
In base alla nuova legge sul servizio militare, tutti gli uomini di età compresa tra i 17 e i 45 anni devono, in linea di principio, ottenere l’autorizzazione delle Forze Armate Federali per soggiorni all’estero di durata superiore ai tre mesi. Questa modifica della legge sul servizio militare obbligatorio (WPflG), che riguarda diversi milioni di uomini in Germania, è entrata in vigore il 1° gennaio in modo relativamente inosservato e non è stata quasi discussa pubblicamente.
La notizia, riportata da Frankfurter Rundschau e rilanciata dallo Spiegel, è stata confermata dal ministero della Difesa alla Dpa e ha scatenato diverse polemiche nel Paese, soprattutto sui social.
Autorizzazione per l’estero? È solo la punta dell’iceberg: la nuova legge tedesca che limita libertà e diritti
La polemica tedesca non riguarda solo l’autorizzazione Bundeswehr per soggiorni all’estero: la nuova legge limita anche libertà personale
La polemica esplosa in questi giorni in Germania non riguarda solo l’obbligo di chiedere l’autorizzazione alla Bundeswehr per soggiorni all’estero superiori a tre mesi. Quella disposizione – introdotta con il Wehrdienst-Modernisierungsgesetz entrato in vigore il 1° gennaio 2026 – è solo la punta visibile di un iceberg molto più grande, come ha messo in luce la Berliner Zeitung, il quotidiano che ha sollevato il caso in Germania.
Il tema è emerso con forza nelle ultime ore: il paragrafo 3 della legge sul servizio militare recita chiaramente che «i maschi, dopo aver compiuto 17 anni, devono ottenere l’autorizzazione dal centro di carriera competente della Bundeswehr se intendono lasciare la Repubblica Federale di Germania per più di tre mesi». Lo stesso vale se intendono prolungare un soggiorno già approvato o estendere oltre i tre mesi un’assenza che inizialmente non richiedeva autorizzazione. Il Ministero della Difesa tedesco ha confermato la norma su richiesta dell’agenzia di stampa dpa.
Cosa c’è nella nuova legge tedesca sulla leva militare
In passato, tale regolamento si applicava esclusivamente nei casi in cui il Bundestag o la Nato avessero dichiarato che un attacco contro la Germania era probabile o si era già verificato. Ora, invece, l’approvazione del Centro Carriere della Bundeswehr è obbligatoria per tutti i soggiorni prolungati all’estero, indipendentemente da tale condizione.
Ma c’è molto di più. L’articolo 51 della Legge sul Servizio Militare, osserva il quotidiano tedesco, elenca con singolare franchezza i diritti fondamentali che possono essere limitati per legge. E l’elenco è decisamente lungo. La libertà della persona, tutelata dall’articolo 2 comma 2 della Legge Fondamentale tedesca, subisce una restrizione significativa attraverso l’obbligo di presentarsi alla visita di leva (Musterung), alle successive visite mediche di idoneità, alla chiamata effettiva al servizio e, in casi estremi, mediante il fermo coatto da parte della polizia qualora l’interessato non si presenti.
In questo modo lo Stato può accertare il luogo in cui si trova una persona, ordinarle esami sanitari e, se necessario, farla condurre con la forza presso le autorità competenti. Allo stesso tempo, anche la libertà di circolazione garantita dall’articolo 11 GG – ossia il diritto di muoversi liberamente nel territorio federale e di scegliere liberamente il proprio luogo di residenza – viene limitata dalla chiamata alle armi e dal sistema di sorveglianza militare (Wehrüberwachung): chi viene arruolato non può più decidere dove vivere, ma deve trasferirsi dove la Bundeswehr stabilisce di collocarlo.
Infine, la libertà di professione prevista dall’articolo 12 GG viene di fatto sospesa per tutta la durata del servizio militare; la persona chiamata non può più esercitare il lavoro o la professione liberamente scelta, ma deve svolgere il compito assegnatole dallo Stato, con la conseguenza che studi, formazioni professionali, carriere e interi progetti di vita vengono interrotti o rinviati sine die.
Il costituzionalista tedesco alla Bild: “Grave violazione”
Il costituzionalista Volker Boehme-Neßler dell’Università di Oldenburg lo riassume con chiarezza sulle pagine della Bild-Zeitung: imporre l’obbligo di autorizzazione per i viaggi all’estero rappresenta una «violazione sproporzionate nei diritti fondamentali». Tanto più che in Germania, al momento, non esiste una vera e propria leva obbligatoria, bensì soltanto una «leva volontaria», come la definisce lo stesso giurista. Pretendere un’autorizzazione per qualcosa da cui si può liberamente esimersi è un evidente controsenso giuridico, che lascia trasparire la reale intenzione politica dietro la misura.
La norma tedesca, scrive la Berliner Zeitung, si inserisce perfettamente nel «repertorio di strumenti degli Stati con servizio di leva obbligatoria, che vogliono tenere la propria popolazione disponibile in caso di guerra. Il fatto che sia valida anche al di fuori dello stato di tensione e di difesa – questa è la vera novità rispetto alla vecchia versione. E questo è il vero motivo dell’agitazione».
In buona sostanza, nota ancora il quotidiano tedesco, chi conosce la storia delle fasi di riarmo militare non si stupisce di quanto sta accadendo. In ogni periodo prebellico della storia europea, al riarmo materiale è sempre seguita la mobilitazione delle persone. Prima si producono le armi, poi si censiscono gli uomini. Prima si riorienta il bilancio pubblico, poi si restringono i diritti fondamentali. Prima si parla in termini generici di «minacce», poi si decide concretamente chi chiamare sotto le armi. «Ciò non significa che la guerra sia imminente. Significa, però, che si stanno creando le precondizioni istituzionali che la rendono possibile».
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FONTE https://it.insideover.com/politica/autorizzazione-per-lestero-e-solo-la-punta-delliceberg-la-nuova-legge-tedesca-che-limita-liberta-e-diritti.html
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