Sette guerre in cinque anni. Quello che gli USA avevano già deciso dopo l’11 settembre.
Il comandante supremo delle forze Nato in Europa dal 1997 al 2000, generale Wesley Clark rendeva di pubblico dominio un breafing avuto poco dopo l’11 settembre 2001. Sosteneva di essere stato messo al corrente dal vice-presidente Cheney e dal ministro della Difesa Rumsfeld dell’intenzione dell‘amministrazione di scatenare una serie di guerre contro Siria, Iraq, Libano, Libia, Somalia, Sudan e Iran. L’obiettivo era trasformare il “volto” del Medio Oriente prima di essere costretti ad accettare la sfida strategica della prossima superpotenza emergente. Il generale Clark sosteneva che, per costoro, l’esercito americano doveva servire per scatenare guerre e per far cadere governi e non per rafforzare la pace e la stabilità.
Basta guardarsi indietro, e si vede, tanto lavoro è stato fatto. E’ arrivato l’ora di giustiziare l’Iran.
Il governo iraniano risponde all’Unione Europea, i cui 27 Stati membri hanno trovato giovedì, l’accordo per inserire le Guardie Rivoluzionarie di Teheran (i cosiddetti “pasdaran“) nella lista delle organizzazioni terroristiche. “Eserciti europei saranno considerati terroristi”.
In questo contesto vorrei proporre un articolo, non recentissimo ma sempre attuale.
La base di Sigonella e il sistema MUOS di Niscemi sono nodi strategici essenziali per le operazioni USA/NATO in Medio Oriente, agendo come hub di intelligence, comunicazione e supporto logistico. Nel 2025 il loro ruolo nel conflitto Iran-Israele-USA ha sollevato preoccupazioni sulla sicurezza della Sicilia, considerata a rischio ritorsioni.
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Sigonella e Muos di Niscemi: quali i rischi per la Sicilia nell’attuale situazione mediorientale?
di Luigi Asero
In questo giornale, tante e tante volte in passato, ci si è occupati dei rischi derivanti dalla presenza stabile di due importantissime basi NATO, quella di Sigonella (a Catania) e quella più recente del Muos di Niscemi in provincia di Caltanissetta. Ce ne siamo occupati sempre inascoltati e spesso criticati anzi… accusati d’essere disfattisti e allarmisti per delle realtà che portano lavoro e sviluppo (quale “lavoro”? quale “sviluppo”?).
Oggi la questione torna prepotentemente a galla, la situazione mediorientale con il conflitto tra Israele e Iran e la necessità dei primi di disporre di armamenti con il rischio che serva ben “altro”, un ben “altro” di cui disporrebbero soltanto gli USA fa tornare in mente cupi scenari, di cui non si aveva più memoria dai tempi della “guerra fredda”. Appena due giorni fa il quotidiano “La Sicilia” con un pezzo a firma di Alfredo Zermo titolava Medio Oriente, Trump muove i bombardieri B-2: lo “spettro” di Sigonella nel conflitto, mentre stamane è il quotidiano online “NewSicilia” a lanciare, con un’intervista, l’allarme di Fabio Granata Guerra in Medio Oriente, la Sicilia come bersaglio strategico.
Facciamo un po’ di promemoria di quanto scritto in tempi non sospetti. Correva il 17 gennaio 2020 quando Salvo Barbagallo scriveva su queste pagine
“Quante volte da noi (e da pochi, pochissimi altri) è stato posto l’interrogativo inquietante: “i droni a Sigonella che ci stanno a fare?”. Interrogativo più che giustificato dal momento che i droni – appunto i temibili “Global Hawk” ai quali si sono aggiunti dopo i “Reaper” e i “Predator”– a Sigonella ci stanno come presenza fisica da tempo. Una presenza dei velivoli senza pilota d’osservazione e armati con missili di vario tipo, ufficializzata alcuni anni addietro nel corso della visita in Sicilia dall’allora segretario della Difesa degli Stati uniti ed ex direttore della Cia, Leon Edward Panetta. In questi anni trascorsi, come sono stati utilizzati i droni statunitensi, se si parla di un loro uso sul campo già dal 2015?”
e lo scriveva a pochi giorni da un altro articolo dell’8 gennaio titolato: Anche Sigonella nell’occhio della “vendetta” iraniana?
Potremmo andare indietro nel tempo, trovare decine di altri articoli in cui si paventa questo enorme rischio per la nostra terra. Terra di conquista in cui il popolo crede ancora alla favola del lavoro e dello sviluppo che ci arriverebbero proprio dalla presenza di questi presidi militari permanenti e -piaccia o meno- seppur alleati pur sempre stranieri.
Per questo pezzo abbiamo fatto una precisa domanda a Gemini (l’IA di Google). Riportiamo integralmente e poi concludiamo, tanto vi sarete già annoiati…
Domanda: “Quali sono i rischi per la Sicilia che possiede le basi NATO di Sigonella e Muos di Niscemi a seguito degli attuali conflitti in Medioriente?”
Risposta dell’IA di Gemini:
La presenza delle basi NATO di Sigonella e del sistema MUOS di Niscemi in Sicilia espone l’isola a diversi rischi, specialmente in un contesto di escalation dei conflitti in Medio Oriente. Ecco una panoramica dei principali rischi:
Bersaglio strategico: Le basi militari, per loro stessa natura, rappresentano obiettivi di alto valore strategico in caso di conflitto. Con l’intensificarsi delle tensioni in Medio Oriente, e in particolare con l’escalation tra Israele e Iran, le basi come Sigonella (che, come evidenziato da recenti notizie, viene utilizzata per il supporto alle operazioni USA nella regione) potrebbero diventare potenziali bersagli per attacchi, diretti o indiretti, da parte di attori ostili agli Stati Uniti e alla NATO.
Coinvolgimento indiretto: Anche senza un attacco diretto alle basi, la loro operatività in supporto a operazioni militari in Medio Oriente potrebbe implicare un coinvolgimento indiretto della Sicilia e della popolazione locale negli scenari di guerra. La Sicilia, infatti, è una piattaforma logistica e di intelligence cruciale per le operazioni militari nel Mediterraneo e in Medio Oriente.
Rischi ambientali e sanitari: La presenza di infrastrutture militari complesse, come il MUOS, solleva da tempo preoccupazioni riguardo ai potenziali impatti ambientali e sanitari sulla popolazione locale, legati ad esempio alle emissioni elettromagnetiche. Un aumento dell’attività delle basi in un contesto di conflitto potrebbe amplificare queste preoccupazioni.
Instabilità regionale: L’Italia, e in particolare la Sicilia per la sua posizione geografica, è già fortemente influenzata dall’instabilità nel Mediterraneo e in Nord Africa. Un’ulteriore escalation in Medio Oriente potrebbe avere ripercussioni sulla sicurezza regionale, inclusa la gestione dei flussi migratori e la lotta al terrorismo.
Proteste e tensioni sociali: La presenza delle basi militari e il loro potenziale coinvolgimento in conflitti possono generare forti proteste e tensioni sociali a livello locale, come già accaduto in passato per il MUOS.
Impatto economico: Sebbene la presenza delle basi generi anche un indotto economico, un’escalation dei conflitti potrebbe avere effetti negativi sull’economia regionale, ad esempio sul turismo o sugli investimenti, a causa della percezione di una maggiore instabilità.
In sintesi, la Sicilia, ospitando queste importanti basi NATO e USA, si trova inevitabilmente esposta alle dinamiche geopolitiche e ai rischi derivanti dai conflitti in atto, o potenziali, nel Mediterraneo e in Medio Oriente.
In chiusura, ora parliamo di nuovo noi… c’arriva facilmente anche l’Intelligenza Artificiale, quando lo capiranno le genti?
FONTE https://www.lavocedellisola.it/2025/06/sigonella-e-muos-di-niscemi-quali-i-rischi-per-la-sicilia-nellattuale-situazione-mediorientale/
NOTA
Nel settembre 2025, aerei militari israeliani, inclusi velivoli C-130, sono stati avvistati presso la base di Sigonella (Sicilia). Il Ministero della Difesa italiano ha confermato l’atterraggio tecnico di un velivolo il 2 settembre 2025.
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