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Le turbine eoliche offshore non producono solo elettricità, quando c’è vento: interferiscono anche con i flussi d’aria e, di conseguenza, con i fenomeni meteorologici. Un nuovo studio del Centro Helmholtz Hereon mostra che un massiccio potenziamento dell’eolico offshore potrebbe spostare le precipitazioni dalla terraferma verso il mare. Nelle regioni costiere tedesche potrebbero cadere dal 5 all’8% di pioggia in meno; in altre zone, la riduzione potrebbe essere ancora più marcata.

Le pale eoliche sottraggono energia al vento. In realtà, si tratta di un’ovvietà: senza questo prelievo energetico, gli impianti non potrebbero produrre elettricità. Tuttavia, quando non si tratta di singole turbine ma di enormi parchi industriali con migliaia di generatori nel Mare del Nord e nel Mar Baltico, questa interferenza con l’atmosfera non resta priva di conseguenze. I ricercatori del Centro Helmholtz Hereon hanno ora studiato cosa accade alle precipitazioni se, nei prossimi decenni, l’espansione offshore verrà portata avanti in modo massiccio. Il risultato: sopra i parchi eolici piove di più, mentre nelle regioni costiere retrostanti arrivano meno precipitazioni.

Lo studio di Naveed Akhtar, Alberto Elizalde, Beate Geyer e Corinna Schrum è stato pubblicato il 12 agosto sulla rivista Communications Earth & Environment con il titolo Projected impacts of future offshore wind farms on coastal precipitation over the Northwest European shelf. I ricercatori hanno simulato, con un modello climatico regionale ad alta risoluzione, diversi scenari di sviluppo dell’eolico offshore, confrontando i parchi del 2023, le pianificazioni per il 2030 e uno scenario a lungo termine molto esteso. Alla base vi erano dati meteorologici dal 2008 al 2017, simulati sia con sia senza impianti eolici.

La pioggia cade già sopra il mare

L’effetto fisico sottostante è semplice. I rotori sottraggono energia cinetica all’aria in transito e generano turbolenze. Nelle aree densamente equipaggiate, la velocità del vento diminuisce, secondo le simulazioni, fino a 2–3 m/s. Contemporaneamente, cambia il rimescolamento verticale dell’aria: l’umidità viene trasportata più intensamente verso l’alto, condensa e cade in misura maggiore già sopra le aree dei parchi eolici. Di conseguenza, meno umidità viene trasportata ulteriormente verso la costa.

Con i parchi attuali e anche con l’espansione prevista per il 2030, l’effetto rimane, secondo i ricercatori, relativamente contenuto e in larga parte limitato al mare. La situazione cambia con un ulteriore potenziamento massiccio. Sopra le aree dei parchi eolici, nelle simulazioni le precipitazioni aumentano di circa il 12–18%; contemporaneamente, nelle regioni costiere adiacenti diminuiscono del 5–15%. In Germania sono soprattutto Schleswig-Holstein e Bassa Sassonia a essere interessati. Nel nord-ovest dello Schleswig-Holstein e lungo la costa della Bassa Sassonia, il modello calcola in media annuale circa il 5–8% in meno di precipitazioni. Valori simili si ottengono per ampie parti dei Paesi Bassi e per la costa occidentale della Gran Bretagna. In alcune zone dello Jutland, in Danimarca, la riduzione supera il 15%. Le variazioni sono ancora più marcate con i venti sud-occidentali prevalenti nel nord-ovest europeo: allora le precipitazioni sopra i parchi offshore aumentano talvolta del 9–20%, mentre le coste retrostanti restano più asciutte. In autunno e inverno, i ricercatori calcolano regionalmente persino riduzioni del 10–20%.

Gli effetti di “wake” si estendono oltre le turbine

Ma l’area di influenza dei parchi eolici non termina dietro l’ultima turbina. I cosiddetti effetti di “wake” possono persistere ben oltre gli impianti. Già uno studio del 2021 del Centro Hereon, pubblicato su Nature Scientific Reports dal titolo “Accelerating deployment of offshore wind energy alter wind climate and reduce future power generation potentials”, aveva concluso che, con venti sud-occidentali prevalenti, i deficit di velocità del vento possono essere rilevabili fino a 35–40 km dietro grandi parchi offshore. I ricercatori avevano inoltre osservato che parchi vicini si “rubano” il vento a vicenda, riducendo sensibilmente la produzione elettrica degli impianti situati più a valle.

I modelli climatici non tengono conto di questo effetto

Particolarmente interessante è un’osservazione degli autori riguardo ai modelli climatici dell’IPCC. I modelli globali dell’IPCC AR6 non rappresentano esplicitamente gli effetti climatici regionali e locali dei grandi parchi eolici offshore. Gli stessi scienziati lo sottolineano. Solo modelli regionali ad alta risoluzione possono catturare adeguatamente tali variazioni dei flussi d’aria e delle precipitazioni. Si crea così una situazione piuttosto interessante: con i modelli climatici si giustificano le richieste politiche di un massiccio potenziamento dell’eolico, mentre l’espansione stessa modifica il meteo e il clima regionale. Tuttavia, questo effetto non viene affatto considerato nei grandi modelli dell’IPCC. Il nuovo studio conclude addirittura che i parchi eolici offshore possono ridurre in generale il trasporto di umidità dal mare alla terraferma.

Gli scienziati precisano però di aver deliberatamente simulato un limite superiore, occupando tutte le aree di sviluppo previste con una densità di potenza di 8 MW/km² e utilizzando un unico modello atmosferico. Chiedono quindi ulteriori indagini con altri modelli, densità di potenza e aree di espansione. Resta comunque il fatto che un ulteriore ampliamento degli impianti eolici offshore avrà un enorme impatto sul meteo a terra.

Gli obiettivi UE e le implicazioni politiche

Le loro indagini non sono nemmeno puramente teoriche. La strategia offshore originaria dell’UE prevedeva almeno 60 GW di potenza eolica in mare entro il 2030 e 300 GW entro il 2050. Oggi, gli obiettivi offshore regionali concordati dagli Stati membri si sommano addirittura a 86–89 GW nel 2030 e 355–366 GW nel 2050. Il Mare del Nord e il Mar Baltico saranno dunque effettivamente ricoperti di impianti in una misura finora sconosciuta.

L’energia eolica viene politicamente trattata come se fosse una fonte energetica quasi priva di conseguenze: il vento soffia comunque, quindi basterebbe “raccoglierlo” con sufficienti rotori. Ma l’energia non può essere sottratta a un flusso d’aria senza modificare quel flusso d’aria, come ho spiegato anche nel mio libro “Der Windkraft-Wahn(ndr La mania dell’energia eolica) . Quando migliaia di grandi turbine vengono installate in spazi ristretti, queste modifiche si sommano: nel vento, nello scambio termico, nelle correnti marine e, come ora dimostrato, anche nelle precipitazioni.

Tuttavia, mentre nella generale “follia climatica” si punta sempre il dito contro le centrali a carbone e a gas, si ignorano gli effetti negativi degli impianti eolici e solari sull’ambiente circostante. I fatti scomodi, infatti, non contano quando si vuole imporre il proprio racconto. Ma come si farà allora a vendere alla gente l’inaridimento di intere regioni costiere causato dai parchi eolici offshore come “conseguenza del cambiamento climatico”?

Fonte originale: https://report24.news/windkraft-veraendert-das-wetter-offshore-parks-sorgen-fuer-weniger-regen-an-den-kuesten/

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