14 anni fa abbiamo avuto il grande piacere di ospitare il generale Fabio Mini come relatore sul tema della guerra condotta con strumenti che manipolano l’ambiente, durante la conferenza “LA GUERRA AMBIENTALE È IN ATTO”.
Dopo molti anni di silenzio su questo argomento in seguito a quell’evento, il generale è tornato a rispondere alle domande nel 2025. È un intervento che merita di essere ascoltato con molta attenzione, poiché dice più di quanto sembri: i preconcetti ampiamente diffusi, infatti, rischiano di rendere difficile cogliere le informazioni che ci trasmette.
«NON ESCLUDO NIENTE, SONO UN DUBBIOSO. TUTTO È POSSIBILE»
In questa intervista, condotta da Giò Fumagalli (fondatore di Ibex Edizioni e editore di Mini), il Generale dell’Esercito Italiano Fabio Mini affronta il tema cruciale del rapporto tra tecnologia militare, geoingegneria e controllo climatico.
Dopo i suoi interventi più dettagliati tra la fine degli anni ’90 e i primi anni 2000 (il saggio per l’IMES intorno al 1997, il noto articolo su Limes del 2007 intitolato “Owning the weather: la guerra ambientale globale è già cominciata” e appunto la conferenza a Firenze nel 2012), il Generale Mini aveva quasi smesso di trattare pubblicamente e in modo approfondito questo tema, occupandosi negli anni successivi soprattutto di geopolitica, NATO e Ucraina.
Il Generale Mini iniziò trent’anni fa a scrivere e a occuparsi organicamente della trasformazione della dottrina militare, delle nuove tecnologie e della gestione strategica dello spazio e dell’ambiente. L’impegno di Mini si muoveva su un doppio binario: da un lato la sua attività di alto ufficiale e analista all’interno delle forze armate e della NATO, dall’altro la produzione di saggi di geopolitica e studi strategici pubblicati su riviste specializzate o tramite istituti di ricerca di settore (come appunto l’IMES – Istituto Mediterraneo di Studi Internazionali o simili enti di geopolitica e difesa dell’epoca). Spesso si trattava di monografie, documenti di lavoro riservati o circolati in ambiti accademici e militari ristretti prima di trovare una più ampia cassa di risonanza con i saggi pubblicati nei primi anni duemila (come i suoi libri con Einaudi e altri) e con l’ articolo su Limes del 2007.
Nel contesto delle sue riflessioni, quel periodo storico (subito dopo la fine della Guerra Fredda e l’inizio dei conflitti balcanici) ha segnato l’esplosione dei primi studi organici sull’uso strategico e geofisico delle nuove tecnologie belliche.
L’intervista del 2025 con Ibex Edizioni rappresenta quindi un ritorno sulla questione dopo molto tempo, affrontato con il tono cauto e analitico di sempre: riconosce l’esistenza storica degli studi militari e ne valuta i limiti tecnici reali.
Evitando di cadere in speculazioni, Mini sottolinea la complessità dei fenomeni, i reali limiti tecnici, la natura spesso imperfetta delle predizioni e il fatto che le tecnologie, anche se immature, vengano comunque impiegate qualora risultino convenienti. Torna inoltre a ribadire un concetto espresso molte volte: in ambito militare ciò che si può fare, prima o poi si fa, senza badare a spese (basti pensare alle migliaia di detonazioni atomiche).
Ancora una volta, Mini offre un’analisi pragmatica, riassunta perfettamente dal suo approccio: «Non escludo niente, sono un dubbioso. Tutto è possibile».
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