Perché gli Usa muovono guerra alle Big Tech cinesi?
Gli Stati Uniti hanno inserito quattro importanti aziende cinesi in lista contenente oltre 100 società d’oltre Muraglia ritenute avere legami più o meno diretti con l’apparato militare di Pechino. L’elenco, che adesso ha raggiunto quota 188 entità, comprende anche il…
Gli Stati Uniti hanno inserito quattro importanti aziende cinesi in lista contenente oltre 100 società d’oltre Muraglia ritenute avere legami più o meno diretti con l’apparato militare di Pechino.
L’elenco, che adesso ha raggiunto quota 188 entità, comprende anche il gigante dell’e-commerce Alibaba, il fornitore di servizi di ricerca su interner Baidu, nonché le insospettabili case automobilistiche Byd e Nio. Chi fa parte di questo gruppo, a detta del Pentagono, giocherebbe un ruolo rilevante nella modernizzazione dell’Esercito Popolare di Liberazione (Pla) cinese.
La mossa di Washington arriva a meno di un mese dall’incontro tra Donald Trump e Xi Jinping, al termine del quale i presidenti di Usa e Cina avevano stabilito di porre una tregua alle loro diatribe commerciali. Quasi come un fulmine a ciel sereno, il Dipartimento della Difesa americano ha pubblicato una versione aggiornata della “1260H list”, il citato elenco di aziende che il Pentagono considera essere affiliate alla base industriale militare del Dragone.
L’inserimento di queste società nella lista non impone esplicitamente sanzioni. Significa tuttavia che gli Stati Uniti non potranno stipulare contratti con le suddette entità a partire dalla fine di questo mese, né potranno acquistare i loro prodotti o servizi tramite terzi a partire da giugno 2027.
L’attacco Usa alle Big Tech cinesi
La mossa degli Usa non è affatto piaciuta alla Cina. Il ministero degli Esteri di Pechino ha dichiarato che la lista statunitense è discriminatoria e che “danneggia ingiustificatamente” le aziende cinesi, esortando Washington a “correggere le proprie pratiche errate”.
La situazione è quasi paradossale, perché se da un lato è vero che Trump ha dato l’impressione di voler dialogare con Xi, dall’altro la sua amministrazione ha inserito nella 1260H list alcune tra le principali aziende hi-tech cinesi. Nel frattempo, sottolineano i media Usa, le American Depositary Receipts (Adr) di Baidu sono calate del 2,1%, quelle di Alibaba dello 0,8% e quelle di Byd dello 0,8%.
Nella lista sono finite anche Cxmt e Ymtc, ossia due tra i principali produttori di chip di memoria del Dragone, l’azienda biotecnologica WuXi AppTec, la società di robotica basata sull’intelligenza artificiale RoboSense Technology e il produttore di robot umanoidi e quadrupedi Unitree.
Ymtc ha dichiarato a Reuters di essere delusa da questa mossa, soprattutto dopo “anni di collaborazione con le autorità statunitensi, sforzi per affrontare le problematiche e un impegno dimostrato per la conformità”. Ancora più assurda la situazione di Unitree, visto che soltanto pochi giorni fa Nvidia aveva dichiarato di voler collaborare con lei per costruire robot destinati ai ricercatori.
La sensazione, spiegano diversi funzionari delle big-tech del Dragone, è che la decisione degli Stati Uniti sia più motivata da intenti anti concorrenziali che non da serie preoccupazioni per la sicurezza nazionale.
A cosa punta Washington
La reazione delle aziende cinesi colpite non è mancata. Byd, il più grande produttore mondiale di veicoli elettrici, ha fatto sapere in un comunicato di opporsi all’essere etichettato come azienda militare e che utilizzerà tutti i “mezzi amministrativi e legali possibili” per tutelare i propri diritti e interessi, aggiungendo che la mossa di Washington ha danneggiato “i suoi successi nello sviluppo negli Stati Uniti”.
Sulla stessa lunghezza d’onda le altre Big Tech d’oltre Muraglia, con Alibaba in testa, che a sua volta ha dichiarato in un comunicato che non vi è “alcun fondamento” per la sua inclusione nella lista. “Alibaba non è un’azienda militare cinese né fa parte di alcuna strategia di fusione civile-militare. Intraprenderemo tutte le azioni legali disponibili contro i tentativi di travisare la nostra azienda”, ha affermato il conglomerato di e-commerce e tecnologia.
Considerando tutte queste società, otteniamo un fatturato complessivo di oltre 2,6 miliardi di yuan (quasi 388 miliardi di dollari) e una capitalizzazione aggregata di otre 5 trilioni di yuan (750 miliardi di dollari).
Chiara l’intenzione degli Usa, ormai convinti che le aziende tecnologiche civili cinesi siano legate a doppia mandata alle priorità militari del Partito Comunista Cinese, ma presumibilmente ancor più preoccupati che i loro continui exploit internazionali possano offrire a Pechino un vantaggio decisivo nello scontro tecnologico tra grandi potenze. Potrebbe però ormai essere troppo tardi per intervenire in maniera efficace.
FONTE https://it.insideover.com/tecnologia/perche-gli-usa-muovono-guerra-alle-big-tech-cinesi.html
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