo bilaterale Italia-USA sui cambiamenti climatici del 2002, in particolare il Work Package 10 (WP10), spesso presentato come prova di programmi di manipolazione atmosferica o geoingegneria.
Esistono documenti abbondanti a dimostrare che negli ultimi decenni sono avvenute molte cose di cui l’opinione pubblica non si è accorta, e li ho raccolti in un quadro che mostra come il cielo è diventato un grande laboratorio.
L’accordo che verrà esaminato di seguito, tuttavia, non rientra in questo contesto.
Riconoscere errori o interpretazioni affrettate fa parte del lavoro di ricerca. Quando si affrontano temi complessi e controversi, è facile cadere in trappole o semplificazioni. L’importante è correggerle alla luce di una documentazione più completa. Sarò grata a chiunque mi fornisca informazioni che mettano in discussione le mie conclusioni con nuovi elementi di indagine.
L’ACCORDO BUSH-BERLUSCONI DEL 2002: IL WP 10 PARLA DI MANIPOALZIONI ATMOSFERICI?
Il testo del WP10 contiene espressioni che possono far scattare fantasie:
“manipolazione degli ecosistemi”;
“esperimenti atmosferici”;
“simulazione di scenari climatici”.
Guardando meglio si capisce, che nelle scienze ambientali è una terminologia comunemente utilizzata per descrivere attività di ricerca finalizzate a comprendere il funzionamento degli ecosistemi in differenti condizioni ambientali. Per comprendere il significato effettivo in un contesto o trattato è necessario esaminare come i progetti indicati siano stati concretamente realizzati.
Veniamo al documento:
Il Workpackage 10 (WP10) del “Piano di dettaglio dell’accordo Italia-USA sul clima” del 2002 è intitolato “Esperimenti di manipolazione degli ecosistemi terrestri” ed è stato concepito per la ricerca ecofisiologica al fine di simulare e verificare le risposte delle piante a diversi scenari atmosferici.
L’accordo bilaterale di cooperazione scientifica e tecnologica sui cambiamenti climatici fu siglato nel 2001 dal Presidente George W. Bush e dal Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, per poi essere dettagliato nel 2002. Il partenariato ha unito diverse istituzioni di ricerca per sviluppare progetti congiunti di mitigazione e adattamento ambientale.
Quel Workpackage 10 non è rimasto “teorico”: gran parte delle attività previste è confluita in programmi scientifici reali, con siti sperimentali, pubblicazioni peer-reviewed, database ecologici e reti di monitoraggio ancora oggi consultabili.
CHI FACEVA COSA: LE COLLABORAZIONI
Per comprendere la natura del programma, è fondamentale analizzare il ruolo concreto dei soggetti coinvolti. La cooperazione non era un blocco monolitico, ma una rete di competenze specializzate:
Modellistica climatica e sistema Terra (INGV, ICTP, ISAC-CNR): Si occupavano di ricerca teorica, simulazioni climatiche e analisi scientifica degli aerosol atmosferici. L’obiettivo era comprendere le dinamiche del clima fisico.
Ecosistemi, foreste e suolo (Università della Tuscia – DISAFRI, IBAF-CNR, IBIMET-CNR): Studi focalizzati sul ciclo del carbonio, gestivano esperimenti come il sistema FACE per misurare la risposta delle foreste e degli ecosistemi alle variazioni di CO₂.
Energia e tecnologie (ENI/FEEM, Centro Ricerche Fiat, Nuvera Fuel Cells, Ansaldo Fuel Cells): Si trattava di ricerca industriale finalizzata all’innovazione energetica, come lo sviluppo di celle a combustibile a idrogeno e tecnologie per la riduzione delle emissioni. Non vi era alcuna attività di clima “operativo”, ma esclusivamente ricerca tecnologica verso la transizione energetica.
Economia, policy e impatti (FEEM): Analizzavano gli scenari economici, le politiche energetiche e gli impatti settoriali dei cambiamenti climatici.
Salute e ambiente (OMS): Focalizzati sullo studio degli impatti del cambiamento climatico sulla salute pubblica e sulla valutazione dei rischi ambientali.
Monitoraggio ambientale (ARPA): Coinvolte per il monitoraggio locale della qualità dell’aria e la raccolta di dati ambientali regionali.
PIATTAFORME SPERIMENTALI E RISULTATI
Tra le attività riconducibili alle linee di ricerca del WP10, l’esempio più chiaramente documentato è rappresentato dal progetto POPFACE. , condotto a Tuscania (VT) dall’Università della Tuscia (DISAFRI) insieme al CNR e a partner internazionali. Vennero piantati dei pioppi in appezzamenti aperti e, tramite una rete di tubi (sistema FACE – Free Air CO₂ Enrichment), si rilasciava CO₂ per aumentare localmente la concentrazione nell’aria fino a circa 550 ppm. Lo scopo era osservare la crescita degli alberi, l’assorbimento di carbonio e la reazione dell’ecosistema in condizioni controllate. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/16105807/
La Tuscia, e in particolare l’area di Viterbo, è stata effettivamente uno degli epicentri italiani della ricerca biotecnologica e forestale tra la fine degli anni ’90 e i primi anni 2000. Gli articoli dell’epoca spesso riportavano le proteste davanti ai campi sperimentali di Viterbo. L’apertura verso collaborazioni internazionali (che includevano centri di ricerca USA, leader nella genetica vegetale) ha alimentato il timore che il territorio viterbese venisse usato come “banco di prova” per tecnologie non volute dalla popolazione locale
Da questi programmi sono emersi numerosi risultati scientifici nel periodo 2000-2020: l’aumento della CO₂ comporta una crescita iniziale accelerata, ma con limiti legati a nutrienti e acqua; il riscaldamento aumenta la respirazione ecosistemica; gli ecosistemi mediterranei presentano una forte vulnerabilità a siccità e ondate di calore; il ruolo delle foreste come sink di carbonio è importante, ma non illimitato. Questi dati sono dispersi in articoli scientifici, dataset ecologici e reti FluxNet.
Evoluzione e rinnovi
Il programma bilaterale Italia-USA continuò per tutta la seconda metà degli anni 2000, confluendo poi in reti scientifiche più ampie UE-USA e nei programmi internazionali sul clima. Esistono inoltre rinnovi documentati dell’accordo quadro UE-USA sulla cooperazione scientifica e tecnologica (2004, 2009, 2014, 2018, 2023).
Conclusione
Sulla base della documentazione che ho potuto consultare, il programma Italia-USA sui cambiamenti climatici appare come un articolato intreccio di cooperazione scientifica, ricerca ambientale, sviluppo tecnologico e attività di monitoraggio.
Non emergono evidenze di programmi ufficiali di modifica atmosferica operativa, di attività di irrorazione atmosferica o di interventi di geoingegneria climatica riconducibili al WP10. Le attività documentate risultano invece programmi di ricerca ecofisiologica, modellistica climatica e studio delle risposte degli ecosistemi ai cambiamenti ambientali.
Dopo oltre vent’anni è possibile reperire una quantità significativa di documentazione, pubblicazioni e resoconti relativi agli studi e alle sperimentazioni effettivamente realizzate.
Dato che all’epoca gli Stati Uniti non avevano alcuna intenzione di ratificare il Protocollo di Kyoto e non lo hanno mai fatto, e anche il governo Berlusconi era estremamente restio ad adottare misure concrete a sostegno della politica energetico-climatica , che invece, come è noto, era sostenuta dall’Unione Europea, questo “Joint Pledge” può essere considerato una sorta di alibi per fingere di fare qualcosa, senza che sia mai del tutto chiaro quali interessi guidino effettivamente i progetti.
Riferimenti bibliografici principali:
Piano di dettaglio dell’Accordo Italia-USA su Scienza e Tecnologia dei Cambiamenti Climatici (2002).
White House Archives (2001). U.S.–Italy Cooperation on Science and Technology for Climate Change.
https://georgewbush-whitehouse.archives.gov/
U.S. Department of State, U.S.-Italy Bilateral Climate Change Partnership (2001-2009).
https://2001-2009.state.gov/g/oes/climate/c22821.htm
Miglietta F. et al., “Free-air CO₂ enrichment (FACE) of a poplar plantation: the POPFACE fumigation system”, New Phytologist (2001).
https://nph.onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1046/j.1469-8137.2001.00115.x
Camera dei Deputati, Risposta all’interrogazione sull’Accordo Italia-USA (8 settembre 2016). https://www.camera.it/leg17/824?tipo=A&anno=2016&mese=09&giorno=08&view=&commissione=08# Nota sull’interrogazione parlamentare: Si tratta di un’interrogazione a risposta in Commissione (n. 5-09432) presentata da alcuni deputati (tra cui Serena Pellegrino) e discussa/risposta l’8 settembre 2016 nella Commissione Ambiente della Camera dei Deputati (XVII LegislaturGli interroganti esprimevano preoccupazioni legate a teorie di geoingegneria e SRM (Solar Radiation Management). In particolare citavano l’Accordo Italia-USA sul clima del 2002 (“Piano di dettaglio”). Si concentravano sul Workpackage 10 intitolato “Esperimenti di manipolazione degli ecosistemi terrestri”. Sostenevano che questo WP potesse nascondere o contemplare tecniche di modifica climatica operativa (irrorazioni, aerosol, ecc.). Chiedevano al Governo in che modo l’Italia fosse coinvolta in attività di geoingegneria.
ALTRE FONTI UTILI
INGV – Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia.
https://www.ingv.it/
CNR – Consiglio Nazionale delle Ricerche.
https://www.cnr.it/
ICTP – International Centre for Theoretical Physics.
https://www.ictp.it/
ENEA – Agenzia nazionale per le nuove tecnologie.
https://www.enea.it/
FEEM – Fondazione Eni Enrico Mattei.
https://www.feem.it/
Università degli Studi della Tuscia – DISAFRI.
https://www.unitus.it/
Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA / ARPA).
https://www.snpambiente.it/
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