Starmer vuole un’AI dentro ogni telefono del Regno Unito che guardi cosa fai. Ufficialmente per i minori. Ufficialmente.

Gianluca Riccio

9 Giugno 2026

C’è una donna inglese di nome Gay Longworth che da quattro anni va in giro per televisioni a raccontare di sua figlia Roxy. La storia è brutta, la ragazza ha subito un’estorsione a sfondo sessuale a tredici anni, e dopo un’anno ha sviluppato una forte psicosi che ha impiegato quattro anni a domare. Oggi Roxy ha diciannove anni, studia matematica e neuroscienze all’University College London e ha scritto un libro insieme alla madre. Lo racconta bene, Gay, con quella compostezza terribile che hanno le madri che hanno deciso di restare in piedi a tutti i costi. Lunedì 8 giugno, alla London Tech Week, Keir Starmer ha fatto un discorso citando storie come quella di Roxy, ha alzato i toni e ha dato ad Apple e Google tre mesi per fare una cosa che, detta come sa dirla un primo ministro, suona come buon senso: controlli sui dispositivi che impediscano ai minori di vedere, mandare o ricevere immagini di nudo.

Detta come l’hanno scritta gli ingegneri che dovranno costruirla, però, la cosa suona diversamente.

Cosa significa sorveglianza degli smartphone, in pratica? Significa questo: un’intelligenza artificiale installata di sistema su ogni iPhone e ogni Android venduti nel Regno Unito, che guarda in tempo reale la fotocamera, lo schermo, gli stream in arrivo e i file salvati. Per disattivarla, serve la verifica dell’età con biometria o documento d’identità. Su tutti i telefoni del paese. Sempre.

Il fact-check tecnico è che Apple oggi una cosa simile ce l’ha già (si chiama Communication Safety), ma è limitata: avvisi e sfocature nelle app di sistema, opt-in, e il ragazzo più grande può decidere di proseguire. Quella che Starmer chiede è un’altra cosa: un blocco vero, su qualunque app, fotocamera compresa, motore di ricerca compreso, allegati compresi, tutto. Una telecamera installata dentro la fotocamera di ogni adulto inglese, dalla culla (vabbè, dal primo smartphone) alla tomba.

Il problema non è ovviamente che gli inglesi vogliano proteggere i bambini, ci mancherebbe. Il problema è il dispositivo che si sta installando per farlo, e su quali altri fini, oggi può essere impiegato per questo, e domani (ma anche stasera) potrebbe essere riorientato.

La storia recente del “libero” Regno Unito

Procedo per freddi punti. Allora… Settembre 2025, BritCard: identità digitale obbligatoria per lavorare. Ottobre 2025, Online Safety Act: piattaforme costrette a verifiche d’età massive, modelli linguistici esteri che si autocensurano per non incorrere in sanzioni. Novembre 2025, Discord conferma che settantamila documenti d’identità britannici raccolti per la verifica dell’età sono finiti in mano agli hacker, attraverso un fornitore terzo. Una portavoce dell’Electronic Frontier Foundation ha detto la cosa che andrebbe stampata su una targa: i sistemi di verifica dell’età sono sistemi di sorveglianza. Punto. E adesso, giugno 2026, Starmer al London Tech Week chiede l’AI che scansiona ogni telefono.

La traiettoria, come si dice in tono basso, è abbastanza chiara.

L’Australia ha provato una strada simile sei mesi prima, vietando i social media agli under 16. Una ricerca della Molly Rose Foundation di aprile dice che il 61% dei dodici-quindicenni australiani ha aggirato il divieto. Come? Beh, la fantasia non manca: una maschera di carta stampata da Temu per ingannare il riconoscimento facciale, l’ID dell’amico più grande, la VPN comprata con i soldi della merenda. I ragazzini, alla fine, sono molto meno stupidi di chi scrive le leggi che li riguardano.

Il dato che il comunicato di Downing Street non considera

Il governo britannico cita un numero forte: il 91% del materiale di abuso sessuale infantile online è “auto-generato” da minori adescati e ricattati. È vero, ma è il 91% del materiale rimosso, non degli abusi che esistono. La NSPCC, che di queste cose si occupa per mestiere e non da ieri, dice un’altra cifra: oltre il 90% dell’abuso sessuale fisico contro bambini (di tutto, non solo del rimosso) è commesso da persone che il bambino conosce. Parenti, amici di famiglia, allenatori, insegnanti.

Detto altrimenti: lo strumento più potente di sorveglianza digitale mai proposto in una democrazia europea, presentato come soluzione al problema dell’abuso sui minori, lascia fuori dal proprio raggio di azione il novanta per cento del problema. La parte rimanente la affronta con un’arma talmente sproporzionata che, una volta installata, sarebbe miracoloso non venisse riorientata su altro.

Sappiamo come si chiama, questo “altro”. Disinformazione, hate speech, immagini scomode di proteste, foto di guerra non autorizzate dal Ministero… C’è solo l’imbarazzo della scelta, no? Le parole esistono già. Manca solo l’infrastruttura. E Starmer vuole avviarla in tre mesi, con l’ultimatum a Apple e Google. A proposito, Apple e Google la prima fase la copriranno: estensione della Communication Safety alle app di terze parti, attivazione di default sui dispositivi degli under 18 verificati, e blocco sui contenuti più ovvi sono all’ordine del giorno. Il salto vero, la scansione di sistema su tutti i dispositivi, è un’altra cosa: comporta un cambio di architettura che Apple ha sempre rifiutato e che Google preferisce non discutere. La useranno per primi gli inglesi sotto i 18 anni dichiarati, poi le scuole, poi i dispositivi aziendali, e a quel punto sarà già normale.

Cosa diranno gli inglesi tra cinque anni

Probabilmente niente. La libertà di parola nel Regno Unito si è ristretta per piccoli passi successivi, ognuno apparentemente ragionevole, ognuno presentato come emergenza, ognuno difficile da contestare senza sembrare uno che parteggia per i pedofili o per i terroristi o per i cospirazionisti, a seconda del giro. È la dinamica della rana bollita, con questa differenza: la rana, ogni tanto, fa anche un sondaggio in cui dice che la temperatura le sembra giusta

Quando Gay Longworth oggi racconta la storia di Roxy, lo fa per chiedere strumenti reali alle scuole e alle famiglie, formazione, supporto psicologico, leggi che individuino gli adescatori prima che il danno sia fatto. È esattamente la cosa che la proposta di Starmer non fa, perché è più lenta, costa molto e non si presta a un titolo per il telegiornale

Quel che si presta a un titolo per il telegiornale, di solito, non protegge nessuno.

Gianluca Riccio, direttore creativo di Melancia adv, copywriter e giornalista. Fa parte di Italian Institute for the Future, World Future Society e H+. Dal 2006 dirige Futuroprossimo.it , la risorsa italiana di Futurologia. È partner di Forwardto – Studi e competenze per scenari futuri

FONTE https://www.futuroprossimo.it/2026/06/starmer-la-protezione-dei-minori-e-la-sorveglianza-di-tutti/

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