(Immagine dimostrativa). Con il prossimo standard di telefonia mobile 6G, le stazioni base e i dispositivi terminali non dovranno solo fornire connettività, ma anche scansionare contemporaneamente l’ambiente circostante. Dalle onde radio riflesse sarà possibile ricavare posizioni, velocità e modelli di movimento senza la necessità di sensori aggiuntivi. Le autorità tedesche per la protezione dei dati considerano l’invasività paragonabile a quella di una videosorveglianza invisibile. Per questo motivo, a Dresden (Dresda) si stanno sviluppando contromisure tecniche destinate a entrare in vigore prima ancora che lo standard venga formalmente definito. (Foto: © Forschung und Wissen)

La nuova rete 6G misura la respirazione e il battito cardiaco e può vedere attraverso i muri

Dennis Lenz

Il prossimo standard di telefonia mobile 6G non si limiterà a trasmettere dati, ma scannerizzerà l’ambiente circostante come un radar. Le autorità tedesche per la protezione dei dati vi scorgono un potenziale di sorveglianza difficilmente inquadrabile con i parametri attuali. Presso il Barkhausen Institut di Dresda si stanno pertanto sviluppando i primi meccanismi di protezione tecnica, destinati a operare prima della definizione definitiva dello standard. A settembre 2026, esperti internazionali si riuniranno in Sassonia proprio a questo scopo.

Dresda (Germania) – Le onde radio trasportano voce, video e dati di misurazione, ma al loro passaggio compiono anche un’altra operazione: vengono riflesse da pareti, veicoli e corpi umani. È proprio questo eco a rappresentare il principio fisico del radar, ed è esattamente su questo che punta un concetto destinato a entrare nei futuri standard di comunicazione sotto la sigla ISAC.

Integrated Sensing and Communication significa che la stessa antenna che trasmette una conversazione determina contemporaneamente distanze, velocità e schemi di movimento nell’ambiente circostante. Finora una rilevazione di questo tipo richiedeva hardware dedicato, come lidar, termocamere o moduli radar specifici. In futuro, ogni dispositivo abilitato alla radiofrequenza potrebbe svolgere questo compito come funzione secondaria: dallo smartphone al punto di accesso nel soggiorno, fino alla stazione base alla periferia della città.

Il fascino per l’industria e la ricerca è evidente, poiché l’infrastruttura necessaria è già capillare e non richiederebbe nuove installazioni. Tuttavia, è proprio questa automatica onnipresenza a rendere la tecnologia delicata dal punto di vista delle autorità di controllo.

Per gli enti di vigilanza, si è così superata una soglia che richiede una reazione tempestiva. La Conferenza delle autorità indipendenti di protezione dei dati della Federazione e dei Länder (la Datenschutzkonferenz) ha approvato lo scorso 17 giugno 2026 un documento di indirizzo sulla standardizzazione ISAC che descrive la portata della tecnologia con una chiarezza insolita.

I dati radar, se combinati con l’apprendimento automatico (machine learning), possono essere elaborati in modo da andare ben oltre il semplice riconoscimento degli oggetti. Vengono menzionati la differenziazione dei singoli individui in base all’andatura, la derivazione di gesti e lineamenti del viso, nonché l’analisi della respirazione e del battito cardiaco.

Di conseguenza, le informazioni raccolte rientrano nella categoria particolare dei dati personali ai sensi dell’articolo 9 del Regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR). Poiché la tecnologia radio sottostante è inoltre in grado di penetrare ostacoli come i muri, l’organo ritiene persino violata l’inviolabilità del domicilio ai sensi dell’articolo 13 della Legge Fondamentale tedesca (Grundgesetz).

Perché il consenso fallisce in caso di rilevamento capillare

La differenza fondamentale rispetto alla videosorveglianza classica risiede nella portata e nell’invisibilità. Una telecamera riprende ciò che si trova nell’inquadratura e può essere segnalata da un apposito cartello. Un sistema di telerilevamento radio capillare, al contrario, riprende chiunque si trovi nell’area coperta, indipendentemente dal fatto che porti o meno con sé un dispositivo.

La Conferenza sulla protezione dei dati definisce questo gruppo come “astanti” (Bystanders) e sostiene che in tali scenari sia praticamente impossibile ottenere un consenso efficace ai sensi dell’articolo 6 del GDPR. Rimangono quindi l’interesse pubblico e l’interesse legittimo come potenziali basi giuridiche, sebbene entrambe richiedano una ponderazione che comporta un’elevata invasività. Il fatto che la Germania abbia promosso lo sviluppo dello standard di telefonia mobile 6G con quasi 700 milioni di euro aumenta la pressione per chiarire queste questioni ben prima del lancio previsto intorno al 2030.

Un interruttore nel dispositivo e un’app contro il punto cieco

Presso il Barkhausen Institut di Dresda, diversi gruppi lavorano da anni per evitare che la protezione dei dati personali venga aggiunta in un secondo momento, integrandola invece direttamente nei livelli fisici e architetturali delle reti.

Nel quadro del progetto di ricerca KOMSENS-6G del Barkhausen Institut, si stanno sviluppando componenti ad alta frequenza per il funzionamento full-duplex — in cui si trasmette e si riceve simultaneamente sulla stessa banda di frequenza — e, in parallelo, procedure per la sicurezza dei dati di sensore raccolti.

Da questo lavoro sono già emersi due elementi concreti:

  • Il primo è un interruttore che i produttori potrebbero integrare nei loro dispositivi per disattivare completamente la funzione di sensore, lasciando intatta e indisturbata la comunicazione.

  • Il secondo è un’applicazione prototipale che indica se nel luogo in cui ci si trova è in corso una rilevazione ambientale.

Entrambi gli strumenti seguono il principio noto agli esperti come Privacy by Design.

La pressione temporale del processo di tempistica e standardizzazione

Il fattore decisivo è il tempismo, poiché uno standard già approvato è estremamente difficile da modificare. La competente organizzazione di standardizzazione europea sta attualmente definendo le basi per il 6G e ha già evidenziato i rischi per la sicurezza, la privacy e l’affidabilità in un rapporto dedicato.

I ricercatori di Dresda stanno portando i loro concetti all’interno di questi organi di lavoro; nel settembre 2026 esperti internazionali si incontreranno presso l’istituto proprio a questo scopo. Finora rimane incerto se tecniche di anonimizzazione, aggregazione dei dati, randomizzazione o procedure come la Differential Privacy possano essere effettivamente implementate in una rete mobile concepita per usi così differenti. Secondo la valutazione delle autorità di controllo, nessuno di questi metodi è finora confluito nelle specifiche in fase di elaborazione.

In aggiunta, l’organo richiede una normativa dedicata sia per gli attori pubblici che privati, poiché le basi giuridiche esistenti non sono in grado di coprire l’prevedibile livello di invasività.

FONTE https://www.forschung-und-wissen.de/nachrichten/technik/neues-6g-netz-misst-atmung-sowie-herzschlag-und-kann-durch-waende-sehen-133711752

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