Di Maria Heibel

Questa è solo una delle tante pubblicazioni che contribuiscono a creare confusione nel dibattito sulla geoingegneria solare. 

L’articolo pubblicato da Everyeye.it è intitolato:
«Raffreddare il pianeta irrorando il cielo: innovazione o minaccia per l’ambiente?»

Il pezzo sintetizza uno tema poco compreso: la geoingegneria solare, in particolare l’iniezione di aerosol nella stratosfera (SAI – Stratospheric Aerosol Injection) e la modificazione della radiazione solare (SRM – Solar Radiation Modification).

L’immagine scelta per accompagnare l’articolo veicola un messaggio implicito: il cielo che vediamo oggi viene già irrorato. Certo, l’IA si è data davvero da fare.

Chi da anni segnala le scie persistenti prodotte dagli aerei che si incrociano ad alta quota viene tranquillizzato e spesso anche deriso, liquidando queste scie come «innocue scie di condensazione» o come un fenomeno naturale. Questi erano esattamente i termini più usati dagli esperti quando il cielo ha iniziato a cambiare intorno all’anno 2000.

È una strana coincidenza che Edward Teller e i suoi collaboratori abbiano avanzato proprio questo tipo di proposte nel 1997 a Erice, durante il seminario sulle «emergenze planetarie», ovvero quella di oscurare il cielo, suggerendo, tra l’altro, l’impiego di aerei per la dispersione di particelle riflettenti ( Global Warming and Ice Age (Teller-Wood-Hyde).

In realtà, le classiche immagini di aerei con spesse scie bianche sono fuorvianti se utilizzate per rappresentare la SAI. Questa tecnica prevede il rilascio di aerosol (come diossido di zolfo o carbonato di calcio) nella stratosfera, a quote generalmente superiori ai 15-20 km, ben al di sopra dei voli commerciali (che si attestano intorno ai 9-12 km). L’effetto non sarebbe costituito da strisce evidenti e persistenti, bensì da un progressivo velamento diffuso dell’atmosfera: un cielo più biancastro o latteo, con tramonti potenzialmente più intensi e colorati, simile a quanto osservato dopo grandi eruzioni vulcaniche (che hanno ispirato l’idea stessa della SAI).

I media ricorrono spesso a fotografie di scie di aerei per illustrare la geoingegneria solare.

Questo accostamento favorisce nel lettore il collegamento mentale che operazioni di “irrorazioni” siano già in corso, visto che «ormai vediamo questo tipo di cielo».

La domanda è: si tratta di una semplice imprecisione, di una semplificazione, di una dissonanza cognitiva, di un effetto involontario della ricerca di immagini suggestive a cui l’IA risponde in questo modo – dopotutto, gli esempi in tal senso non mancano – o di cos’altro?

Non è facile stabilirlo.

L’articolo di Everyeye critica apertamente questo tipo di interventi e ne sottolinea i rischi, che la comunità scientifica considera già molto seri.

Tra i principali:

La modifica dei cicli delle precipitazioni: l’alterazione della radiazione solare potrebbe disturbare i monsoni in Asia e Africa, con gravi conseguenze per la sicurezza alimentare di miliardi di persone.

Il danneggiamento dello strato di ozono: l’immissione di solfati potrebbe accelerare le reazioni chimiche che lo degradano.

Il cosiddetto Termination Shock: se un sistema SAI venisse attivato e poi improvvisamente interrotto (per motivi tecnici, economici o geopolitici), il riscaldamento globale accumulato dai gas serra si manifesterebbe in modo rapido e violento, rendendo difficile un adattamento per ecosistemi e società umane.

Anche questo video suggerisce con la copertina scelta l’uso delle cosiddette «chemtrails» per mettere in pratica tecniche SRM e SAI.

A proposito: le scie prodotte dall’aviazione immettono comunque sostanze nell’atmosfera e hanno un effetto climaticamente negativo ufficialmente riconosciuto: le scie  persistenti contribuiscono a trattenere il calore sulla Terra, con un effetto netto di riscaldamento globale.

Il paradosso è evidente: mentre la SAI punta a raffreddare il pianeta creando un velo riflettente nella stratosfera, le scie aerei favoriscono, al contrario, il riscaldamento.

O meglio, a seconda dell’ora del giorno riscaldano o raffreddano, e questo è stato anche il punto di partenza per voler includere ufficialmente anche le scie degli aerei come elemento manipolatore del clima.

Fatto sta che lo spargimento di sostanze nella stratosfera non produce strisce, mentre nella troposfera sì. 

Per chi fa informazione di professione, l’accuratezza nella scelta delle immagini e nella distinzione tra fenomeni diversi è un dovere. Chi descrive la questione in questo modo, di fatto, sta fortemente insinuando che queste operazioni siano già in atto.

Ho trattato questo punto fumoso, così come altri, nel mio libro, nella speranza di dissipare la nebbia cognitiva. 

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