Di Nogeoingegeneria

L’incontro tra Trump e Putin in Alaska solleva molte domande. Si tratta di qualcosa di più della fine della guerra in Ucraina? È una svolta più ampia? Al momento, gli interessi bellici sembrano ancora dominare la scena. Molti non sanno quanto sia già militarizzata la zona artica, un processo iniziato subito dopo la seconda guerra mondiale.

Riassumo un ’articolo che analizza la crescente militarizzazione dell’Artico,  che sta diventando un teatro di competizione geopolitica favorito dallo scioglimento dei ghiacci, dell’apertura di nuove rotte marittime (come la Northern Sea Route) e dello sfruttamento delle risorse naturali. Gli Stati costieri (Russia, Stati Uniti, Canada, Norvegia, Danimarca) e altri paesi come Svezia, Finlandia e Islanda stanno rafforzando la loro presenza militare attraverso basi, radar, sottomarini e sistemi di difesa. L’articolo evidenzia come la Russia sia l’attore dominante in termini di infrastrutture militari, mentre gli altri paesi, spesso legati alla NATO, si stanno riorganizzando per bilanciare la sua influenza.

La Russia possiede un vasto network di basi, sottomarini nucleari, radar e sistemi di difesa avanzati, concentrati nella penisola di Kola e in arcipelaghi remoti come la Terra di Francesco Giuseppe. Obiettivi: difesa, controllo della Northern Sea Route e sfruttamento delle risorse. La presenza strategica in Groenlandia (Thule) e Alaska degli Stati Uniti  ha il focus su intelligence e controllo delle rotte marittime. Ha meno infrastrutture rispetto alla Russia.

Le principali installazioni militari nella regione, suddivise per paese:

  1. Russia:

    • La Russia ha investito massicciamente nella ristrutturazione e modernizzazione delle basi militari artiche, riattivando strutture sovietiche abbandonate e costruendone di nuove. La penisola di Kola è il cuore strategico, ospitando:

      • Base navale di Severomorsk: Quartier generale della Flotta del Nord, che gestisce sottomarini nucleari, missili balistici e sistemi di difesa aerea come S-400 e S-300.

      • Base aerea di Olenya (vicino a Murmansk): Utilizzata per bombardieri strategici come i TU-95MS.

      • Base di Gadzhiyevo (penisola di Kola): Base per sottomarini nucleari.

      • Base di Ara Guba e Gremikha: Altre basi navali per sottomarini nucleari.

      • Base di Arkhangelsk: Importante per operazioni navali e aeree.

      • Base aerea di Alakurtti: Vicina al confine finlandese, ospita circa 3.000 militari.

      • Base di Nagurskoye (Terra di Francesco Giuseppe): Una delle basi più settentrionali al mondo, con sistemi missilistici avanzati e infrastrutture autosufficienti.

      • Base Arctic Shamrock (Terra di Francesco Giuseppe): Edificio militare tra i più a nord, con capacità di difesa aerea e missilistica.

      • Aeroporti militari come Amderma e Anadyr Ugolny: In fase di ammodernamento, alcuni per uso duale (civile-militare).

    • La Russia ha potenziato il Comando Unificato Strategico della Flotta del Nord (2014) a Severomorsk, che coordina tutte le attività militari artiche. Le infrastrutture includono radar avanzati (es. Rezonans-N), sistemi di guerra elettronica e sottomarini modernizzati (es. classe Akula-II e Borei).

  2. Stati Uniti:

    • Gli Stati Uniti adottano un approccio più limitato rispetto alla Russia, concentrandosi sul controllo di “colli di bottiglia” strategici come il GIUK Gap (tra Groenlandia, Islanda e Regno Unito) e rafforzando la presenza in Alaska e Groenlandia.

      • Base aerea di Thule (Pituffik), Groenlandia: Base strategica per radar e operazioni di intelligence, fondamentale durante la Guerra Fredda e ancora oggi cruciale per la NATO.

      • Basi in Alaska (Elmendorf e Fort Wainwright): Ospitano caccia F-35 e velivoli da sorveglianza P-8. È in progetto un porto in acque profonde a Nome per ospitare gruppi navali.

      • Radar di Vardø (Norvegia): Utilizzato per monitorare lo spazio aereo russo, in collaborazione con la Norvegia.

    • Gli Stati Uniti hanno aumentato il contingente di marines in Norvegia e partecipano a esercitazioni come ICEX per operazioni sottomarine sotto la calotta artica.

  3. Norvegia:

    • La Norvegia, membro NATO, si affida alla deterrenza dell’Alleanza e ha rafforzato le sue capacità militari:

      • Basi aeree e navali vicino al confine russo, come quelle di Setermoen e Alta, utilizzate per esercitazioni NATO (es. Nordic Response).

      • Navi della guardia costiera: Non progettate per operazioni militari, ma fondamentali per il pattugliamento.

    • La Norvegia ospita radar strategici come il GLOBUS a Vardø, che monitora l’attività russa.

  4. Canada:

    • Il Canada si concentra più su opportunità economiche (es. Passaggio a Nord-Ovest) che su un approccio militare aggressivo:

      • Basi navali e aeree nel Canada settentrionale, come quelle a Iqaluit e Yellowknife, sono limitate ma in espansione.

      • I sottomarini diesel-elettrici classe Victoria operano nella zona marginale del ghiaccio (Marginal Ice Zone).

  5. Danimarca (Groenlandia):

    • La Danimarca si affida alla NATO per la difesa della Groenlandia:

      • Base di Thule (gestita dagli Stati Uniti): Punto chiave per radar e intelligence.

      • Infrastrutture militari limitate, ma crescenti investimenti per proteggere le risorse naturali (uranio, terre rare).

  6. Altri paesi (Svezia, Finlandia, Islanda):

    • Svezia e Finlandia (recenti membri NATO): Stanno rafforzando le loro capacità militari, con basi come quella di Kiruna (Svezia) e nuove strutture al confine finlandese con la Russia. La Finlandia ha potenziato le sue forze speciali Spetsnaz e la sorveglianza radar.

    • Islanda: Senza esercito permanente, utilizza navi della guardia costiera, ma ospita esercitazioni NATO.

VEDI QUI https://www.osservatorioartico.it/basi-militari-artico/

La NATO nel Grande Nord: evoluzione strategica e proiezione militare nell’Artico

https://www.cesi-italia.org/it/articoli/la-nato-nel-grande-nord-evoluzione-strategica-e-proiezione-militare-nellartico

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