È tutto assurdo, ma purtroppo reale. Mosca aveva dato l’esempio nel 1986 (vedi la seconda metà della pagina).

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Scienziati militari cinesi stanno testando tecnologie di manipolazione meteorologica nel tentativo di proteggere i propri cittadini da una guerra nucleare.

Di Jamie Seidel

La Cina conta sul controllo del tempo atmosferico per salvare i suoi cittadini da una guerra nucleare. O, più precisamente, sul controllo del clima.Scienziati militari cinesi stanno testando tecnologie di manipolazione del tempo atmosferico nell’ambito di un piano per ridurre l’impatto delle ricadute radioattive. Secondo il South China Morning Post, controllato dal Partito Comunista, l’Università di Ingegneria della Forza di Supporto Logistico Congiunto dell’Esercito Popolare di Liberazione (PLA) e l’Istituto di Ricerca della Forza Missilistica hanno simulato attacchi con “bombe sporche”. Tutte le armi nucleari generano ricadute radioattive. Alcune più di altre.

Un altro scenario temuto in tutto il mondo è quello di un esplosivo convenzionale riempito con scorie radioattive come plutonio e cesio. Questo disperderebbe nubi di contaminazione su un’area molto vasta. Il risultato potrebbe rendere interi centri cittadini inabitabili per mesi.(ndt:mesi?) E ogni centimetro dovrebbe essere pulito a fondo prima che la minaccia delle ricadute venga eliminata. L’approccio di Pechino è quello di accelerare il processo. Si è rivolta a decenni di ricerche sul controllo del clima per trovare una risposta. L’idea di immettere sostanze chimiche nell’atmosfera per indurre effetti atmosferici non è nuova. La semina delle nuvole (cloud seeding), ad esempio, è un concetto ben collaudato.

Ora la PLA sta valutando l’utilità di unità mobili di controllo meteorologico a dispiegamento rapido per sopprimere la diffusione delle nubi radioattive.“Pioggia” di terroreIl SCMP riferisce che i ricercatori hanno simulato un attacco in cui 62 kg di esplosivo convenzionale TNT hanno fatto esplodere in aria un chilogrammo di plutonio di grado militare. Non è sufficiente a innescare una reazione a catena nucleare e quindi un’esplosione termonucleare. Ma il plutonio radioattivo in sé è letale, anche in piccolissime quantità.Il ricercatore sulle emergenze nucleari Lin Yuanye ha dichiarato al SCMP che il team ha scelto condizioni ottimali per i test.La temperatura era di 25 °C gradevoli. Il cielo nuvoloso era attraversato da venti calmi inferiori a due metri al secondo. La bomba è detonata su una tipica pavimentazione in cemento.

La simulazione ha rilevato che i detriti risultanti hanno contaminavano un’area di 10 chilometri quadrati. In un contesto urbano, quest’area potrebbe comprendere decine di migliaia di persone. La soluzione proposta è adattare le tecniche sperimentali di controllo del tempo già esistenti. Pechino ha costruito macchine per far piovere lungo l’altopiano tibetano himalayano. Il loro compito è “inseminare” il cielo con sostanze chimiche che producono su richiesta nubi temporalesche lunghe 5 km. L’obiettivo è far precipitare la pioggia nelle aree di captazione chiave, quelle dei fiumi e torrenti che alimentano i distretti aridi.

E ha già fatto qualcosa di simile in passato. Prima e durante le Olimpiadi di Pechino del 2008 sono stati sparati in cielo proiettili chimici. L’obiettivo era far scaricare la pioggia alle nubi prima che passassero sopra i giochi olimpici.

La velocità è essenziale

Il tempo, dicono i ricercatori, è essenziale. Ridurre al minimo la diffusione del materiale radioattivo fa la differenza tra la vita e la morte. «I sistemi mobili di soppressione aerea a dispiegamento rapido attualmente in fase di sviluppo possono attuare rapidamente la soppressione ad alta quota e su vasta area delle nubi di fumo generate dall’esplosione immediatamente dopo la detonazione», si legge nello studio.In altre parole, entro due minuti dall’esplosione devono essere fatti esplodere nel cielo sopra la colonna di fumo dei contenitori lanciati da razzi contenenti agenti chimici progettati per legarsi agli aerosol radioattivi. Questi coagulanti legano insieme le particelle radioattive. Questi grumi più pesanti cadono quindi dal cielo più velocemente. Ciò impedisce al vento di trasportare la radiazione a valle. I risultati, pubblicati sul Chinese Journal of Safety and Environment, raccomandano di predisporre reti di lanciarazzi della guardia civile intorno alle grandi città, alle centrali nucleari e alle principali installazioni militari. Potrebbero essere attivati in caso di attacco, incidente o catastrofe naturale per prevenire una catastrofe radioattiva stile Chernobyl o Fukushima. Il documento di ricerca nota anche che tale capacità «riveste grande importanza per ottenere l’iniziativa strategica nella sicurezza nucleare sul campo di battaglia».

Jamie Seidel è un giornalista freelance |

FONTE https://www.adelaidenow.com.au/technology/innovation/china-turns-to-weather-control-to-save-it-from-nuclear-war/news-story/15b1109f0e0f3558447df97f69a1bca2

The Telegraph in un articolo del 2007 intitolato How we made the Chernobyl rain riportò le confessioni di alcuni piloti russi che nel 1986 a seguito del disastro nucleare di Chernobyl. Ebbero l’ordine di inseminare le nuvole di ioduro d’argento spostando una perturbazione verso la Bielorussia al fine di proteggere Mosca dalle piogge radioattive che invece ricaddero su 4.000 miglia quadrate e sul popolo Bielorusso che non venne neppure avvertito di restare in casa al fine di ridurre al minimo l’esposizione alle radioazioni dovute alla pioggia contaminata. Le conseguenze sulla salute umana delle popolazioni colpite da quelle piogge furono così “inevitabilmente” gravi.
Mosca aveva negato i particolari dell’operazione militare.

Ecco la traduzione dell’articolo:

«Come abbiamo fatto piovere su Chernobyl»

Di Richard Gray – 22 aprile 2007

Piloti militari russi hanno raccontato come crearono nuvole di pioggia per proteggere Mosca dalle ricadute radioattive dopo il disastro nucleare di Chernobyl del 1986.Il maggiore Aleksei Grushin volò ripetutamente sopra Chernobyl e la Bielorussia, sparando proiettili d’artiglieria riempiti di ioduro d’argento per generare nuvole di pioggia che «lavassero via» le particelle radioattive che stavano andando alla deriva verso città densamente popolate.Più di 4.000 miglia quadrate (oltre 10.000 km²) di territorio bielorusso furono sacrificate per salvare la capitale russa dal materiale radioattivo tossico.«La direzione del vento andava da ovest verso est e le nubi radioattive minacciavano di raggiungere le aree altamente popolate di Mosca, Voronež, Nižnij Novgorod, Jaroslavl’», ha raccontato al documentario BBC2 «Science of Superstorms», in onda questa sera. «Se la pioggia fosse caduta su quelle città sarebbe stata una catastrofe per milioni di persone. La zona in cui il mio equipaggio interveniva attivamente sulle nuvole si trovava vicino a Chernobyl, non solo nella zona dei 30 km, ma fino a 50, 70 e persino 100 km di distanza.»

Nei giorni successivi alla fusione catastrofica del reattore di Chernobyl, gli abitanti della Bielorussia riferirono di una pioggia pesante, di colore nero, nei dintorni della città di Gomel. Poco prima, erano stati visti aerei che giravano in cerchio nel cielo lasciando dietro di sé scie di materiale colorato.Mosca ha sempre negato che fosse stata effettuata la semina delle nuvole dopo l’incidente, ma l’anno scorso, in occasione del 20º anniversario del disastro, il maggiore Grushin è stato tra i decorati per il coraggio dimostrato. Lui sostiene di aver ricevuto la medaglia proprio per aver compiuto missioni di cloud seeding durante le operazioni di bonifica di Chernobyl.

Un secondo pilota sovietico, che ha chiesto di rimanere anonimo, ha confermato ai realizzatori del programma che le operazioni di semina delle nuvole iniziarono già due giorni dopo l’esplosione.Alan Flowers, scienziato britannico tra i primi occidentali autorizzati a entrare nell’area per valutare l’entità delle ricadute radioattive intorno a Chernobyl, ha dichiarato che, a causa di quella pioggia artificiale, la popolazione bielorussa fu esposta a dosi di radiazioni da 20 a 30 volte superiori al normale, provocando gravi intossicazioni da radiazioni soprattutto nei bambini. Il signor Flowers fu espulso dalla Bielorussia nel 2004 dopo aver affermato pubblicamente che la Russia aveva seminato le nuvole. «La popolazione locale dice che non ci fu nessun preavviso prima di quelle piogge intense e che le ricadute radioattive arrivarono proprio con esse», ha aggiunto.

Oggi è ben noto che questa logica, ora studiata dalla Cina, fu usata nel 1986 per salvare Mosca sacrificando la Bielorussia.

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