Giovani pastori italiani

Ciò suscita un po’ di stupore: cosa significano queste nuove priorità, di cui quasi nessuno ha preso atto. Il film “Fino alle montagne”, uscito nel 2024, sembra promuovere questa scelta.. 

 Il 28 gennaio del 2022, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite (ONU) nominava il 2026 come Anno Internazionale dei Pascoli e dei Pastori, su proposta avanzata dalla Mongolia, con il sostegno di 60 Stati membri, rappresentativi di tutte le regioni del mondo. https://unric.org/it/lonu-nomina-il-2026-lanno-internazionale-dei-pascoli-e-dei-pastori/

La sostenibilità riparte da pascoli e pastori

L’Anno Internazionale dell’Onu riporta la gestione dei territori al centro della tutela della biodiversità

Federico D’Onofrio

Il 2026 sarà un anno simbolico e strategico per il futuro dei territori rurali e degli ecosistemi naturali. Le Nazioni Unite hanno proclamato l’anno internazionale dei pascoli e dei pastori (International Year of Rangelands and Pastoralists – IYRP 2026), riconoscendo ufficialmente il valore strategico dei pascoli naturali e delle comunità pastorali per il futuro del pianeta. Si tratta di un’iniziativa che mira a colmare un vuoto storico di attenzione politica e culturale verso sistemi produttivi antichi, ma ancora oggi essenziali.

I pascoli coprono oltre il 50% delle terre emerse. In molte regioni montane, aride e semi-aride sono l’unica forma possibile di utilizzo del suolo. La loro importanza ecologica contrasta con una percezione diffusa che li considera improduttivi. Basta osservare cosa accade dove il pascolo viene abbandonato: i prati si chiudono, la vegetazione secca si accumula, aumentano gli incendi e il suolo perde stabilità. Dove il pascolo è gestito, il terreno rimane permeabile, la biodiversità si mantiene e il carbonio resta immagazzinato nei suoli: segnali concreti di equilibrio ecologico. La degradazione dei pascoli non è quindi una questione locale, ma una minaccia globale che incide sugli equilibri climatici ed ecologici.

In questo scenario, la pastorizia appare come un sistema produttivo attuale. Attraverso pratiche estensive adattate ai territori, consente di trasformare vegetazione non commestibile in alimenti di elevato valore nutrizionale, con un uso limitato di energia e risorse esterne. Ma il suo contributo va oltre la produzione. Il movimento controllato degli animali mantiene aperti i paesaggi, riduce il rischio di incendi, tutela gli habitat e contribuisce alla stabilità dei versanti. Dove i pastori scompaiono, il territorio spesso perde equilibrio prima ancora che popolazione.

I pastori sono una risorsa strategica per la transizione ecologica. Nel mondo, circa un miliardo di persone dipende direttamente o indirettamente dalla pastorizia e circa un miliardo di capi di bestiame è gestito attraverso sistemi pastorali. In queste pratiche si concentrano secoli di conoscenze ecologiche: sapere quando spostarsi, quanto caricare un pascolo, come reagire a una stagione siccitosa. Competenze costruite sul campo, oggi preziose per affrontare l’instabilità climatica. Nonostante ciò, queste comunità restano spesso ai margini delle politiche pubbliche, con accesso limitato alla terra, all’acqua e ai processi decisionali.

L’IYRP 2026 nasce proprio per ribaltare questa prospettiva. L’obiettivo è rafforzare il riconoscimento politico, sociale ed economico dei pascoli e della pastorizia, promuovendo una gestione più equa dei territori. Centrale è anche il tema del ricambio generazionale: senza politiche mirate, le aree rurali rischiano di perdere non solo occupazione, ma anche saperi, paesaggi e identità. Allo stesso modo, viene messo in luce il ruolo delle donne, spesso invisibili nelle statistiche ma fondamentali nella gestione quotidiana e nella trasmissione delle conoscenze.

Un ruolo chiave nel coordinamento dell’iniziativa è affidato alla FAO (Food and Agriculture Organization), impegnata a lavorare con governi, comunità scientifica e società civile per integrare la pastorizia nelle politiche su clima, biodiversità, sicurezza alimentare e sviluppo rurale.

Il 2026 potrà rappresentare un punto di svolta solo se alle dichiarazioni seguiranno azioni concrete: investimenti, riforme normative, riconoscimento sociale e coinvolgimento diretto dei pastori nei processi decisionali. Riconoscere il valore dei pascoli significa scegliere un modello di sviluppo che non separa uomo e natura, ma li considera parte di un unico sistema. Sostenere chi custodisce la terra da secoli vuol dire investire in un futuro più resiliente, equo e sostenibile per tutti.

FONTE https://zetaluiss.it/2026/01/05/la-sostenibilita-riparte-da-pascoli-e-pastori/

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