Chi governa davvero l’Europa? L’ondata di ricorsi da Bruxelles assume dimensioni sempre più vaste

uncut-news.ch – 9 giugno 2026

La Commissione europea ha nuovamente deferito diversi Stati membri alla Corte di giustizia dell’Unione europea. Come riportato da Politico, Bruxelles sta attualmente agendo contro Francia, Spagna e altri paesi perché non hanno recepito tempestivamente nel diritto nazionale la cosiddetta direttiva NIS2 sulla sicurezza informatica.

Ufficialmente, si tratta della protezione dell’Europa dagli attacchi informatici. Gli Stati membri si sarebbero impegnati a attuare le nuove normative e dovrebbero ora farlo. Per la Commissione UE, il caso è quindi una pura questione di applicazione della legge.

Tuttavia, la vicenda solleva una domanda fondamentale: per quanto tempo si potrà ancora parlare di Stati nazionali sovrani, se sempre più decisioni politiche vengono prese a Bruxelles e gli Stati finiscono in tribunale in caso di inadempienza?

Il caso attuale non è affatto isolato. Negli ultimi anni, la Commissione UE ha avviato una vera e propria ondata di procedure d’infrazione. Alcuni Stati membri sono stati citati in giudizio perché non avevano attuato abbastanza rapidamente le disposizioni del Digital Services Act. Altri sono stati presi di mira a causa di direttive sul diritto d’autore, politica energetica, normative ambientali, questioni migratorie o procedure sullo Stato di diritto.

L’Ungheria è stata citata in giudizio per la sua politica migratoria. La Polonia per le riforme giudiziarie. Diversi Stati per le leggi sul digitale. Altri ancora per il ritardo nel recepimento delle nuove direttive di Bruxelles.

L’elenco si allunga di anno in anno. Il modello segue quasi sempre lo stesso iter: innanzitutto, la Commissione europea, il Parlamento europeo e il Consiglio dei ministri approvano nuove regole. Successivamente, gli Stati membri devono trasporle nel diritto nazionale. Se ciò non avviene abbastanza velocemente o in modo sufficientemente completo, la Commissione avvia lettere di messa in mora, pareri motivati e, infine, ricorsi dinanzi alla Corte di giustizia dell’Unione europea.

Formalmente, questa procedura è del tutto legale. Politicamente, però, sorge un’altra domanda: chi governa davvero l’Europa?

Sempre più spesso si ha l’impressione che i parlamenti nazionali servano solo a implementare decisioni già prese a livello europeo. I cittadini eleggono i governi nazionali, ma molte direttive centrali nascono da tempo al di fuori dei dibattiti politici nazionali.

Particolarmente evidente è lo sviluppo degli ultimi anni. Mentre l’UE si presentava originariamente soprattutto come una comunità economica e commerciale, oggi interviene in sempre più ambiti della vita sociale: sicurezza informatica, regolamentazione digitale, migrazione, politica climatica ed energetica, mercati finanziari, vigilanza sui media, intelligenza artificiale, protezione dei dati. Quasi nessun ambito politico rimane intatto.

I critici vi vedono una strisciante centralizzazione del potere politico. Sotto lo slogan dell’armonizzazione, sempre nuove competenze verrebbero trasferite a Bruxelles. Le specificità nazionali, le differenze regionali e le decisioni democratiche locali verrebbero messe sempre più sotto pressione.

Per molti osservatori, la dinamica politica sottostante appare particolarmente problematica, poiché ogni nuova crisi fornisce nuovi argomenti per ulteriori competenze: gli attacchi informatici giustificano una maggiore regolamentazione digitale; la migrazione giustifica un maggiore controllo comune; il cambiamento climatico giustifica maggiori direttive centrali; la disinformazione giustifica maggiori interferenze nello spazio informativo; la sicurezza giustifica una maggiore sorveglianza.

E chi non accetta le nuove regole, viene citato in giudizio.

I sostenitori argomentano che un mercato unico comune necessiti di regole comuni. Senza una loro applicazione, le leggi dell’UE perderebbero il loro significato. In effetti, l’Unione europea sarebbe difficilmente funzionale in molti settori senza standard uniformi.

Ma la controdomanda rimane: a partire da quale punto una comunità di Stati sovrani diventa una struttura politica in cui i governi nazionali sono solo organi esecutivi di decisioni centrali?

L’attuale rapporto di Politico sui ricorsi contro Francia e Spagna per la direttiva NIS2 dimostra soprattutto una cosa: l’UE non si limita da tempo a fornire raccomandazioni. Emana regole. E chi non sta al gioco, finisce in tribunale.

Per i critici, questa è esattamente la vera storia dietro le numerose procedure d’infrazione degli ultimi anni: non singole leggi informatiche o direttive digitali, ma il costante spostamento del potere politico dagli Stati membri a Bruxelles.

FONTE https://uncutnews.ch/wer-regiert-europa-wirklich-die-klagewelle-aus-bruessel-nimmt-immer-groessere-ausmasse-an/

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Ma chi governa davvero l’Europa, in fin dei conti? 

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