
Per comprendere l’importanza strategica del Donbass per l’Ucraina e per Russia sono utili alcune mappe. La fonte, ovviamente, è l’incredibile lavoro di archiviazione dgitale fatto da David Rumsey riprese e spiegate qui https://zweilawyer.com/2022/03/14/ucraina-e-russia-le-risorse-del-donbass/
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Il conflitto ucraino (come quello di Gaza) sta diventando il più grande progetto di land & resource grabbing mascherato da operazione di pace degli ultimi decenni, con Jared Kushner come architetto informale e il sottosuolo del Donbass come vero premio finale.
Come descritto nel seguente articolo, che non è nuovo ma comunque attuale:
“Tra le motivazioni addotte per questa politica c’è stata senz’altro la volontà di difendere le minoranze russofone presenti nell’est ucraino, ma non solo.”
L’articolo descrive il Donbass come un “miracolo geologico” con depositi di minerali stimati a 7,5 trilioni di dollari. Prima del 2014, questa regione contribuiva al 20% del PIL ucraino, grazie a un ecosistema industriale basato su carbone, acciaio e metalli rari. Dal 2014 (con l’inizio del conflitto nel Donbass) e ancor più dal 2022 (annessione russa), il controllo di queste risorse è diventato un obiettivo strategico, e non solo per la Russia. L’UE e gli USA competono per il “bottino”.
LA GUERRA PER IL (SOTTO)SUOLO DEL DONBASS
… Ci sono infatti altri motivi “materiali” per cui quest’area è così importante per Russia e Ucraina. La regione, infatti, è ricca di minerali strategici e materie prime, tanto da essere stata definita come un “miracolo geologico”. D’altronde il Donbass ha storicamente ricoperto il ruolo di uno dei più importanti centri economici dell’Impero zarista e dell’Unione sovietica prima e dell’Ucraina poi. La regione prima della guerra civile del 2014 produceva 1/5 del PIL totale del paese
Il Donbass possiede infatti una varietà di risorse naturali (carbone, gas, litio, petrolio, acciaio, ferro, uranio, ma anche terre rare, manganese), sono stati individuati 97 tipi di minerali distribuiti in 20 mila depositi e siti minerari, il tutto per un valore complessivo stimato circa 7.5 trilioni di dollari.
Il suo bacino carbonifero è uno dei più importanti d’Europa si allarga per circa 23.00 kmq e vanta 100 miliardi di tonnellate di carbone. Da quando è iniziata la guerra nel 2014, Kiev ha perso il controllo sui giacimenti di questa regione e il suo settore estrattivo è stato fortemente danneggiato, obbligando il paese ad affidarsi dal mercato esterno per l’approvvigionamento del carbone arrivando a importare il 40% del totale necessario. Non solo il settore carbonifero, anche quello siderurgico era un fiore all’occhiello del paese, le sue quantità di ferro ammontano a oltre 30 miliardi di tonnellate e nella regione, prima della guerra civile, veniva prodotto il 40% dell’acciaio ucraino (13,3 milioni di tonnellate); non è un caso che a inizio dei conflitti gli scontri intorno al complesso di Avostal, a Mariupol, sono stati cruenti, il complesso era infatti uno dei principali stabilimenti per la produzione e l’esportazione di acciaio, dopo gli scontri è stato dichiarato da Putin “un asset di proprietà della Federazione”. Molto importante è poi il litio, detto anche “oro bianco” è un materiale strategico per lo sviluppo tecnologico e transizione energetica, che aumenta il suo valore oltre il 400% annualmente. Le quantità stimate nella regione raggiungono le 500 mila tonnellate. Inoltre, le scorie di questo minerale sono costituite poi da silicati come il quarzo che vengono riutilizzati nell’industria della ceramica, lo stesso settore ceramico italiano si rifornisce per un 25% da questa regione. Nel Donbass ci sono poi l’ 80%delle riserve di petrolio e gas naturale del paese, così come il 90% delle forniture di gas neon. Il bacino del Dnepr custodisce 2.26 miliardi di tonnellate di riserve di manganese, la più grande quantità in Europa. Vi sono infine altri minerali strategici. È la prima riserva europea per l’uranio, essenziale per lo sviluppo dell’energia nucleare, e la seconda di titanio con importanti giacimenti di titanio che ha diverse applicazioni in campo militare. (20% del totale globale). Poi il 20% delle risorse globali di grafite e il 18% di quelle di caolino.
Come detto poi, la Russia e l’Ucraina non sono le sole ad avere interessi economici nella regione. Nel luglio 2021 la Commissione europea aveva annunciato il raggiungimento di un’intesa col governo ucraino per lo sfruttamento dei giacimenti di materia critiche. Nel novembre del 2021 l’impresa European Lithium Ltd aveva vinto un appalto estrattivo conto la rivale cinese Chenhxin Lithium per il controllo di due depositi a Shevchenkivske e Dobra.
Quando si analizza la questione del Donbass è quindi importante tenere a mente che esistono una pluralità di interessi. Di certo se la Russia riuscirà a ottenere il controllo della regione e delle sue risorse, dovrà sicuramente effettuare un importante opera di ricostruzione delle infrastrutture minerarie.
In Donbass quindi si sta giocando anche la partita per il controllo di minerali strategici tra l’Unione Europa e gli USA da una parte, e la Russia e i suoi “alleati” dall’altro. Il possesso del litio e delle rare presenti nel sottosuolo di questa regione sono un bottino a cui diversi attori guardano con interesse e il cui controllo, visto la loro utilità in campo tecnologico e militare, risulta vitale per qualsiasi paese che aspiri a essere una potenza. Il controllo dei siti di gas e carbone permetterebbe infine a Mosca di dare nuova linfa al suo sistema economico basato principalmente sull’export di risorse energetica e di dare maggior forza alla sua “leva energetica” verso quei paesi dipendenti dall’energia russa. FONTE
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UCRAINA: TUTTE LE RISERVE DI LITIO E LE RISORSE MINERARIE NELLE ZONE DI GUERRA
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