La neve è una lettera inviata dal cielo”. Questa immagine poetica sembra misteriosa ma in realtà sottintende un contenuto scientifico e cioè che la diversità di ogni fiocco ci racconta il processo con cui si è formato.

Dopo tanti decenni, anche le palle di grandine che cadono dal cielo dovrebbero raccontarci qualcosa sulla loro origine.

Segue domani un articolo sulla lunga storia della manipolazione meteorologica in Giappone. 

 

L’uomo che creò la neve

Ukichiro Nakaya era un fisico giapponese, ma anche uno scrittore e un poeta. Studiò la neve per tutta la vita finché non riuscì a crearla artificialmente

Che splendido fallimento!”. Ukichiro Nakaya era solito accogliere con questo grido i fiocchi di neve più strani e storti, quelli asimmetrici e sbilenchi. I numerosi cristalli imperfetti che gli capitavano sottomano durante le ricerche lo mettevano di buon umore. Il fisico e metereologo giapponese voleva rispondere a una domanda molto precisa: che tipo di processo è necessario affinché appaia uno di questi oggetti bianchi nel cielo freddo? E soprattutto: questo processo potrebbe essere imitato artificialmente?

Per Nakaya la scienza e la poesia facevano parte del medesimo sforzo umano per immergersi nel mondo, per capirlo e per raccontarlo. Come il suo maestro Torahiko Terada, fisico e teorico della meccanica statistica, egli era un grande scrittore e divulgatore, dipingeva, scriveva poesie e suonava. Negli anni Cinquanta fondò addirittura una casa di produzione cinematografica, la Iwanami Film Productions, inventandosi il genere dei “film scientifici”. Questa specie di documentari guardava alla realtà in modo nuovo, prendendo ispirazione anche dal neorealismo italiano.

Nel 1931, per la prima volta, vide la fotografia di un fiocco di neve. Rimase senza fiato. L’opera fotografica di Wilson Bentley si chiamava Snow Crystals e metteva in fila queste forme prodigiose che sembravano plasmate da un computer e da un angelo contemporaneamente. Erano incredibili. Poi scoprì che era tutto falso. In realtà il fotografo aveva selezionato soltanto le geometrie esteticamente più belle e perfette, ma la neve non era così, anzi, al contrario, era storta e deforme.

Una delle frasi più celebri del fisico è: Queste lettere ci danno moltissime informazioni e sono state fondamentali per la creazione che rese celebre lo scienziato giapponese.

Nakaya cominciò a studiare la neve all’Università di Hokkaidō. Realizzò 3.000 lastre fotografiche di cristalli di neve, classificandoli in sette tipi principali e numerosi tipi minori. Il 12 marzo 1936 creò il primo cristallo di neve artificiale. Questo risultato arrivò dopo anni di studio e di tentativi infruttuosi. Le fotografie e le conclusioni della sua ricerca vennero pubblicate nel suo libro Snow Crystals: Natural and Artificial del 1954.

Il resto della sua vita lo passò a studiare e a viaggiare. Studiò il ghiacciamento atmosferico e i modi per prevenirlo sulle vette del Monte Niseko-Annupuri. Si trasferì sulla costa di Nemuro per studiare la dissipazione artificiale della nebbia. Si occupò di inondazioni e di scioglimento della neve nei bacini idrografici. Raggiunse la cima del Mauna Loa, nelle Hawaii e l’iceberg T-3 nell’Arcipelago Artico Canadese. Fu ricercatore negli Stati Uniti e negli anni Cinquanta visitò diverse volte la Groenlandia per studiare la Calotta Glaciale Artica

Dopo la sua morte gli intitolarono le Nakaya Islands, un gruppetto di isolotti nel mare di Ross, in Antartide. Su queste rocce sperdute non cresce nulla, sono disabitate, la fauna è limitata, non ci sono basi scientifiche, ma è pieno di neve

FONTE

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The Formation of Snow Crystals

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