Dal punto di vista geopolitico, questa è probabilmente l’e-mail più interessante conosciuta di Jeffrey Epstein: uno scambio tra lui e il miliardario tecnologico Peter Thiel, in cui Thiel specula apertamente sul fatto che il grande “piano” della politica estera statunitense consista nel mantenere deliberatamente il mondo nel caos, per evitare di dover intervenire in modo troppo diretto. Nella mail Thiel parla di un’«argomentazione dell’intenzionalità»: più grande è il disordine, più numerosi sono i «cattivi attori su tutti i fronti», minore sarà la pressione per agire sugli Stati Uniti. Il caos come strategia di sgravio. Non creare ordine – ma gestire il disordine. La logica sottostante è brutalmente semplice:
Se intere regioni sono frammentate, in conflitto tra loro e permanentemente instabili, restano strutturalmente deboli. Non possono sviluppare un potere geopolitico autonomo, non possono formare un fronte compatto, non possono rappresentare un’alternativa seria alla dominazione statunitense. In un contesto del genere, l’intervento diretto USA diventa superfluo: il sistema si autoregola attraverso l’indebolimento reciproco.
Epstein riprende questa linea di pensiero nella sua risposta e ne trae una conclusione provocatoria, ma non illogica:
Se il caos in Medio Oriente – Iraq, Iran, Libia, Siria, Palestina, Libano, Egitto – fosse davvero ciò che Washington desiderava, allora bisognerebbe riconoscere una «strategia brillantemente eseguita». Una formulazione che suona meno come approvazione e più come smascheramento cinico.
Questo modo di pensare non è un caso isolato, ma è profondamente radicato nella storia della politica di potenza americana. È proprio così che è nata l’egemonia statunitense nel XX secolo. Durante la Seconda guerra mondiale, gli Stati Uniti hanno lasciato sanguinare l’Europa e gran parte dell’Asia per anni. Solo quando le vecchie grandi potenze erano esauste economicamente, militarmente e demograficamente, gli USA sono intervenuti in modo decisivo – uscendone come unica nazione industriale intatta. Il risultato: Bretton Woods, dominanza del dollaro, supremazia militare.
La famosa frase di Harry Truman del 1941 riassume questa logica senza filtri:
«Se vince la Germania, aiutiamo la Russia. Se vince la Russia, aiutiamo la Germania. L’importante è che si ammazzino a vicenda il più a lungo possibile.» (ndr vedi qui https://www.nytimes.com/1951/02/03/archives/wests-treachery-assailed-in-soviet-press-denounces-truman-for-41.html)
Non era una deviazione morale, ma realpolitik classica. In questo contesto, la corrispondenza Epstein-Thiel appare meno come una cospirazione e più come uno sguardo raro dietro le quinte del pensiero delle élite: la politica estera non come questione di diritto o morale, ma come gestione dell’instabilità.
È importante fare una distinzione chiara:
Questa e-mail non è la prova di un «piano maestro del caos» formalmente deciso. Mostra però come pensano le élite al potere, come interpretano le crisi – e che il caos non viene necessariamente visto come un problema, ma come uno stato strategico. Proprio per questo il documento è così rivelatore. Non perché sveli una segreta cospirazione mondiale, ma perché mette a nudo quanto il pensiero geopolitico si sia allontanato dalle narrazioni ufficiali su democrazia, diritti umani e missioni di pace. Quando il caos del mondo diventa spiegabile – o addirittura appare sensato – allora dice meno sul mondo e molto di più su chi lo guida.
FONTE https://uncutnews.ch/das-wohl-brisanteste-epstein-dokument-chaos-als-geopolitische-strategie/
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L’email specifica è datata 14 giugno 2014 (o intorno a quella data, secondo le citazioni circolanti) e mostra proprio questo mindset elitario certo non nuovo: Thiel descrive il caos come modo per ridurre l’impegno USA (“The more of a mess, with just lots of bad guys on different sides, the less we will do”), Epstein ribatte con sarcasmo che se fosse voluto, sarebbe “a strategy brilliantly executed”.
“Divide et impera” è antico quanto Roma e gli USA lo hanno applicato in vari contesti – dal sostegno alternato a fazioni in guerre per procura ( Ucraina attualmente), al lasciare che rivali si logorino a vicenda (Truman 1941 su Germania/URSS è l’esempio classico).
Un’arma eccellente per creare il caos è, tra l’altro, il cosiddetto “Environmental weapon” (arma ambientale) e come abbiamo appreso, le pandemie introdotte intentionalmente.

Wesley Clarke ha affermato in modo specifico che il rovesciamento di questi paesi è stato pianificato poco dopo il 2001.
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