Groenlandia, fiumi d’acqua scorrono sul permafrost: ghiaccio si scioglie a velocità record

L’isola raggiunta da un lembo dell’anticiclone africano che ha portato caldo record tra Parigi e la Germania: liquefazione al ritmo di 10 miliardi di tonnellate al giorno. Il primato del 2012, quando oltre il 92 per cento dello strato perenne fu colpito dal fenomeno, sarà quasi certamente battuto a fine estate

di ARTURO COCCHI

Fiumi che sorgono dal nulla e, da un momento all’altro, si estendono a perdita d’occhio, fino a generare imprevedibili laghetti pop-up. Scorrono, in questo scorcio di mezza estate, sopra la Groenlandia, o meglio su quel che resta del suo ghiaccio eterno, sempre più scuro e rattrappito, in una parola agonizzante. Le immagini aeree arrivate in queste ore dalla piu grande isola del pianeta fanno impressione. Milioni – miliardi – di tonnellate d’acqua che stagnano o scivolano a valle, in una terra che, a tutt’oggi, rimane ricoperta per l’82 per cento dal manto bianco perenne. Vallate che nascono e svaniscono, da un momento all’altro, per riformarsi altrove, in un paesaggio dove la mutazione è diventata la regola.

Nei giorni scorsi – come ha spiegato all’agenzia Associated Press Ruth Mottram, climatologa dell’Istituto Meteorologico della Danimarca (del cui regno l’isola fa parte, come repubblica semi-autonoma) – la quota dello strato di ghiaccio soggetto a fenomeni di scioglimento è andata via via aumentando, fino a un picco del 56,5 per cento della sua estensione totale: è il record di stagione, ma quasi certamente cadrà nei prossimi giorni.

A raccontarla in cifre, fa persino più impressione. Nella sola giornata di mercoledì, oltre 10 miliardi di tonnellate d’acqua sono stati riversati nell’Atlantico e nell’Artico, valore che fa salire a 197 miliardi di tonnellate la perdita totale di ghiaccio sull’isola in questa estate. Per dare un’idea, un miliardo di tonnellate d’acqua corrisponde al volume di liquido contenuto in 400 mila piscine olimpiche; 100 milioni di tonnellate riversate negli Oceani – appena più della metà del ghiaccio svanito a luglio, provocano l’innalzamento del livello marino globale di poco più di un quarto (0,28) di millimetro. Qualche altro dato: lo “sversamento” totale di questo 2019, pari a 240 miliardi di tonnellate, avvicina il primato assoluto, i 290 miliardi di tonnellate di ghiaccio che si sciolsero nel 2012. E di regola lo scioglimento prosegue per tutto il mese di agosto. In quella stagione record – almeno dal 1981, da quando cioè il fenomeno viene misurato presso lo Snow and Ice Data Center di Boulder, Colorado – la liquefazione parziale degli strati solidi interessò addirittura il 92 per cento del permafrost. Per concludere, uno studio scientifico completato a giugno – opera di climatologi e fisici danesi e statunitensi – stima che lo scioglimento dei soli ghiacci della Groenlandia indurrà un innalzamento delle acque oceaniche compreso tra i 5 e i 33 centimetri entro il 2100. L’ipotetica liquefazione totale dello strato bianco dell’isola sarebbe da sola in grado di elevare il livello marino medio di circa 7,2 metri.

Gli studiosi sono sicuri che i record del 2012 cadranno. Lo suggerisce la concatenazione degli eventi climatici che quest’anno si sono susseguiti nella terra artica. Il caldo, intenso, persistente e in apparenza destinato a proseguire, è stato preceduto da un inverno particolarmente secco e povero di precipitazioni “solide”. La neve fresca, infatti, oltre a contribuire per sua stessa natura all’accrescimento delle masse dei ghiacciai,  ha un ruolo protettivo quando arrivano i primi tepori: “Il ghiaccio eterno è ‘uscito allo scoperto’ prima, quest’anno – spiega Twila Moon dello Snow and Ice Data Center – a causa del basso accumulo di neve e ghiaccio (“nuovo” n. d. r.)”.

Colpita già da una prima ondata di caldo record – stagionale – nella prima metà di giugno, l’isola subisce ora l’estremo slittamento verso nord della stessa vampata africana che a fine luglio ha portato temperature record tra Parigi, il Benelux e la Germania. Il termometro si è spinto fino ai 22 gradi – che non è record assoluto, ma qualcosa di molto diverso dai 9-10 che fino a poco tempo fa rappresentavano la media dei mesi più “caldi”. L’ennesima riprova di un trend in apparenza irreversibile, come dimostrato dalla deriva degli iceberg che dal mare che costeggia l’isola raggiungono in massa le coste di Terranova. Come se non bastasse, all’estremo (quasi) opposto del Profondo Nordla Siberia è in fiamme.

Ondate come questa non sono una novità, ma, spiega Mike Sparrow dell’Organizzazione meteorologica mondiale delle Nazioni Unite “oggi accadono con frequenza 10 volte superiore rispetto a 100 anni fa”. E il profondo Nord (in generale i poli) sono le aree più vulnerabili. “Quando la temperatura media globale sale di un grado – prosegue Sparrow – puoi persino non accorgertene, se stai seduto a Londra o ad Amburgo – Ma questo è il valore medio, mentre la differenza è molto più accentuata verso l’Artide o l’Antartide”.

Se è vero che sopra Nuuk e dintorni l’ondata africana sta per scorrere via, “tutto lascia pensare – dice Mottram – che avremo ancora temperature miti e cieli limpidi: questi ultimi sono una concausa quasi altrettanto importante, assieme al caldo, dello scioglimento dei ghiacci”. In altre parole, il fenomeno sembra destinato a persistere, anche se il temometro dovesse riportarsi su cifre prossime alla norma.

FONTE https://www.repubblica.it/ambiente/2019/08/03/news/ondata_caldo_groenlandia_ghiacci_si_sciolgono_a_ritmi_mai_visti-232673369/

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Le immagini riprese da Caspar Haarloev, sopra la Groenlandia. Haarloev ha girato un documentario: “Into the ice” (video)

VIDEO GROENLANDIA 2001-2019

 

 

UN SOGNO LUNGO CENTO ANNI: SCIOGLIERE I GHIACCI DELL’ARTICO!

Prima pubblicazione 2016

 Neve nera al polo nord

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Articolo NoGeoingegneria 

Se da una parte oggi ci si preoccupa per il cambiamento climatico e in particolar modo per lo scioglimento dei ghiacci dell’Artico, dall’altra si sta realizzando il sogno covato da molti per lungo tempo.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale sono state avanzate proposte di fusione delle calotte polari da figure ben note, tra cui il primo direttore generale dell’UNESCO Julian Huxley nel 1946 oppure di un alto funzionario presso il US Weather Bureau, l’ingegnere petrolifero russo Petr Mikhailovich Borisov. 

Varie conferenze scientifiche hanno esaminato i vantaggi delle manipolazioni, mentre le società minerarie ed energetiche contemplavano l’uso di esplosioni nucleari per l’estrazione di carbone e petrolio. Borisov considerava utili gli effetti della fusione della calotta artica ed è stato preso sul serio dai climatologi sovietici. Una proposta di Borisov per fondere le calotte polari dell’Artico e della Groenlandia era la diffusione di polvere di carbone sul ghiaccio (1).

L’idea di sciogliere la calotta polare artica risale al 1877 quando il geologo Nathaniel Shaler di Harvard  propose di incanalare la corrente calda Kuroshio nello stretto di Bering. 

Nel 1912 fu  Carroll Livingston Riker ad immaginare di  cambiare il clima di tutta la costa atlantica del Nord America, riscaldando il cuore artico.

Risultati immagini per Carroll Livingston Riker new york times

 

Nel 1929 fu  Hermann Oberth, tedesco-ungherese fisico e ingegnere, a sognare specchi giganti da installare su una stazione spaziale per intensificare le radiazioni del Sole sulla superficie terrestre e liberare il mare del Nord dai ghiacci, per renderlo navigabile.  

Nel 1946 fu Julian Huxley, capo dell’UNESCO, a proporre di usare armi nucleari per spezzare la calotta polare artica. 

Nel 1958 fantasticavano l’ingegnere sovietico e matematico M. Gorodsky e ValentinCherenkov, meteorologo sovietico, di immettere un anello di particelle metalliche di potassio nell’orbita polare della Terra per diffondere luce che raggiungendo la Terra aumenti la radiazione solare e scongeli il suolo permanentemente ghiacciato di Russia, Canada e Alaska.

Pyotr M. Borisov elencò nella sua pubblicazione del 1968 Can we control the Artic Climate?” varie proposte per la fusione della calotta polare artica. 

Copertura di grandi aree dell’Artico con polveri scuri come la polvere di carbone (G. Veksler, 1959)

Creazione di una copertura nuvolosa sopra il bacino artico centrale (D. Fletcher, 1958)

Coprire la superficie dell’acqua con una pellicola monomolecolare (M. Budyko, 1962)

Installazioni per dirigere l’acqua più calda dell’Atlantico nel Mare di Kara (VP P’yankov,1965)

Pompando acqua fredda artica nel Pacifico ad attingere acqua calda dell’Atlantico nella regione artica Basin (PM Borisov, c. 1968)

Pyotr Borisov suggerì di costruire una diga sullo Stretto di Bering per pompare acqua calda in direzione nord e inviarla a riscaldare Siberia e Canada (e quindi la calotta polare si sarebbe sciolta). 

VEDI ARTICOLO

 Immagine: Jack Cook, Woods Hole Oceanographic Institute (*)

Petr Mikhailovich Borisov non era considerato uno scienziato pazzo. Il suo lavoro è stato di grande interesse per il governo sovietico, che stava già finanziando una vasta gamma di ricerche con l’intento di riscaldare l’Artico e tutto questo per un motivo semplice: la Russia ha larghe aree molto fredde. Circa il 63 per cento della Russia è coperta da permafrost, considerato un ostacolo significativo per lo sviluppo della Siberia. 

L’Unione Sovietica ha dovuto spendere una quantità enorme di denaro nella lotta contro il ghiaccio. Sfruttare le vaste riserve di petrolio dell’Artico e della Siberia è stato fondamentale per la sua economia e lo è oggi per la Russia 

Verso la fine degli anni ’50, nel periodo in cui Borisov ha proposto la sua diga, l’Unione Sovietica ha lanciato la NS Lenin, il primo rompighiaccio a propulsione nucleare e la prima nave civile a propulsione nucleare,  seguì un balzo in avanti che portò alla creazione della più grande flotta di rompighiaccio nucleari. 

L’uso dell’energia atomica di per sé fertilizzò le menti di molti e non solo dei russi.  

Nella regione artica ebbero luogo numerose esplosioni nucleari. Uno dei più grandi impianti militari per  test nucleari era sull’isola di Novaja Zemlja, dove dal 1955 al 1990 l’Unione Sovietica ha fatto esplodere 88 bombe in atmosfera, 29 sottoterra, e 3 sott’acqua.  Nell’Artico russo , dove le bombe nucleari sono state utilizzate alla fine del 1980 per studi sismici, minerali, e nel tentativo di spegnere incendi di qualche giacimento di petrolio, si sono verificate decine di esplosioni nucleari civili e pacifiche (Fonte).

Ricordiamo anche  il progetto Plowshare che prevedeva di usare bombe atomiche per scavare porti e canali in Alaska. 

 

Per tornare  a Borisov e le sue idee, il ghiaccio artico, una volta sciolto, doveva riflettere molto meno la radiazione solare  nello spazio e quindi la calotta glaciale artica non si sarebbe riformata. Un oceano artico libero dai ghiacci sarebbe diventato un grande vantaggio per il trasporto oceanico, in particolare tra l’Europa e l’Asia orientale. Molte terre nel nord del Canada e la Siberia sarebbero liberate dal permafrost e quindi adatte per l’agricoltura. 

Borisov pensò che un ‘Oceano Artico libero dai ghiacci  poteva portare ad una maggiore evaporazione dell’acqua e quindi aumentare le precipitazioni in tutto il mondo, compresa la regione del deserto del Sahara e quindi rinverdirlo.

Borisov considerò gli impatti della fusione della calotta polare artica utili per tutti e tutto.

Egli affermò che lo scioglimento della calotta di ghiaccio della Groenlandia aumenterebbe il livello del mare ad una velocità di solo 1,5 a 2 mm all’anno.

Negli anni ‘50 e ’60 i climatologi sovietici  impegnarono una quantità  notevole di pensieri a come potrebbe essere raggiunto lo scioglimento della calotta polare artica. Nel 1960 si sono tenute due conferenze sul tema a Leningrado, dopo una prima conferenza sul tema convocata nel 1959 a Mosca dal Presidium dell’Accademia delle Scienze dell’URSS .

HARRY WEXLER laureato del MIT e scienziato di spicco in meteorologia ha aggiunto proposte piuttosto dettagliate.

Nel 1962, anno della sua morte, fu invitato a tenere una conferenza intitolata “IL CLIMA DELLA TERRA E LA SUA MODIFICA” allo Space Research and Technology Institute dell’Università del Maryland. Aveva lavorato alle correlazioni fra composti del cloro e del bromo e la DISTRUZIONE DEI LIVELLI STRATOSFERICI DI OZONO.

Quella di Wexler fu l’ultima di una lunga serie di proposte ambiziose per il riscaldamento dell’Artico. Per coincidenza, le sue proposte avvenivano nello stesso momento in cui la National Academy of Sciences stava lavorando al NATIONAL WEATHER MODIFICATION PROGRAM (programma nazionale per la modifica del clima), un ambito nel quale i militari si erano già avventurati fin dal 1958.

Le proposte di Wexler erano le seguenti :

– AUMENTARE LA TEMPERATURA DELLA TERRA DI 1.7°C iniettando una nube di cristalli di ghiaccio nell’atmosfera polare facendo esplodere 10 BOMBE NUCLEARI NELL’OCEANO ARTICO (scritto nel suo articolo “Modifying Weather on a Large Scale”, Science, n.s. 128 Oct. 31, 1958) in Science Magazine. http://www.sciencemag.org/content/128/3331/1059.extract

– DIMINUIRE LA TEMPERATURA DELLA TERRA DI 1.2 C, “lanciando un anello di particelle di polvere intorno all’orbita equatoriale”, una modifica rispetto ad una precedente proposta russa per riscaldare l’Artico (VEDI QUI) .

– DISTRUGGERE LO STRATO DI OZONO E QUINDI AUMENTARE NETTAMENTE LA TEMPERATURA SUPERFICIALE DELLA TERRA, irrorando diverse centinaia di migliaia di tonnellate di cloro e bromo con aerei stratosferici (1). Articolo integrale 

Nel 1966 il professore Gordon Mac Donald , allora direttore associato dell’Istituto di Geofisica e Fisica Planetaria della University of California di Los Angeles ipotizzò una possibile modificazione intenzionale delle condizioni climatiche del pianeta attraverso lo scioglimento di enormi superfici di ghiaccio. 

 Aveva scritto nel suo libro “Unless Peace Comes”: …un meccanismo esiste per modificare catastroficamente il clima della Terra. Il rilascio di energia termica, forse attraverso esplosioni nucleari lungo la base di uno strato di ghiaccio, potrebbe avviare uno scorrimento verso l’esterno della coltre di ghiaccio che sarebbe poi sostenuta dall’energia gravitazionale. Un megaton di energia è sufficiente per fondere circa 100 milioni di tonnellate di ghiaccio. 100 megatoni di energia convertirebbero 0,1 centimetri di ghiaccio in uno strato sottile di acqua esteso a tutta la calotta antartica. Quantità più trascurabili di energia opportunamente posizionate potrebbe indubbiamente avviare il flusso verso l’esterno del ghiaccio. TESTO DEL DOCUMENTO 

Nel 1974 Rosalie Bertell scriveva: “Nell’ambito degli Accordi di Vladivostock, gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica presero la decisione congiunta di sciogliere la calotta polare artica.  Non si tratta di un accordo bilaterale registrato dell’ONU, perciò non divenne mai accessibile a coloro i quali – più tardi – furono messi in allarme dal rapido scioglimento dei ghiacci e delle nevi polari, e dalla situazione degli orsi polari che ne è risultata. Per il pubblico, lo scioglimento della calotta polare artica è diventato un segnale forte e inquietante del cambiamento climatico, talmente forte che negli Stati Uniti ai media è stato richiesto di non parlare mai di orsi polari! A causa del segreto militare la gente è stata indotta a pensare che il controllo industriale delle emissioni di CO2 riporterebbe tutto a posto nell’Artico!” VEDI QUI 

RIASSUMENDO: A QUALCUNO IL CALDO PIACE.

Nel primo decennio del XXI secolo le voci dominanti in ambito climatologia, e non solo, annunciavano che, nel giro di pochi decenni, la calotta polare artica si scioglierà a causa del riscaldamento globale generale.  Secondo uno scenario del World Energy Outlook 2014, la domanda di energia primaria mondiale crescerà del 37% nel 2040. Le risorse dell’Artico potrebbero svolgere un ruolo importante nel soddisfare la domanda di risorse energetiche e tale problematica non tocca un solo Stato, ma tutti gli attori globali. VEDI QUI 

 

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