Resta da vedere se questo piccolo insetto subirà dei danni a lungo termine. Tuttavia, una cosa è evidente e si manifesta in innumerevoli circostanze: laddove l’uomo distrugge in modo irresponsabile, Madre Terra sa proteggere e guarire, il che ovviamente non dovrebbe essere un invito a continuare la distruzione. Piuttosto, dovrebbe richiamare l’attenzione sull’infinita grandezza dell’intelligenza della natura, che oggi sembra suscitare meno ammirazione rispetto a quella artificiale.
Belgica antarctica, lo strano moscerino senza ali che mangia le microplastiche (e sembra non subire conseguenze)
Anche se non si esclude che ce ne siano in futuro. Uno studio in parte italiano ha esaminato i livelli di esposizione di alcune larve raccolte in 13 isole in Antartide
L’unico insetto endemico dell’Antartide mangia microplastiche. L’insetto in questione si chiama Belgica antarctica e oggi è protagonista di uno studio su Science of The Total Environment, in cui un team di ricercatori, in parte anche italiano, ha studiato per esteso l’esposizione alle microplastiche nell’insetto.
Microplastiche: lo studio su Belgica antarctica
Il punto, infatti, spiegano in apertura del loro articolo, è questo. Sappiamo che la plastica e le microplastiche hanno contaminato anche il continente antartico (e altri posti che potremmo considerare più insoliti per l’inquinamento da plastica, nuvole comprese), inquinando soprattutto gli ambienti costieri. Finora però quali che fossero gli effetti di questo inquinamento sugli abitanti terrestri dell’Antartide – tra cui i ricercatori ricordano rotiferi, tardigradi, nematodi, acari e insetti, appunto – non sono stati indagati a fondo. Per cercare di approfondire il tema, Nicholas Teets della University of Kentucky e colleghi si sono concentrati sull’insettino senza ali Belgica antarctica, cercando di capire sia che livello di esposizione potesse avere sia che effetti potesse subire per dovuti all’ingestione di microplastica.
Cosa succede all’insetto
I ricercatori hanno esaminato i livelli di esposizione di alcune larve raccolte in 13 isole antartiche. Per farlo, ha spiegato in una nota dell’Area Science Park di Trieste (che ha partecipato con il centro Elettra-Sincrotrone Trieste) Elisa Bergami, ecologa presso l’Università di Modena e Reggio Emilia e tra gli autori del paper, sono state usate sofisticate tecniche di imaging che aiutano anche a fotografare la natura delle sostanze analizzate (come la spettroscopia microFTIR e la micro Raman) Ma gli scienziati hanno anche esposto gli insetti in laboratorio alla presenza di microsfere di polietilene a diverse concentrazioni. I risultati di questi due diversi filoni di studio hanno da un lato confermato che ad oggi l’inquinamento da microplastiche nell’insetto antartico è basso ma non per questo da sottovalutare: “Sebbene l’ingestione sia stata rara e rilevata in meno del 7% degli individui raccolti sul campo, questi risultati confermano che la plastica sta raggiungendo i suoli antartici”, ha spiegato Bergami. Sapevamo infatti, sempre grazie alle ricerche condotte da ricercatrice qualche anno fa, che la microplastica può raggiungere gli invertebrati antartici. Finora l’unica vittima terrestre identificata era il collembolo antartico, il Cryptopygus antarcticus.
Oltre le microplastiche: il ruolo del riscaldamento
Oltre a questo risultato però, le analisi condotte in laboratorio dagli scienziati hanno confermato un’elevata tolleranza dell’insetto nei confronti dell’ingestione delle sfere di microplastiche. Gli insetti sopravvivevano e non si avevano grandi stravolgimenti nella loro fisiologia. Solo ad alte concentrazioni, spiegano gli autori, diminuivano le riserva di grassi. Un dato rassicurante sotto certi aspetti, ma che, sottolinea il primo autore Jack Devlin dalla University of Kentucky, potrebbe avere ripercussioni importanti durante gli inverni antartici. Un’altra, l’ennesima, situazione da monitorare con cura in un mondo invaso dalla plastica e sotto lo scacco dei cambiamenti climatici. Uno studio, guidato ancora dallo stesso Devlin, qualche anno fa aveva infatti osservato che lo stesso insetto era minacciato anche dall’aumento delle temperature. Nello specifico, spiegano gli esperti, con il riscaldamento è a rischio sia la sopravvivenza che, di nuovo, la disponibilità di energia.
FONTE https://www.wired.it/article/strano-moscerino-senza-ali-che-mangia-le-microplastiche-e-sembra-non-subire-conseguenze/
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