PREMESSA: Il jet stream, che scorre tra gli 8 e i 12 km di quota, ha un impatto significativo sulla direzione dei cicloni, degli anticicloni e dei “fiumi atmosferici”, ovvero enormi masse di vapore acqueo che possono causare piogge torrenziali. Quando il jet stream diventa più ondulato, può provocare il blocco dei sistemi meteorologici, con conseguenze devastanti, come dimostrano eventi sempre più frequenti. E questo tratto così importante è, anche se sembra incredibile, una superstrada per il traffico aereo. Lo dico solo per ricordarlo, ne ho già parlato.
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Una “corrente a getto” meno variabile potrebbe rendere più persistenti le condizioni meteo invernali, aumentando il rischio di piogge intense nel Nord Europa e siccità nel Mediterraneo. I dati di un nuovo studio co-firmato dal Politecnico di Torino
Il jet stream è un intenso flusso d’aria da ovest verso est che guida tempeste e precipitazioni verso il continente. Nuove evidenze suggeriscono però che questo sistema stia cambiando comportamento. Le emissioni legate alle attività umane stanno influenzando la corrente a getto del Nord Atlantico, uno dei principali regolatori del clima europeo. Lo indica la ricerca pubblicata sulla rivista Nature Communications Earth & Environment e condotta da Politecnico di Torino, Università di Padova e Università di Leeds. Utilizzando una metodologia innovativa applicata ai dati storici del vento, il team di ricerca ha rilevato che, negli ultimi decenni, le oscillazioni della corrente, in termini di latitudine e inclinazione, si sono progressivamente ridotte. Analizzando oltre 250 simulazioni climatiche, gli autori dello studio hanno registrato che il segnale di cambiamento nelle osservazioni è circa quattro volte più intenso rispetto a quello simulato. La diminuzione della corrente a getto, sul clima invernale europeo, porta implicazioni significative: un jet stream meno variabile, infatti, potrebbe favorire condizioni meteorologiche più persistenti, aumentando il rischio di eventi estremi: precipitazioni più intense nel Nord Europa, in particolare nel Regno Unito, e periodi di siccità più frequenti nelle regioni mediterranee.
“I modelli climatici concordano nel prevedere una riduzione della variabilità dovuta alle emissioni antropiche, ma il trend nelle re-analisi storiche si colloca ai margini dell’intervallo dei trend simulati – spiega Andrea Vito Vacca, dottorando al Dipartimento di Ingegneria dell’Ambiente, del Territorio e delle Infrastrutture-Diati del Politecnico di Torino, che ha firmato lo studio insieme al professor Josh von Har. – Questo indica che i modelli sottostimano la risposta dell’atmosfera ai gas serra, oppure che sottostimano la variabilità naturale del sistema, che potrebbe amplificare l’indebolimento”. Le discrepanze che stanno emergendo tra i modelli e le osservazioni suggeriscono che il sistema climatico potrebbe essere più sensibile di quanto finora stimato.
FONTE https://www.lanuovaecologia.it/emissioni-irrigiscono-corrente-jet-stream-atlantico/
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