L’articolo che segue dell’Huffington Post sta riportando l’evoluzione finale di un dibattito iniziato nel 2023. L’Europa ha ora definito una strategia ufficiale che blocca l’uso ma finanzia la ricerca scientifica cautelativa. Mentre prima c’era un’opposizione quasi totale, ora l’Europa riconosce che è necessario studiare il fenomeno. Questo è il tenore dell’articolo dell’Huffington Post; per il resto, gli altri giornali non hanno ritenuto questa notizia degna di essere riportata. Ho trovato un secondo articolo, più dettagliato, che riporto tradotto.
HuffPost IT da meno spazio alle critiche e ha un tono rassicurante (“sotto controllo”). Climate Change News da maggiore rilievo ai rischi e alla moratoria del 2010.
Geoingegneria solare, l’Europa dice sì alla ricerca (controllata)
Il Consiglio Ue invoca il principio di precauzione sulle tecnologie SRM. Giulia Neri (Cfg): “Non si può governare ciò che non si conosce”. Sul tavolo i rischi climatici, la corsa geopolitica e il timore di frenare la transizione verde
Per anni in Europa è stato quasi un tabù. Oggi, invece, la geoingegneria solare entra apertamente nel dibattito politico comunitario. Nelle recenti conclusioni del Consiglio Ue, gli Stati membri hanno espresso preoccupazione per i rischi legati agli interventi climatici su larga scala e, in particolare, alla Solar Radiation Modification (SRM): tecnologie pensate per riflettere una parte della luce solare nello spazio e ridurre temporaneamente il riscaldamento globale.
Il messaggio di Bruxelles è netto: applicare il principio di precauzione, monitorare le iniziative in corso e sostenere una moratoria sull’impiego operativo di queste tecnologie. Allo stesso tempo, però, l’Unione continuerà a partecipare alle discussioni internazionali sulla governance del settore, inclusi gli aspetti legati alla ricerca. Tradotto: no all’uso della SRM, almeno per ora. Ma il dossier non può più essere ignorato.
Vale la pena chiarire di cosa si tratta: la sigla SRM, infatti, comprende diverse tecniche. La più discussa è la stratospheric aerosol injection: l’ipotesi di disperdere particelle nella stratosfera per aumentare la riflettività del pianeta, prendendo spunto dagli effetti osservati dopo grandi eruzioni vulcaniche.
“Si tratta di tecnologie teoricamente provate, ma non testate nella pratica”, osserva Giulia Neri, direttore ad interim per gli interventi sul clima del Centre for Future Generations (Cfg), think tank indipendente attivo sui temi della governance tecnologica. I rischi possibili riguardano ecosistemi, precipitazioni, equilibri geopolitici e la distribuzione degli effetti tra Paesi diversi, con possibili “vincitori e vinti”.
Per Neri, la novità politica sta soprattutto nel fatto che per la prima volta si è espresso il Consiglio, cioè gli Stati membri. “Fino adesso era stata una tematica tabù a livello europeo”. La presa di posizione segue altri passaggi avvenuti negli ultimi anni, dalla comunicazione della Commissione del 2023 alle raccomandazioni dei consulenti scientifici europei del dicembre 2024.
Secondo Neri, però, serve distinguere con chiarezza tra moratoria sul deployment e moratoria sulla ricerca. “Le due cose non coincidono. Non si può governare qualcosa che non si conosce”. Il rischio, sostiene, è che bloccare anche la ricerca pubblica lasci l’Europa dipendente da dati e competenze sviluppati da altri: “Se noi decidiamo di non fare ricerca, l’avanzamento continuerà altrove. L’Unione ha bisogno di sviluppare competenze proprie per avere capacità di azione.”
Per questo, aggiunge, la ricerca dovrebbe essere “mission driven”, cioè pensata per rispondere alle domande dei decisori pubblici, oltre che pubblicamente finanziata, responsabile e trasparente.
Il tema però non riguarda solo il clima, ma anche potere e competizione tecnologica. Nel materiale diffuso da Cfg si cita il crescente interesse del settore privato e i finanziamenti raccolti da startup attive nel comparto. Secondo Neri, la SRM non dovrebbe essere trattata come una corsa tra blocchi contrapposti, ma come una materia di cooperazione internazionale. Tuttavia avverte: “L’Unione Europea non può essere naïve”.
C’è poi un altro problema: oggi l’Europa non avrebbe ancora strumenti sufficienti per rilevare rapidamente eventuali test condotti da altri Paesi o soggetti privati. “Se qualcuno inizia a testare queste tecnologie da qualche parte del mondo, noi non lo sappiamo”. Per questo Cfg sta esplorando come un progetto di monitoraggio e detection system potrebbe essere sviluppato, con l’idea di collegare ricerca scientifica, diplomazia e capacità di verifica. “Senza una capacità di monitoraggio e di detection, la moratoria rischia di rimanere inefficace”. (ndr grassetto aggiunto)
Su un punto, però, il messaggio resta fermo: la SRM non è una soluzione alla crisi climatica. Anche chi chiede più ricerca insiste sul fatto che non può sostituire la riduzione delle emissioni, l’uscita dai combustibili fossili e le politiche di adattamento. “Queste tecnologie non devono essere una scusa per non fare la transizione”, sottolinea Neri.
C’è inoltre il timore del cosiddetto moral hazard: l’idea che la sola prospettiva di una futura tecnologia capace di raffreddare il pianeta possa rallentare gli sforzi per tagliare le emissioni.
Per l’Europa la priorità resta quindi la decarbonizzazione. La geoingegneria solare, se mai entrerà davvero nel futuro delle politiche climatiche, resta per ora una tecnologia controversa da studiare con cautela.
UE avverte sui rischi della geoingegneria solare, ma il dibattito sulla ricerca continua
Per la prima volta, i ministri degli Esteri dell’UE esprimono preoccupazione per i “rischi significativi” della modifica della radiazione solare, una posizione accolta con favore sia da chi è a favore che da chi è contrario a ulteriori ricerche.
Gli attivisti che lavorano per limitare l’uso della controversa tecnologia di oscuramento solare hanno elogiato i ministri degli Esteri europei per aver avvertito dei rischi che tale tecnologia comporta, ma le opinioni rimangono divise su se meriti ulteriori ricerche, con l’Unione Europea che mantiene per ora una posizione aperta.
Durante un consiglio congiunto a Lussemburgo, i ministri che rappresentano i 27 Stati membri dell’UE hanno approvato una dichiarazione in cui concordano per la prima volta di essere “preoccupati che interventi climatici su larga scala, in particolare la modifica della radiazione solare (SRM), comportino rischi significativi per il clima, l’ambiente, la sicurezza e la geopolitica”.
La loro dichiarazione, emessa alla fine di aprile, ha chiesto una moratoria sul deployment di tecnologie SRM, nonché “l’applicazione piena del principio di precauzione alla geoingegneria” e l’impegno dell’UE in negoziati internazionali su accordi di governance internazionale, inclusi quelli relativi alla ricerca.
SRM si riferisce a qualsiasi tentativo deliberato di ridurre la quantità di calore che raggiunge la Terra dal sole. Questo potrebbe essere realizzato schiarendo artificialmente le nuvole o iniettando aerosol nell’atmosfera, il che potrebbe ridurre o invertire il riscaldamento globale ma con rischi di effetti collaterali gravi e imprevedibili.
I rischi di attuare SRM sono ampiamente riconosciuti, ma gli attivisti climatici e gli scienziati rimangono divisi sull’entità e sul modo in cui i suoi effetti dovrebbero essere studiati, con alcuni che sostengono che tale lavoro lo normalizzi e ne incoraggi il deployment.
Ricerca responsabile
Esperti di entrambe le parti del dibattito hanno accolto con favore la dichiarazione dell’UE, ma hanno formulato richieste contrastanti su cosa dovrebbe accadere dopo. Un gruppo più favorevole alla ricerca ha detto che l’UE dovrebbe incoraggiare una ricerca responsabile sugli effetti dell’SRM, mentre gli attivisti più contrari alla ricerca hanno detto che l’UE dovrebbe prevenire ricerche che potrebbero portare al deployment dell’SRM e concordare di non usarla.
Giulia Neri, direttrice ad interim degli interventi climatici presso il think-tank con sede a Bruxelles Centre for Future Generations (CFG), che supporta la ricerca sull’SRM, ha detto a Climate Home News che la dichiarazione dell’UE invia “un segnale importante e tempestivo sulla necessità di regole che governino l’SRM”.
Ha aggiunto che il fatto che sia stata emessa dai ministri degli Esteri – e non da quelli per il clima – mostra “una crescente consapevolezza che l’SRM è una tecnologia geopoliticamente rilevante e non solo un problema legato al clima”.
Il suo collega, consigliere del CFG sugli interventi climatici, Matthias Honegger, ha aggiunto che i ministri nazionali dell’UE responsabili della ricerca “potrebbero anche considerare come una ricerca pubblica responsabile sotto la supervisione europea possa aiutare a mantenere l’influenza dell’Europa”.
Questo è particolarmente importante, ha detto Honegger, poiché “attori privati e globali dominano sempre più ciò che sappiamo di questa tecnologia, dei suoi rischi e benefici”.
Una ben finanziata azienda USA-israeliana, Stardust, sostiene di star sviluppando la capacità di attuare SRM e sta cercando clienti – incluso il governo USA – per pagarli affinché lo facciano.
Impossibile da testare
Mary Church, che fa campagna contro la geoingegneria per il Center for International Environmental Law, ha anche accolto con favore la dichiarazione dei ministri degli Esteri.
Ha detto che è giusto enfatizzare “i rischi delle tecnologie di geoingegneria altamente speculative, centrare il principio di precauzione e rafforzare la moratoria di lunga data sotto la Convenzione sulla Diversità Biologica“.
Ma, invece di chiedere più ricerca, lei e il politologo Frank Biermann hanno invitato l’UE a unirsi ai governi africani e del Pacifico nel chiedere un accordo internazionale di non utilizzo della geoingegneria solare.
“Come primo passo immediato, l’Unione Europea deve prevenire ricerche che potrebbero portare allo sviluppo e all’uso di tecnologie di geoingegneria solare”, ha detto Biermann.
Church ha detto che la geoingegneria solare è “intrinsecamente imprevedibile” e che è “impossibile testare pienamente gli impatti intenzionali e non intenzionali senza un’implementazione su larga scala prolungata”.
Moratoria de facto
Le conclusioni del consiglio non si sono espresse sul dibattito sulla ricerca, risolvendo solo di impegnarsi in colloqui sulla governance della ricerca.
Ma la Commissaria Europea per le Startup, la Ricerca e l’Innovazione Ekaterina Zaharieva ha detto nel 2024 che la ricerca dovrebbe continuare, anche se deve essere “rigorosa ed etica, e deve tenere pienamente conto dell’intera gamma di effetti diretti e indiretti possibili”.
Anche nel 2024, il governo svizzero ha tentato di convincere i paesi all’Assemblea delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEA) a istituire un gruppo di esperti sull’SRM. Ma ciò è fallito a causa dell’opposizione del Gruppo Africano, della Colombia, del Messico e altri, e la Svizzera non ha riprovato all’ultima UNEA di dicembre 2025.
L’SRM è attualmente legale nella maggior parte delle nazioni.(ndr ???) Ma c’è una moratoria globale de facto sulla geoingegneria – che include l’SRM – in vigore dal 2010, quando è stata concordata dai governi sotto la Convenzione sulla Diversità Biologica, con eccezioni per studi di ricerca scientifica su piccola scala.
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