Di Nogeingegeria

Quarant’anni dopo il disastro di Chernobyl (26 aprile 1986), assistiamo a un vero e proprio rinascimento dell’energia nucleare. Cernobyl aveva cambiato il rapporto con l’energia nucleare, con la politica energetica e con la percezione dei pericoli, e questa percezione è stata ulteriormente rafforzata dal disastro di Fukushima. Così come la CO₂ è passata dall’essere elemento vitale a nemico, qui accade il contrario. La stessa tecnologia che per decenni è stata percepita come un grave rischio e contro la quale si è formato il più grande movimento di opposizione – a cominicare da Einsteine e Russel. (nucleare civile e miltiare sono un tutt’uno) – il nucleare  viene oggi promossa come pulita, carbon-free e indispensabile per combattere il cambiamento climatico e soddisfare una domanda energetica in forte crescita.

L’atomo è tornato ad essere “nostro amico”, proprio come lo presentava Walt Disney nel suo film di propaganda pro-nucleare di oltre settant’anni fa.

In Italia il clima sta cambiando rapidamente. Il “no” espresso dai referendum popolari sembra sbiadire di fronte alle nuove esigenze di sicurezza energetica e decarbonizzazione. Si torna a guardare al nucleare, come prima di Chernobyl citando Aldo Moro che avevo espresso la sua visione nel 1977: 

«Non si può rinunciare al nucleare sicuro. Senza energia si apre la via di una paurosa regressione».

Queste parole erano contenute nel suo intervento “Politica nucleare, un atto di responsabilità”, pubblicato su Il Giorno il 4 ottobre 1977 (introdotto da Guido Bandera nell’edizione speciale per i 70 anni del quotidiano).→ Leggi l’articolo su Il Giorno

L’Istituto Bruno Leoni propone una lettura storica diversa del disastro di Chernobyl: non tanto un esempio dei pericoli intrinseci del nucleare, quanto il risultato di carenze sistemiche (qualità dei materiali, cultura della sicurezza e segretezza) tipiche del sistema sovietico.

«Chernobyl è diventata sinonimo dei pericoli generali dell’energia nucleare invece che dei rischi ambientali lasciati proliferare sotto il socialismo.»

Articolo dell’Istituto Bruno Leoni

L’Italia, pur avendo abbandonato la produzione elettro-nucleare dopo i referendum, non ricomincia da zero. Il Paese è tra i leader europei nel programma di fusione nucleare (secondo solo alla Germania per quota di attività finanziata tramite EUROfusion/EURATOM). ENEA coordina una vasta rete di oltre 20 soggetti pubblici e privati e sta realizzando a Frascati la Divertor Tokamak Test Facility (DTT), uno degli impianti chiave per la roadmap europea verso la fusione.→ Intervento ENEA: “Sul nucleare l’Italia non ricomincia da zero” (aggiornato con attività 2026)

A livello globale il trend è inequivocabile.

Il Direttore Generale dell’IAEA, Rafael Mariano Grossi, ha dichiarato che un possibile ritorno della Germania al nucleare è “logico” e “razionale”, considerando che Berlino è l’unico grande Paese ad aver completato un phase-out totale. Il tema viene esaminato “molto seriamente”.

In Asia è in corso un boom nucleare senza precedenti. Cina, India, Corea del Sud, Giappone e diversi Paesi del Sud-Est asiatico (Vietnam, Indonesia, Filippine, Malesia, Thailandia) stanno investendo massicciamente per ragioni di sicurezza energetica, crescita industriale e riduzione delle emissioni.→ Cosa c’è dietro il boom dell’energia nucleare in Asia

Il Giappone, dimenticandosi del trauma di Fukushima, sta vivendo una “seconda era dell’atomo”. Sotto la premier Sanae Takaichi, il Paese ha accelerato i riavvii: di recente è tornato in funzione (o si è avviato il processo) il reattore n. 6 della centrale di Kashiwazaki-Kariwa, la più grande al mondo (8,2 GW totali).→

Oltre l’incubo Fukushima: in Giappone la seconda era dell’atomo – Il Sole 24 Ore

Tuttavia, i costi di Fukushima restano enormi e “infiniti”. A 15 anni dal disastro (e oltre), lo Stato giapponese e Tepco spendono ancora circa 5 miliardi di euro all’anno tra decontaminazione, gestione delle acque contaminate e risarcimenti. I casi di tumori alla tiroide nei bambini restano un tema aperto e controverso.→ Fukushima, 15 anni dopo: i costi infiniti del disastro nucleare – Valori.it (aggiornato aprile 2026)

La Russia procede con determinazione: Putin ha annunciato piani ambiziosi per decine di nuovi reattori, reattori veloci e chiusura del ciclo del combustibile nucleare, con l’obiettivo di aumentare significativamente la quota di nucleare nel mix energetico nazionale.

Gli Stati Uniti rimangono la prima potenza nucleare civile al mondo, con oltre 100 reattori operativi che producono circa il 20% dell’elettricità. Il settore è in forte rilancio grazie a investimenti massicci negli SMR (Small Modular Reactors), spinti soprattutto dalla domanda esplosiva dei data center per l’intelligenza artificiale. Sul piano militare, gli USA mantengono uno dei due maggiori arsenali nucleari del pianeta, con focus su modernizzazione e deterrenza.

Anche in Africa, in India e in molti Paesi emergenti il nucleare è considerato una tecnologia strategica.

Senza dimenticare il suo ruolo futuro nella colonizzazione spaziale e nelle basi lunari (dove l’energia solare è intermittente e i reattori compatti diventano essenziali).I data center dell’IA, veri e propri “mostri energetici” con una domanda destinata a raddoppiare o triplicare nei prossimi anni, vedono nel nucleare (soprattutto SMR Small Modular Reactors) “l’unica soluzione realistica per un’energia costante “basse emissioni”..

La guerra in Iran favorisce lo sviluppo.

Un vero e proprio greenwashing, e molto altro ancora. 

Maria Heibel

DATI BIBLIOGRAFICI 

IAEA e ritorno al nucleare in Europa (Germania)

Russia

  • World Nuclear Association (aggiornato 2026).
    “Nuclear Power in Russia”.
    Analisi dettagliata dei piani di espansione (36 reattori operativi, nuovi reattori in costruzione, reattori veloci e chiusura del ciclo del combustibile).
    Nuclear Power in Russia – World Nuclear Association
  • NucNet (5 gennaio 2026).
    “Russia’s Nuclear Plants Meet 2025 State Generation Target Ahead of Schedule”.
    Articolo su NucNet

Stati Uniti – SMR, data center IA e rilancio nucleare

  • Georgetown Environmental Law Review (2 aprile 2026).
    “From Atoms to Algorithms: Nuclear Energy’s Comeback in the Age of AI”.
    Analisi degli investimenti tech (Microsoft, Amazon, Meta, Google) per riavviare reattori esistenti e sviluppare SMR per alimentare data center.
    Articolo completo
  • ETF Trends (6 ottobre 2025, aggiornato 2026).
    “Data Centers Embracing Nuclear, SMRs for AI Needs”.
    Panoramica sui Power Purchase Agreement tra big tech e impianti nucleari (es. Three Mile Island, Susquehanna).
    Articolo su ETF Trends

Africa

  • Deutsche Welle (DW) (29 marzo 2026).
    “Africa’s nuclear power push faces big obstacles”.
    Panoramica sui progetti in Egitto (El Dabaa), Sudafrica (estensione Koeberg e nuovi siti), Kenya e altri Paesi.
    Articolo DW
  • Nuclear Business Platform (30 dicembre 2025).
    “Africa Nuclear Market in 2025: A Strategic Turning Point”.
    Stima di potenziale da 15 GW entro il 2035 e opportunità commerciali.
    Articolo su Nuclear Business Platform

Nucleare nello spazio e sulla Luna

  • Scientific American (15 aprile 2026).
    “NASA needs nuclear power for its moon base. Here’s the White House plan to get it”.
    Roadmap USA per reattori nucleari sulla Luna entro il 2028-2030.
    Articolo su Scientific American
  • Reuters (24 dicembre 2025).
    “Russia plans a nuclear power plant on the moon within a decade”.
    Piani russo-cinesi per una centrale nucleare lunare entro il 2036.
    Articolo Reuters

Contesto generale – 40 anni dopo Chernobyl

  • Los Angeles Times (23 aprile 2026).
    “Nuclear energy is having a global revival 40 years after Chernobyl”.
    Articolo sul rinascimento nucleare mondiale nel quarantennale.
    Articolo LA Times

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