La “Famiglia del Bosco” (Catherine Birmingham e Nathan Trevallion con i loro tre figli) in Italia è stata al centro di una grossa polemica proprio anche per la scelta di usare una toilette a secco/compost (compost toilet o wc a humus), simile a quelle ispirate da filosofie ecologiche come quella dell’architetto e artista Friedensreich Hundertwasser. Hundertwasser costruì il proprio WC a secco negli anni ’70 e ne lodò i benefici e sviluppò personalmente una toilette a compostaggio e poco dopo i relativi impianti di depurazione vegetale, sia per il giardino che per gli interni dell’abitazione. Hundertwasser ne era così convinto che in una lettera ad Alex Wade nel 1982/83 scrisse: “Non lavorerei mai con qualcuno che ha la mentalità tradizionale del ‘tirare’ e ”sciacquare”. Non sorprende quindi che nei suoi appartamenti a Vienna e in Nuova Zelanda utilizzasse solo questo tipo di servizi igienici.
Così anche Catherine e Nathan hanno scelto una toilette compost all’aperto, che considerano una scelta ecologica e coerente con il loro stile di vita “in armonia con la natura” (zero spreco d’acqua, trasformazione dei rifiuti in compost per l’orto).
I WC a secco non sono un’invenzione recente. La necessità di sistemi alternativi senza acqua è nata per la prima volta in seguito a epidemie di malattie, come quella di colera nella Londra del XIX secolo, attribuita alle acque reflue contaminate della città e che causò migliaia di morti. Però il “water closet” (WC) divenne alla fine lo standard, raggiungendo anche le aree rurali più remote entro la metà del XX secolo.
Oggi, i WC a secco stanno vivendo una rinascita grazie a una maggiore consapevolezza ambientale, alla permacultura e al ritorno del movimento dell’autosufficienza. In condizioni adeguate, rappresenta una soluzione assolutamente intelligente e igienica.
ALLORA, COS’È UN BAGNO A COMPOSTAGGIO, CHE FA STORCERE IL NASO ALLA GENTE?
Sprechiamo 80 litri al giorno di acqua per diluire la nostra cacca e pipì e inquinare irreparabilmente l’ambiente, il compost toilet è una soluzione ecologica e praticabile
L’architetto e artista visionario austriaco Friedrich Hundertwasser scriveva: «Quando andiamo alla toilette, chiudiamo da dentro e sciacquiamo via la nostra merda, ci tiriamo una riga sopra. Perché ci vergogniamo?
Di cosa abbiamo paura? Quello che succede alla nostra merda in seguito, noi lo rimuoviamo come la morte». Cosa accade alla nostra cacca e alla nostra pipì tutte le volte che ci sediamo sul water è presto detto e ce lo racconta bene Marco Barberi nel libello Ecologia al gabinetto (Macro Edizioni/ Aam Terra Nuova 1989): «La situazione attuale dei nostri servizi cosiddetti igienici è la seguente:
diluire con acqua potabile urina e feci nel vaso del wc;
riversare il tutto in un tubo;
convogliarlo fino a un depuratore che si suppone possa trattare e rendere innocuo il tutto, cosa che, praticamente, non è quasi mai
possibile;scaricare il residuo a fiume o nel mare;
ripompare l’acqua;
renderla più o meno potabile, a costi e a complessità sempre crescente;
reimmetterla nel circuito da capo. Logico, no?».
SPRECO D’ACQUA E INQUINAMENTO
Ogni anno ognuno di noi consuma 29.000 litri di buona acqua potabile per diluire e allontanare dalla propria vista, casa, quartiere, città una quantità di rifiuti personali che starebbero in due bidoni da 220 litri. Se ci pensiamo, il vaso da notte, la sedia con il buco, il pozzo nero e infine il water possono raccontare non solo l’evoluzione dei sistemi sanitari del mondo occidentale, ma soprattutto il degrado ambientale e la deresponsabilizzazione – dilagante in ogni campo – che sono sotto gli occhi di tutti.
Il grande consumo di acqua è il primo difetto dell’amato wc, il secondo è, appunto, l’inquinamento. «Il solo contenuto in escrementi – continua Barberi –basta, su scala cittadina, a inibire quel tanto di autodepurazione di cui è capace un corso d’acqua o lo stesso mare. L’alto contenuto in batteri e in azoto modifica l’equilibrio intrinseco delle acque, la flora e la fauna acquatica in senso negativo e talvolta annulla il contenuto di ossigeno disciolto. Finisce inoltre nei wc una serie di sostanze diverse come detersivi, disinfettanti, altre sostanze chimiche, antibiotici. Tutta questa massa e varietà di prodotti impedisce il funzionamento dei pochi depuratori
seri installati. Le feci sarebbero anche depurabili per se stesse, attraverso l’intervento di batteri vari e l’ossigenazione. I vari prodotti chimici e sintetici impediscono di fatto questo processo».
COMPOST TOILET
La scelta alternativa a questo tipo di sistema è quella del compostaggio e quindi del compost toilet o bagno a secco: il principio base è quello di non utilizzare l’acqua per diluire e trasportare gli escrementi, che verranno trattati in maniera naturale ed ecologica. Il compostaggio esiste in natura da sempre – pensiamo al sottobosco, dove attraverso la decomposizione in terriccio di foglie, frutti, piante si produce uno spesso strato di humus.
Il compostaggio può essere di tipo anaerobico (senza aria) o aerobico (in presenza di aria): quest’ultimo permette la trasformazione delle feci e dei vari residui in un prodotto stabile, utile per i terreni e sanitariamente sicuro. Nel libro di Marco Barbieri sono presentati tantissimi progetti in autocostruzione di compost toilet ad uno domestico e familiare, ma quella dell’autocostruzione non è l’unica via possibile e non dobbiamo pensare che si tratti si sistemi utilizzabili solo in campagna o nei Paesi in via di sviluppo.
SPRECO D’ACQUA E INQUINAMENTO
Quella del bagno a secco è una rivoluzione applicabile anche ai contesti cittadini. Nel 2015 ho soggiornato per un mese in un cohousing alla periferia di Ginevra in Svizzera: un contesto di due edifici gemelli, ognuno composto da 13 appartamenti, suddivisi tra piano terra, primo e secondo piano.
I due piccoli condomini hanno un giardino comune a tutti gli appartamenti, che ospita aiuole in permacultura in cui crescono zucchine, pomodori, zucche, erbe aromatiche, melanzane e di cui i condomini si prendono cura secondo turni stabiliti. Altri servizi in comune sono la lavanderia, una sala comune con cucina e videoproiettore per feste e riunioni, una camera degli ospiti, un barbecue esterno, una rimessa per le numerosissime bici con annessa falegnameria, il pollaio, le compostiere. Ogni edificio è dotato di un sistema di fitodepurazione delle acque bianche, ragion per cui tutti i detergenti per la casa e a persona che vengono utilizzati negli appartamenti devono essere naturali e biodegradabili.
Il tratto maggiormente distintivo del complesso è sicuramente il fatto che gli appartamenti sono dotati unicamente di compost toilet, che trattano i rifiuti solidi umani attraverso processi di compostaggio e disidratazione, ottenendo un prodotto finale che può essere utilizzato come ottimo concime. Questi sistemi, come abbiamo visto, non necessitano né di acqua né di prodotti chimici e non devono essere collegati al sistema fognario.
In casa a prima vista nulla cambia rispetto a un water tradizionale, solo che invece che tirare l’acqua non bisogna fare proprio nulla, solo aggiungere segatura e foglie secche una volta a settimana. La cosa incredibile è che non si sente alcun tipo di odore, anzi spesso la stanza da bagno è invasa da un buon profumo di bosco, dato dalla presenza del bidone delle foglie secche e della segatura che sosta vicino al wc. Con questo tipo di sistema, il risparmio d’acqua potabile è stimato in 11.000 litri per persona all’anno, un dato veramente incredibile a cui si aggiunge il ridotto impatto ambientale di questo sistema, che anzi produce un ottimo compost utilizzabile in agricoltura.
FONTE https://www.macrolibrarsi.it/speciali/bagno-a-secco-anche-in-citta.php?srsltid=AfmBOoozUVjBGsm-S2R0vAQF8ugdRj8ApCGehQkLHpBnlitJQEPal_Q-
Se volete sapere di più: Toilette a compostaggio: funzionamento, vantaggi e luoghi di utilizzo
Un grande affare? Carburante e biogas dalle feci umane
Sono una materia prima che i paesi in via di sviluppo, come gli stati industriali, utilizzano per la produzione di energia. Con uno sguardo all’economia circolare, nelle feci c’è però molto di più.
Non è un argomento di cui nelle società moderne si parli volentieri. Le feci non sono sexy, eppure fanno parte di un organismo funzionante. Finché ci saranno uomini e animali sulla Terra, sono disponibili come risorsa praticamente in quantità illimitata. Si nasconde nelle feci umane un tesoro inutilizzato per la produzione di energia, che potrebbe sostituire legna e carbone come combustibile? «Dal punto di vista energetico-economico, le biomasse – e naturalmente alle biomasse appartengono anche le feci umane – sono in linea di principio vettori energetici che si possono utilizzare in vari modi», spiega il prof. Dr. Kai Hufendiek dell’Istituto per l’Economia Energetica e l’Applicazione Razionale dell’Energia (IER) dell’Università di Stoccarda.
Produzione di energia diversamente nel mondo
Dipende sempre dal luogo in cui avviene la valorizzazione. In Germania, come nella maggior parte delle altre nazioni industriali, le feci umane non rappresentano dal punto di vista energetico-economico un grande affare. «Le consideriamo dal punto di vista energetico-economico piuttosto un sottoprodotto, perché il trattamento delle acque reflue e lo smaltimento dei rifiuti sono in primo piano. Ciò non significa però che non si produca energia preziosa sotto forma di calore e elettricità. Questa viene utilizzata in modo sensato, per quanto il materia prima sia disponibile», dice il Dr. Hufendiek. In altri luoghi, invece, si tratta di risolvere problemi elementari. «Nei paesi in via di sviluppo, dove spesso mancano sistemi fognari e depuratori o non sono diffusi su vasta scala, la situazione è naturalmente diversa. Qui, oltre alla produzione di energia, è prioritario il miglioramento delle condizioni igieniche per le persone che vi vivono».
Il prof. Dr.-Ing. Martin Kranert, titolare della cattedra di Gestione dei Rifiuti e Aria di Scarico all’Istituto di Ingegneria Idraulica Urbana, Qualità dell’Acqua e Gestione dei Rifiuti dell’Università di Stoccarda, ha lavorato lui stesso a numerosi progetti nei paesi in via di sviluppo. Sottolinea anche i due approcci completamente diversi tra i paesi. «Nelle nazioni industriali abbiamo a livello nazionale sistemi centralizzati di smaltimento delle acque reflue, che captano le acque della toilette, della doccia e della lavatrice e in parte anche l’acqua piovana come acque grigie e convogliano il tutto verso l’impianto di depurazione. Le capitali di molti paesi in via di sviluppo e emergenti non si distinguono nei centri dalle grandi città industriali. I centri urbani hanno in molti casi un’impronta europea, anche per quanto riguarda il traffico e le infrastrutture. Quando si arriva nelle aree periferiche, nelle zone rurali o indigene, le condizioni quadro sono completamente diverse dalle nostre. In queste regioni, che praticamente non hanno una captazione centralizzata delle acque reflue, l’utilizzo delle feci per la produzione di energia va nella direzione della risanamento igienico», spiega.
Nel progetto Sanivation in Kenya, il fanghi fecali vengono convertiti in biocombustibili di biomassa come sostituto della legna da ardere.
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