Il dodecaedro che, per gli antichi Greci, rappresentava l’intero Universo. Nel giugno del 2019, Piazza della Signoria a Firenze ha ospitato una grande installazione temporanea alta sei metri a forma di dodecaedro con all’interno un albero di gelso. L’opera serviva da anteprima e simbolo per la mostra d’arte e scienza “La botanica di Leonardo. Per una nuova scienza tra Arte e Natura”.  Il gelso, una delle piante più importanti per Leonardo che lo rappresenta anche nella sala delle Asse, nel Castello Sforzesco di Milano quando è alla corte di Ludovico il Moro.

 

Gelso, l’albero dimenticato che oggi la scienza rivaluta: anti-smog, medicinale e dai frutti golosi

Come coltivare il gelso, una pianta dimenticata che in passato era ricercata e preziosa non solo per i suoi golosissimi frutti

Isabella Massamba

Ci sono circa 68 specie del genere Morus, a cui appartiene il gelso. La maggior parte di queste specie si trova in Asia, specialmente in Cina (24 specie) e Giappone (19 specie), mentre il genere è scarsamente rappresentato in Africa, Europa e Vicino Oriente, e non è presente in Australia. Parliamo di una pianta appartenente alla famiglia delle Moracee, già nota presso gli antichi Romani dai frutti molto succosi e dissetanti. Il gelso è una pianta perenne legnosa decidua a crescita rapida con un apparato radicale profondo. Le foglie sono semplici, alterne, stipulate, picciolate, intere o lobate e le piante sono generalmente dioiche.

Il principale agente impollinatore nel gelso è il vento. Il gelso, bianco o nero,  (Morus alba, Morus nigra) è una pianta che ben si adatta al nostro clima ed è coltivato fin dai tempi antichi per i molteplici usi del fogliame, per il suo impatto positivo nel recupero di terreni degradati, nel biorisanamento di siti inquinati, nella conservazione dell’acqua, nella prevenzione dell’erosione del suolo e il miglioramento della qualità dell’aria. Il gelso è anche usato come pianta medicinale grazie ai composti farmacocinetici biologicamente attivi presenti nelle parti di foglie, fusti e radici, ma tutti sanno che viene sfruttato soprattutto dalle industrie della sericoltura poiché le sue foglie sono il nutrimento dei bachi da seta (Bombyx mori), oltre che per gli animali domestici. Anche le foglie tenere possono essere usate per il consumo umano, essendo un po’ dolci.

Il gelso come pianta medicinale

In fitoterapia, la maggior parte delle componenti dell’albero del gelso risultano utilizzabili, dunque non solo i frutti ma anche le la corteccia, le radici e le foglie. In particolare, il gelso bianco ha effetti diuretici e lassativi e dunque, è ottimo per coloro che soffrono di stitichezza. Il gelso nero invece, oltre alle proprietà lassative è un ottimo decongestionante, rinfrescante, tonico e lenitivo. Ha proprietà depurative e antibiotiche (che ritroviamo nelle foglie) tanto che anche in passato veniva impiegato in forma di collutorio per lenire le infiammazioni della bocca e della gola, ma anche contro la tosse e come espettorante. In genere, la corteccia viene impiegata mediante decotti, ottimi per la stitichezza, le foglie invece, messe in infusione hanno proprietà diuretiche. Come accennato prima, la proprietà di maggiore importanza è quella ipoglicemizzante e al riguardo si stanno effettuando ancora degli studi per comprendere esattamente quali sono i componenti responsabili di questa caratteristica da sfruttare proprio per i pazienti affetti da diabete di tipo I e II.

Il gelso come purificatore ambientale

Le parti aeree del gelso possono assorbire gli inquinanti atmosferici e le sue radici gli inquinanti del suolo: le foglie delle piante di gelso hanno una forte capacità di assorbire anidride carbonica, monossido di carbonio, acido fluoridrico, anidride solforosa e cloro dall’atmosfera e le sue radici di assorbire gli inquinanti dal suolo.  Questa pianta può assorbire 5,7 g anidride solforosa per kg di foglie secche. Le radici del gelso hanno un diametro maggiore in prossimità della porzione di fusto e quindi diminuiscono rapidamente di dimensioni formando una struttura fibrosa simile a un tappeto che consente loro di assorbire alte concentrazioni di inquinanti di carbonio dal suolo.

È quindi la pianta ideale da piantare per recuperare terreni contaminati intorno alle industrie e alle fabbriche di prodotti chimici.

Il tema, del resto, è più attuale che mai. Uno studio recente dell’Enea, condotto insieme all’Università di Milano-Bicocca, al Cnr e a un istituto di ricerca francese, ha confermato quanto la scelta delle specie arboree sia decisiva per rendere davvero efficaci i progetti di forestazione urbana contro il caldo estremo e l’inquinamento. La ricerca, pubblicata sulla rivista Communications Earth & Environment, ha simulato diversi scenari di piantumazione attorno a tre città europee, dimostrando come alberi diversi abbiano un impatto molto diverso sulla qualità dell’aria e sulla mortalità legata alle temperature estreme. In questo scenario, piante come il gelso, capaci di assorbire inquinanti senza rilasciare composti organici volatili problematici, tornano a essere una scelta strategica, non solo un ricordo nostalgico delle campagne di un tempo. Non a caso, negli ultimi anni diversi progetti di rimboschimento urbano finanziati anche con fondi pubblici hanno riportato l’attenzione su specie autoctone e a bassa manutenzione come questa, capaci di attecchire rapidamente anche in contesti difficili.

Come utilizzare il gelso in cucina e come coltivarlo CONTINUA

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