Il concetto di profezia che si autoavvera fu introdotto nella sociologia nel 1948 da Robert K. Merton nel suo libro «Teoria e struttura sociale». Esso descrive quei casi in cui un’ipotesi – considerata vera solo per il fatto stesso di essere ritenuta tale – finisce per avverarsi, confermando così la propria veridicità, sebbene in origine fosse infondata.
L’ aspettativa certa restringe il tuo campo visivo: hai una finestra davanti a te e non riesci a vederla perché credi che non esista.
Oggi questo meccanismo sembra essere più diffuso che mai, alimentato dai media, ma anche dagli ambienti alternativi.
È proprio questo meccanismo della “self fulfilling prophecy” che viene utilizzato per manipolare le persone sia individualmente che come gruppo.
La realtà presente e futura è in gran parte influenzata dalle nostre visioni e previsioni, sia positive che negative; per questo dovremmo esserne consapevoli.
Occhio alla profezia che si autoavvera
La profezia che si autoavvera, o che si autoadempie, insomma, quella che in inglese si chiama self fulfilling prophecy è una stregoneria che chiunque può fare. E che funziona.
PREVISIONI NEGATIVE. Istruzioni per produrre un’efficace profezia che si autoavvera: cominciate a credere che una qualsiasi eventualità abbia alte possibilità di verificarsi. Più l’eventualità è remota, meglio è. Se è anche nefasta, è il massimo.
REAZIONI ANTICIPATE E SCOMPOSTE. A questo punto, se il fatto negativo è tale da colpirvi direttamente, abbandonatevi in anticipo alla disperazione e/o datevi scompostamente da fare per mettervi al riparo dalle conseguenze nefaste. Se è tale da colpire qualcun altro, evocatelo in un crescendo minaccioso, fino a quando il qualcun altro non si abbandonerà alla disperazione o non si darà scompostamente da fare.
COMPORTAMENTI INFONDATI. In entrambi i casi, si tratta di attivare proprio quel comportamento (infondato) che finalmente causa il compiersi della (improbabile) profezia.
GLI ESEMPI DI MERTON. Il sociologo americano Robert K. Merton, l’inventore della definizione self fulfilling prophecy, fa questo esempio: Rosanna si convince ingiustamente che il suo matrimonio fallirà. Quindi si comporta come se fosse già fallito, e così lo fa effettivamente fallire. Oppure: Filippo si convince ingiustamente di non avere nessuna possibilità di passare un esame. Studia comunque, ma al momento dell’esame è così agitato da non rispondere neanche alle domande più facili, e non passa.
INDIVIDUI, IMPRESE E COMUNITÀ. Lo stesso meccanismo funziona anche con i gruppi e le collettività. Può portare al fallimento di una banca (se troppi correntisti, timorosi di un crac, ritirano nello stesso momento i propri depositi, il crac si verifica), o di una trattativa (se tutti sono convinti che la trattativa non si chiuderà, nessuno si dà da fare per negoziare sul serio. E la trattativa va in fumo) o di un’impresa (se molti clienti pensano che l’azienda sta per chiudere, smettono di fare ordini. L’azienda, così, chiude davvero).
CATTIVI PRONOSTICI, PESSIMI ESITI. Poiché le cattive notizie e i pessimi pronostici destano più interesse di quelli buoni, spesso anche i media fanno la loro parte nell’evocare spettri che, dai e dai, acquistano consistenza. Paul Watzlawick fa questo esempio: nel 1979, in California, i quotidiani pubblicano dichiarazioni sensazionali riguardanti un’incombente scarsità di carburante. Tutti si affrettano a far benzina, e nel giro di poche ore le scorte, effettivamente, finiscono.
Pochi anni prima, nel 1973, a seguito del fraintendimento di una battuta nel corso del Johnny Carson show, un panico analogo si diffonde in tutti gli USA a proposito di una possibile scarsità di carta igienica.
FUNZIONA SEMPRE, ANCHE IN POSITIVO. La profezia che si autoavvera funziona anche in positivo. Per esempio, con i sondaggi preelettorali: si dà per vincente o in crescita un partito, questo fatto incoraggia gli indecisi a preferirlo, il partito cresce e, magari, finisce per vincere.
FIDUCIA NELLE POTENZIALITÀ. Funziona nella scuola, ed è stato provato: i docenti vengono avvertiti che alcuni studenti (in realtà scelti a caso) “hanno grandi potenzialità”. Dunque, cominciano a seguire quegli studenti con un’attenzione speciale, trasmettendo loro le proprie attese e la propria fiducia. E, a fine anno, succede davvero che la performance di quegli studenti sia migliorata in maniera rilevante.
IMMAGINARIO E REALTÀ. La profezia che si autoavvera ricorre nel nostro immaginario: dalla leggenda di Edipo al Macbeth di Shakespeare al film Matrix. Ma ricorre anche nel passato storico e nel nostrio presente quotidiano: dalla bolla dei tulipani in Olanda all’uso strumentale dei sondaggi sul gradimento dei politici.
QUANDO LE COSE SOMIGLIANO ALLE DEFINIZIONI. Insomma, le definizioni che diamo in una situazione, e i comportamenti conseguenti che attiviamo, fanno parte della situazione medesima e possono determinarne lo sviluppo: quelli che a noi sembrano solo “effetti” sono, in realtà, “cause”, che ci vedono responsabili nel momento in cui continuiamo a evocarle.
Nel bene e nel male converrebbe prenderne nota, magari.
Fonte https://nuovoeutile.it/profezia-si-autoavvera/
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