Le dichiarazioni di GeoengineeringWatch
Nel novembre 2020 GeoengineeringWatch ha pubblicato l’articolo “Our First Ever High Altitude Atmospheric Testing”, affermando di aver organizzato, con notevole impegno e spesa, più voli di campionamento del particolato atmosferico utilizzando due tipi di aeromobile. Secondo le dichiarazioni, i voli raggiunsero quote fino a e oltre i 40.000 piedi (circa 12,2 km). I campioni furono raccolti direttamente nello strato di foschia associato alle scie persistenti degli aerei.
Uno degli aerei utilizzati era dello stesso tipo impiegato dalla NOAA per operazioni di ricerca atmosferica (nelle comunicazioni successive parlano esplicitamente di “NOAA flying lab”). I campioni furono analizzati in laboratorio, anche con microscopia elettronica a scansione (SEM) e trasmissione (TEM), presso istituti tra cui il Rensselaer Polytechnic Institute (RPI). Furono rilevate particelle nanometriche (alcune intorno ai 450 nm, altre dichiarate inferiori ai 70 nm) ad alto contenuto di alluminio e anche bario e altri elementi.
Queste operazioni sono documentate principalmente attraverso l’articolo del 2020 e filmati inseriti nel documentario The Dimming (2021) e le dichiarazioni presenti nella denuncia giudiziaria presentata da Wigington contro Douglas MacMartin. Non risultano però pubblicati rapporti di laboratorio completi, protocolli dettagliati di campionamento, dati quantitativi sistematici (concentrazioni, volumi d’aria filtrati, blank di controllo).
Riflessioni
Primo punto: Dopo uno sforzo tecnico e organizzativo così impegnativo, un rapporto scientifico pubblico con dati precisi sarebbe augurabile. In realtà, ciò che è stato reso disponibile resta a livello di dichiarazioni. Questo limita la possibilità di una valutazione.
Secondo punto: Possibili cause alternative della presenza nota di metalli in quota. Dane Wiginton ritiene che si tratti di prove del rilascio deliberato di sostanze in quota. La presenza di alluminio (e altro) in campioni atmosferici ad alta quota può avere varie cause, che sono comunque da considerare. Le principali sono le seguenti:
Fonte | Metalli / particelle documentati | Note |
Motori aeronautici (scarico) | Al, Ba, Fe, Cr, Ni, Mo, V, Cu, Pb, Mg, Mn, Si, Ti, Zr, Na, Ca | Particolato fresco internamente miscelato con soot |
Carburante jet e oli lubrificanti | Al, Ba, Ti, V, Ni, Ca, Na, Zn, P | Impurezze e additivi |
Usura dei componenti del motore | Fe, Cr, Ni, Mo, Al, Ti, Zr | Leghe e rivestimenti delle turbine |
Razzi a propellente solido | Principalmente alluminio (sotto forma di ossido di alluminio o allumina, Al₂O₃ | Emissioni stratosferiche |
Rientro di satelliti e detriti spaziali | Al, Li, Cu, Pb, Fe, Ti, Ni e oltre 20 elementi | Fonte in crescita; studi recenti mostrano segnale chiaro nella stratosfera |
Space Shuttle (storico) | Al₂O₃ e particelle submicroniche | Documentato tra 4–8 km e oltre |
Meteoriti / polvere cosmica | Fe, Ni, Mg, Si, Al e altri | Flusso naturale continuo |
Traccianti scientifici/militari | Ba, Al, Li, Sr | Rilasci intenzionali storici, solitamente localizzati |
Polvere minerale e aerosol atmosferico | Al, Si, Fe, Ca, Mg, Ti | Trasporto di materiale crostale e vulcanico |
Nella creazione dello schema ho usato in aiuto l’IA.
Nel contesto di questo test, occorre prestare particolare attenzione al carburante utilizzato nel settore dell’aviazione. I dati sono piuttosto chiari:
ClimateViewer-Jim Lee ha ritagliato e evidenziato la tabella dallo studio Trace Element and Polycyclic Aromatic Hydrocarbon Analyses of Jet Engine Fuels: Jet A, JP5, and JP8 e ha creato un’infografica che combina i metalli del carburante con quelli rilevati da Abegglen et al. (2016) nell’esausto.
Uno studio particolarmente rilevante è appunto quello di Abegglen et al. Chemical characterization of freshly emitted particulate matter from aircraft exhaust using single particle mass spectrometry. Gli autori hanno analizzato direttamente il particolato emesso da tre motori aeronautici e hanno trovato alluminio e bario tra i metalli presenti, attribuibili a carburante, olio lubrificante e usura dei componenti.
Studi NASA degli anni ’70 e ’80 documentano inoltre la presenza di sfere di ossido di alluminio (Al₂O₃) nella stratosfera, attribuite principalmente agli scarichi dei razzi a propellente solido.
Ricerche più recenti (Murphy et al., 2023) evidenziano un contributo crescente dei rientri di satelliti e detriti spaziali.
Nel caso dei campionamenti atmosferici di GeoengineeringWatch, i dati pubblici disponibili non consentono di escludere le fonti ordinarie (traffico aereo, polvere minerale, rientri spaziali, ecc.). I dati ufficiali documentano che varie fonti rilasciano proprio gli elementi dichiarati trovati (in particolare alluminio e bario).
Si dovrebbe considerare tutte le possibili cause accertate e certamente anche quelle ipotizzate.
Concludendo: Un dato è chiarissimo: le scie degli aerei non sono innocui, contengono ingredienti nocivi e modificano meteo e clima. La NOAA e altri enti riconoscono che le scie persistenti esercitano un effetto di riscaldamento sull’atmosfera. Se cambia il clima, cambiano anche i pattern meteorologici. Già nel 1999, con l’ultimo Rapporto dell’IPCC intitolato Aviation and the Global Atmosphere fu documentato che gli aerei emettono, tra l’altro, particolato contenente metalli. Nella sezione dedicata ad aerosol e nuclei di ghiaccio, il rapporto cita studi che hanno rilevato, nelle scie e nel particolato emesso dai motori, metalli come alluminio (Al), titanio (Ti), cromo (Cr), ferro (Fe), nichel (Ni) e bario (Ba).
Non a caso, proprio nel 2026 è stato lanciato il progetto Operation Blue Skies, una iniziativa guidata dal Regno Unito (con Met Office, NATS, Google, Università di Cambridge, Imperial College London e altri). Certo, l’attenzione è concentrata esclusivamente sul vapore acqueo, un potente gas serra.
Dane Wigington di GeoengineeringWatch chiede la cessazione di quelli che definisce programmi segreti di geoingegneria, senza tuttavia collegarli, a quanto pare, al traffico aereo, che – intenzionalmente o meno – svolge evidentemente un ruolo in questo contesto.
Una cosa è certa: nei cieli accadono molte cose di cui non sappiamo nulla.
Bibliografia
Documentazione GeoengineeringWatch
- Geoengineering Watch, “Our First Ever High Altitude Atmospheric Testing” (19 novembre 2020) e sezioni Lab Tests / documentario The Dimming.
- Geoengineering Watch, Raccolta dei test su precipitazioni e superfici.
Particolato dei motori aeronautici e carburanti
- Abegglen et al. (2016), Chemical characterization of freshly emitted particulate matter from aircraft exhaust using single particle mass spectrometry, Atmospheric Environment (disponibile su Semantic Scholar e EPA HERO).
- Vander Wal et al. (2016), Chemistry characterization of jet aircraft engine particulate matter by XPS: Results from APEX III, Atmospheric Environment (consultabile tramite Elsevier/ScienceDirect).
Trace Element and Polycyclic Aromatic Hydrocarbon Analyses of Jet Engine Fuels: Jet A, JP5, and JP8; https://archive.org/details/DTIC_ADA396143
- Intergovernmental Panel on Climate Change. (2002). Aviation and the Global Atmosphere. https://www.ipcc.ch/report/aviation-and-the-global-atmosphere-2/
Razzi, propellenti solidi e rientri spaziali
- NASA Technical Reports Server, Stratospheric aluminum oxide reports (raccolta documentale storica anni ’70 e correlati).
- NASA NTRS, Rapporti sugli scarichi dei Solid Rocket Motor e sullo Space Shuttle.
- Murphy et al. (2023), Metals from spacecraft reentry in stratospheric aerosol particles, Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS) (disponibile su PNAS DOI: 10.1073/pnas.2313374120).
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