E’ possibil risanare i fiumi? Diversi esempi dimostrano che fiumi considerati “morti” o troppo inquinati possono tornare a essere balneabili. La parte difficile non è tanto pulire l’acqua una volta, quanto mantenerla pulita in modo costante.
Il problema principale dei fiumi urbani è che raccolgono tutto ciò che accade nel loro bacino: scarichi fognari, acque piovane contaminate (bombe d’acqua e consegunte alluvioni creano disastri idrici), fertilizzanti e pesticidi agricoli, microplastiche e rifiuti di ogni genere.
Per renderli balneabili bisogna intervenire su tutte queste fonti, non semplicemente “pulire il fiume”. Rendere un fiume cittadino balneabile richiede ingenti investimenti nei sistemi di depurazione, la riduzione dell’inquinamento alla fonte e il ripristino dell’ecosistema naturale.
La scelta di organizzare gare nella Senna durante le Olimpiadi di Parigi 2024 sembrava azzardata, e in effetti è stata molto discussa.
Comunque è immaginabile che sempre più città europee abbiano fiumi balneabili. In realtà, alcune li hanno già: oltre a Copenaghen, anche città come Basilea e Zurigo consentono la balneazione in alcuni tratti dei loro fiumi durante l’estate. in Svizzera è piuttosto comune d’estate vedere persone nuotare o stare a mollo nel Reno, a Basilea, nell’Aare, a Berna. A Vienna le acque del Danubio e le sue rive erbose sono meta dei bagnanti in diversi tratti
Anche Roma vuole rendere il Tevere balneabile.
Si può osservare la nascità di una nuova mentalità che mette in discussione molte normalità. È ormai diventato normale considerare i ruscelli e i fiumi come fogne.
I corsi d’acqua riflettono una serie infinita di comportamenti malsani della nostra società.
Uno studio esamina il movimento volto ad abolire i divieti di balneazione nei fiumi urbani emanati nel XX secolo, analizzando 11 città europee all’avanguardia in questo ambito. È chiaro che a tal fine è necessario un lavoro straordinario e davvero complesso. Urban river bathing in selected European cities
Il desiderio di vivere in un mondo più sano si fa sempre più forte, mentre, dall’altra parte, il desiderio di distruzione si intensifica.
Proviamo ad immaginare che i costi destinati all’armamento e alle guerre vengano invece destinati al risanamento e alla salvaguardia del nostro mondo.
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Fiumi urbani: come le città europee vogliono ripristinare i corsi d’acqua balneabili
Mentre l’Europa si prepara a estati sempre più calde, le città riaprono fiumi un tempo considerati troppo inquinati. Da Parigi a Copenaghen, le autorità puntano su corsi d’acqua balneabili per adattarsi al caldo e rispondere alle esigenze dei cittadini.
Le città europee stanno restituendo i loro fiumi ai bagnanti. Da Parigi a Berlino, le autorità corrono per ripulire corsi d’acqua secolari, convinte che un fiume balneabile sia ormai un’infrastruttura urbana essenziale, non un lusso, con le ondate di caldo che si intensificano e le estati che diventano sempre più difficili da sopportare.
Quando Parigi ha riaperto la Senna alla balneazione pubblica lo scorso anno, non è stata solo una trovata spettacolare legata alle Olimpiadi. È stata la parte visibile di un cambiamento più ampio in tutta Europa: le città iniziano a considerare fiumi e canali come spazi pubblici da recuperare, proteggere e con cui tornare a convivere.
“Le città europee stanno investendo sempre di più nei fiumi e anche nei canali che li collegano, perché possono offrire più benefici allo stesso tempo”, ha affermato Vassileios Latinos, responsabile della resilienza e dell’adattamento climatico di ICLEI Europe, una rete di governi locali e regionali impegnati sulla sostenibilità. Da Parigi a Copenaghen a Berlino, ha spiegato, le città stanno riscoprendo le vie d’acqua come strumenti di resilienza climatica, salute pubblica e vita urbana quotidiana, spesso tutte insieme.
I numeri confermano gli investimenti delle città europee nei corsi d’acqua balneabili
Secondo Trine Christiansen, responsabile del gruppo acque dolci e ambiente dell’Agenzia europea dell’ambiente (AEA), lo stato delle acque di balneazione del continente è in generale buono. Nell’ultima valutazione dell’AEA, l’85% dei siti di balneazione europei è stato classificato come eccellente e il 96% rispettava almeno gli standard minimi di qualità.
Questi dati sono migliorati costantemente da quando è stata rivista la direttiva Ue sulle acque di balneazione. La quota di siti di scarsa qualità è scesa dal 2,4% all’1,5%, mentre quelli valutati come eccellenti sono saliti fino a sfiorare l’85%.
Restano però dei vuoti, soprattutto per le città che puntano a rendere balneabili i fiumi urbani, e non solo le coste e i laghi attorno a cui era stata concepita la direttiva. Francia, Paesi Bassi ed Estonia registrano oggi alcune delle quote più alte di acque di balneazione di scarsa qualità nell’Ue, spesso legate ai fiumi interni più che al mare.
Perché le città europee ora pensano ai fiumi balneabili
Per Latinos, la motivazione va ben oltre la nostalgia per un fiume balneabile. È una risposta al riscaldamento del clima. “Avere corsi d’acqua e fiumi puliti e integrati nel tessuto urbano può essere uno strumento potente per aiutare le città a far fronte a ondate di caldo più frequenti e intense”, ha affermato il responsabile della resilienza di ICLEI Europe, ricordando l’ondata di caldo estremo che ha colpito l’Europa poche settimane prima della nostra conversazione.
Fiumi, canali e le aree verdi che li circondano “possono creare un raffrescamento naturale, ridurre l’effetto isola di calore urbana… e offrire spazi accessibili dove le persone possano trovare sollievo durante le temperature estreme”, secondo Latinos.
L’esperto racconta di aver visto le passeggiate sulla Senna, deliberatamente ripensate come spazi pubblici pedonali, diventare “praticamente gremite” durante la recente ondata di caldo. Nella sua città, Berlino, le autorità locali “stanno rivitalizzando le vie d’acqua con corridoi verdi e progetti per garantire l’accesso pubblico“, spesso in collaborazione con ONG e gruppi di cittadini che spingono per riconnettere i residenti con l’acqua.
Il vantaggio, sostiene Latinos, è che la riqualificazione dei fiumi offre più benefici con un unico investimento: gestione del rischio di alluvioni, aumento della biodiversità, strade più fresche, spazi pubblici più attraenti e un impulso alle economie locali, tutto racchiuso in un solo progetto. È anche, aggiunge, una dichiarazione di intenti. “È anche un modo per mostrare che la città tiene davvero all’ambiente urbano”.
Le difficoltà nel ripulire l’acqua dei fiumi urbaini
Nulla di tutto questo funziona senza affrontare innanzitutto la qualità dell’acqua, ed è qui che si concentra la vera complessità. Eline Boelee, esperta di acqua e salute presso l’istituto di ricerca olandese Deltares, indica nell’invecchiamento delle infrastrutture del continente uno dei problemi principali.
Molte città europee si affidano ancora a sistemi fognari unitari che convogliano insieme acque piovane e reflue. “Questi sistemi sono dimensionati su una media e, quando si verificano piogge intense, la capacità viene talvolta superata e quell’acqua viene scaricata nei corsi d’acqua superficiali”, ha spiegato Boelee. Questo comporta rischi dovuti a patogeni, batteri resistenti agli antimicrobici e, sempre più spesso, inquinanti chimici come i PFAS.
Latinos descrive la soluzione in termini strutturali. Rendere un fiume balneabile richiede di ridurre l’inquinamento alla fonte, ammodernare i sistemi di depurazione e di gestione delle acque piovane, ripristinare l’ecosistema naturale e, soprattutto, costruire un adeguato sistema di monitoraggio, così che città e cittadini sappiano quando l’acqua è davvero sicura.
Se c’è un ostacolo ricorrente per le città, non è la scienza, ma sono le persone e i soldi. “Non basta che qualcuno prenda una decisione perché in pochi mesi tutto sia fatto”, ha osservato Latinos. I fiumi attraversano più giurisdizioni e coinvolgono gestori di servizi, imprese e comunità locali i cui interessi non sempre coincidono, soprattutto quando i lavori di ripristino costringono a chiudere le attività lungo le rive per mesi. “Serve un’azione coordinata e una leadership forte fin dall’inizio”, ha affermato Latinos, oltre a competenze tecniche e, altrettanto importante, finanziamenti messi insieme da fonti diverse.
Se il lavoro è fatto bene, i risultati sono notevoli. Latinos indica città come Parigi e Copenaghen come esempi di ciò che può ottenere la cosiddetta “infrastruttura blu-verde”: quartieri più freschi, più sani e più vivibili, costruiti attorno all’acqua anziché nonostante l’acqua.
Come spiega Christiansen, con ondate di calore sempre più frequenti “acque fluviali balneabili sicure e ben gestite sono sempre più importanti per la qualità della vita urbana, la salute pubblica e la resilienza idrica”. Riconquistare i fiumi urbani sta diventando una risposta concreta a un clima più caldo e imprevedibile.
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