Se ogni volta che utilizziamo un’intelligenza artificiale o archiviamo grandi quantità di dati nel cloud potessimo vedere il consumo energetico espresso in “kWh consumati”, crescerebbe la consapevolezza di quanto il “mondo digitale” sia in realtà un’enorme infrastruttura fisica altamente energivora. Ciò metterebbe anche in luce questo tipo di conseguenze degli innumerevoli meccanismi di controllo che ci accompagnano ovunque. E tutto questo dovrebbe essere «smart», ovvero ecologico, no? La gabbia digitale che si sta instaurando intorno a noi ha conseguenze drammatiche. Stanno costruendo come se fosse tutto un “Field of Dreams” — basta costruire e l’elettricità arriverà.
Ma poi c’è anche l’uso folle dell’IA per tutte quelle assurdità, per filmati demenziali, canzoni, illustrazioni ecc., che sostituiscono lo spirito creativo umano: ci ritroviamo catapultati in questa situazione, con i soliti meccanismi, il divertimento e la presunta comodità, e scivoliamo verso scenari incontrollabili – da noi.
L’IA presenta aspetti pesanti di ampia portata.
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Di Joe Wilkins
Nonostante una situazione finanziaria che ricorda più uno schema Ponzi che una rivoluzione tecnologica, il boom dei data center continua a ritmo serrato, portando con sé nuovi tipi di contaminazione biologica, rumore assordante e livelli di inquinamento senza precedenti nelle comunità di tutti gli Stati Uniti.
A questi oneri ambientali se ne aggiunge uno finanziario: la domanda alle stelle di elettricità, che sta facendo aumentare il costo delle utenze sia per gli affittuari che per i proprietari di casa.
Secondo un rapporto di Monitoring Analytics, un ente di controllo indipendente per la più grande società di trasmissione degli Stati Uniti, PJM, si prevede che la domanda dei data center porterà a oltre 23 miliardi di dollari di aumenti dei prezzi per i consumatori entro il 2028. Quella cifra da capogiro, notata per la prima volta da Fortune, è il risultato diretto della vecchia e confusa infrastruttura elettrica del Paese, che finisce per lasciare che a pagare il conto siano le persone comuni, non l’industria tecnologica.
Che si tratti di data center, fabbriche o altri grandi impianti, Fortune sottolinea che per le autorità di regolamentazione locali e le società di trasmissione come PJM è difficile stabilire chi sia responsabile dell’aumento della domanda energetica. Mentre una piccola linea elettrica che collega un campus di data center a una sottostazione vicina viene facilmente addebitata al data center stesso, capire a chi fatturare diventa più difficile man mano che si procede lungo la linea, in particolare con le infrastrutture condivise come la sottostazione stessa, o le linee di trasmissione a lunga distanza che vi si collegano.
Sebbene le società elettriche possano addebitare, e di fatto addebitino, ai data center l’elettricità che consumano, Fortune osserva che le strutture che sostengono il boom dell’intelligenza artificiale possono “ottimizzare” il loro consumo di elettricità minuto per minuto, ottenendo un vantaggio che il consumatore medio può solo sognare.
Poiché molte società elettriche applicano le tariffe basandosi su un sistema di “domanda di picco” — una misura del consumo energetico di un cliente nel momento esatto in cui la rete collettiva raggiunge il picco di richiesta — i data center hanno preso l’abitudine di ridurre il carico proprio quando la rete registra la domanda più elevata. Non perché stiano effettivamente cercando di consumare meno energia, ma perché quella ristretta finestra temporale determina l’importo della bolletta. In realtà, il loro consumo complessivo rimane invariato.
Questo è più o meno lo scenario che si è verificato in un’operazione di estrazione di Bitcoin in Texas, dove l’azienda Riot Platforms ha accettato di tagliare il proprio consumo di energia nelle calde giornate estive, per poi aumentare massicciamente l’utilizzo durante la notte. In cambio, l’azienda ha negoziato una tariffa elettrica fissa complessiva più bassa e ha persino ottenuto alcuni sussidi statali destinati a incoraggiare un uso responsabile dell’energia.
Lo spostamento del carico (load-shifting) di questo tipo può aiutare concretamente la rete, ma significa anche che le aziende in grado di manipolare il sistema vengono premiate con sussidi che una famiglia media non otterrà mai. E poiché le aziende si limitano a cambiare il quando consumano energia — e non il quanto — lo spostamento del carico sovvenzionato finisce per essere una strategia scarsa per ridurre complessivamente il consumo elettrico.
E sebbene i data center siano solo l’esempio più contemporaneo di questa pratica, l’astuta manipolazione dei mercati energetici statunitensi da parte di società a scopo di lucro risale a decenni fa. Potrebbe non essere una notizia rassicurante per i cittadini che si affannano a chiedere conto alle aziende di data center nel presente, ma dovrebbe almeno dare loro un’idea di dove iniziare a cercare ispirazione.
Altro sui data center: New York diventa il primo Stato a vietare i data center per l’IA
Articolo originale: https://futurism.com/artificial-intelligence/data-centers-electricity-ai-public-utility-rates
MAPPA INTERATTIVA
https://www.iea.org/data-and-statistics/data-tools/energy-and-ai-observatory?tab=Energy+for+AI
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