Di Maria Heibel – Nogeoingegneria.com
Perché per anni si è cercato di convincere la popolazione che le scie aeree nel cielo fossero solo innocue scie di condensazione? Nello stesso tempo, le si è escluse dalle valutazioni sull’inquinamento atmosferico a livello di statistiche pubbliche e dicussioni COP sul clima.
AEREI E NAVI EMETTONO DI TUTTO – MA TUTTI A FAR FINTA DI NIENTE
Il Workshop on the Impacts of Aviation on Climate Change: A Report of Findings and Recommendations” del 2006 era un incontro scientifico internazionale organizzato dal programma PARTNER (Partnership for AiR Transportation Noise and Emissions Reduction) insieme al Joint Planning and Development Office statunitense. Si tenne a Boston/Cambridge dal 7 al 9 giugno 2006.
L’obiettivo principale era capire quanto l’aviazione contribuisca al cambiamento climatico e quali siano le maggiori incertezze scientifiche ancora aperte. Gli esperti discussero soprattutto degli effetti delle emissioni degli aerei nell’alta troposfera e nella bassa stratosfera.
I temi principali affrontati furono:
Emissioni di CO₂ degli aerei e loro contributo al riscaldamento globale.
Effetti degli ossidi di azoto (NOx) sulla formazione di ozono e metano atmosferico.
Impatto di vapore acqueo, aerosol e fuliggine prodotti dai motori.
Formazione di contrails (scie di condensazione) e di nubi cirriformi artificiali.
Come misurare l’“impatto climatico” complessivo dell’aviazione.
Necessità di nuovi modelli climatici e campagne di osservazione atmosferica.
Il workshop era diviso in tre grandi gruppi di lavoro:
– Effetti chimici delle emissioni aeree nell’atmosfera.
– Scie di condensazione e cirri artificiali.
– Impatto climatico complessivo e metriche di valutazione.
Una conclusione importante fu che gli effetti dell’aviazione sul clima non dipendono solo dalla CO₂, ma anche da fenomeni indiretti molto complessi e ancora poco compresi, specialmente:
– le modifiche alla chimica atmosferica,
– la formazione di nuvole,
– e gli effetti radiativi delle scie.
Nel 2006, durante quel workshop, la parte sugli effetti chimici delle emissioni aeree nell’atmosfera era considerata una delle aree più importanti ma anche più incerte della climatologia dell’aviazione.
Gli scienziati già sapevano abbastanza bene che gli aerei a quote di crociera (circa 8–12 km), i motori emettono sostanze che alterano direttamente la chimica dell’atmosfera.
La quota di emissione contava moltissimo
Gli scienziati sottolineavano che emettere sostanze al suolo, oppure a 10–12 km di quota, non produce gli stessi effetti.
La chimica dell’alta troposfera è molto diversa: temperature basse, forte radiazione UV, diversa concentrazione di radipresenza di ghiaccio e nubi sottili.
Per questo le emissioni aeronautiche avevano un impatto sproporzionato rispetto alla quantità totale emessa.
Fuliggine e aerosol
I motori emettono particelle microscopiche: black carbon, solfati, nuclei di condensazione.
Nel 2006 si sospettava già che queste particelle:
– modificassero la formazione delle nubi,
– influenzassero le proprietà ottiche dell’atmosfera,
– aiutassero la formazione delle contrails.
Gli esperti dissero chiaramente che la componente aerosol-cloud era una delle meno comprese dell’intero forcing climatico dell’aviazione.
Contrails e cirri artificiali
Una delle aree più “nuove” nel 2006.
Le scie di condensazione non erano viste solo come linee nel cielo: potevano evolvere in nubi cirriformi artificiali persistenti.
Queste nubi: riflettono parte della luce solare, ma soprattutto trattengono radiazione infrarossa terrestre. Il bilancio netto sembrava tendere al riscaldamento.
Nel 2006 la comunità scientifica presente al workshop riteneva già molto probabile che:
contrails e cirri artificiali potessero essere cruciali;
le incertezze maggiori riguardassero le nuvole e gli aerosol.
Molte delle ricerche successive degli anni 2010–2020 hanno poi confermato che gli effetti cosidetti non-CO₂ dell’aviazione sono effettivamente molto rilevanti.
Parallelamente però, negli stessi anni:
il traffico aereo globale cresceva rapidamente, anche grazie all’apertura degli aeroporti militari per i voli civili (low cost)
le compagnie low cost espandevano enormemente il mercato,
e le politiche climatiche si concentravano soprattutto sulla CO₂ terrestre ed energetica.
Perché, allora, si è voluto zittire chi sollevava domande critiche sostenendo che quelle strisce nel cielo fossero innocue scie di condensazione? Perché non se ne è discusso pubblicamente e ogni preoccupazione è stata liquidata come ridicola? Non c’è da stupirsi che la sfiducia sia cresciuta e che si siano diffuse teorie piene di sospetti inquietanti. Gli avvenimenti degli ultimi anni e quelli attuali non contribuiscono certo a rafforzare la fiducia.
IL DOCUMENTO COMPLETO Workshop on the Impacts of Aviation on Climate Change: A Report of Findings and Recommendations (2006)
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