Va avanti in Argentina il piano delle 90 riforme da realizzare entro la fine dell’anno. Dopo le pensioni e il lavoro, il governo Milei ha messo le mani anche sui ghiacciai. La Camera dei Deputati ha infatti approvato con 137 voti favorevoli e 111 contrari la riforma che liberalizza le zone protette, autorizzando la conduzione di «attività produttive ed estrattive» anche nelle aree periglaciali, tutelate da una legge del 2010. Di fronte alla riduzione della tutela ambientale, a vantaggio di pochi interessi privati, le opposizioni hanno levato gli scudi, dando vita a una sessione fiume in Parlamento. Fanno sentire la propria voce anche le associazioni ambientaliste e persino le Nazioni Unite, che denunciano i rischi di una misura del genere sul clima.
A seguito della riforma Milei, la tutela ambientale per i ghiacciai resterà in vigore soltanto per quelle aree con «una funzione idrica comprovata o rilevante». La legge 26.639, del 2010, riconosceva invece i ghiacciai e gli ambienti periglaciali come delle riserve strategiche di acqua dolce, fondamentali per la vita umana. Pertanto venivano vietate le attività produttive ed estrattive. Come denunciato dalle opposizioni, la nuova definizione voluta dalla maggioranza Milei lascia ampia discrezionalità alle autorità provinciali, che stabiliranno quali zone periglaciali sfruttare, autorizzando attività minerarie e di estrazione degli idrocarburi. L’Argentina ha un enorme potenziale estrattivo, tra rame, oro e argento. Ci sono poi litio, terre rare, gas e petrolio. La più alta concentrazione di idrocarburi si trova nel giacimento di Vaca Muerta, in Patagonia, nell’estremo sud del Paese.
Di fronte alla riduzione della tutela ambientale, la società civile argentina non ha perso tempo e ha lanciato una campagna per chiedere l’abrogazione della riforma. In poche ore sono state raccolte più di 300mila adesioni, per quella che Greenpeace ha già definito «una pietra miliare nella storia ambientale argentina». Anche alcuni relatori delle Nazioni Unite hanno espresso perplessità nei confronti della misura, in un’epoca già segnata dai cambiamenti climatici. Questi ultimi, come denunciato da cittadini e associazioni, hanno contribuito allo scioglimento dei ghiacciai di cui l’Argentina è ricca. Le riserve idriche del Paese si sono ridotte del 17% nell’ultimo decennio.
Salvatore Toscano
Laureato in Scienze della Politica con una tesi sui beni comuni, per L’Indipendente si occupa di politica, diritti e movimenti. Si dedica al giornalismo dopo aver compreso l’importanza della penna come strumento di denuncia sociale.
FONTE https://www.lindipendente.online/2026/04/13/largentina-di-milei-liberalizza-anche-i-ghiacciai-per-fare-spazio-alle-trivelle/
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La ripetuta osservazione di tracce nere di aerei sui ghiacciai di montagna (Himalaya e Alpi) ha sollevato il sospetto che la neve e i ghiacciai neri non siano solo causati dall’inquinamento o dalla fuliggine degli incendi boschivi trasportata dal vento. L’esteso strato nero potrebbe essere intenzionale, come è stato proposto da molti decenni, per influenzare il tempo e il clima. Scurendo la superficie della neve, la deposizione di polvere minerale e di black carbon (BC) aumenta il disgelo della neve e innesca numerose retroazioni.
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