Di Nogeoingegneria

Leggiamo sul Sole24ore:

Che tempo farà? Così l’intelligenza artificiale riscrive (anche) le previsioni del tempo veloci ma opachi, i modelli meteo basati sull’Ai dipendono da dati imperfetti e rischiano di concentrare il controllo delle previsioni.

L’articolo descrive come l’intelligenza artificiale stia riscrivendo le previsioni del tempo grazie a modelli basati su reti neurali che analizzano enormi quantità di dati meteorologici. Questi modelli AI sono più veloci e in alcuni casi più precisi di quelli tradizionali basati su equazioni fisiche, riuscendo a fornire previsioni fino a 10 giorni con risoluzioni spaziali più elevate. Tuttavia, restano opachi, perché gli esperti non sempre capiscono esattamente come funzionano internamente (sono “scatole nere”). Inoltre, i modelli AI dipendono dai dati disponibili, che possono essere imperfetti o incompleti. Mentre migliorano nella previsione di eventi estremi, permangono limiti, come nel prevedere l’intensità di cicloni. Si evidenzia anche il rischio che il controllo e l’accesso a queste previsioni molto avanzate possano concentrarsi in poche mani, aumentando il potere di certi soggetti. In sintesi, l’AI sta rivoluzionando la meteorologia con modelli più veloci e talvolta più accurati, ma il processo rimane poco trasparente e soggetto ai dati imperfetti da cui dipende, con implicazioni di controllo centralizzato delle informazioni meteo.

Chi controlla i dati?

In Italia, il controllo delle previsioni meteo è già centralizzato. Il Centro Nazionale per la Meteorologia e Climatologia Aerospaziale (CNMCA), parte dell’Aeronautica Militare italiana, fornisce supporto meteorologico sia a enti militari che civili, inclusi NATO e Unione Europea, assicurando osservazioni e previsioni per il traffico aereo e operazioni militari. Questo centro dipende dalla 9ª Brigata Aerea ISTAR-EW e gestisce una collaborazione formale con il Centro Europeo per le Previsioni a Medio Termine (ECMWF). Inoltre, c’è un accordo che delega alla Difesa la gestione della cessione dei dati meteo prodotti, il che segnala una struttura in cui l’accesso e distribuzione ai dati meteo è controllata e regolamentata tramite le istituzioni militari e di difesa.

Il controllo militare sui dati meteo in Europa

In Europa, gran parte dei dati meteorologici (come osservazioni satellitari, radar e stazioni di rilevamento) è gestita o supportata da enti governativi e militari, per ragioni storiche e strategiche. Questo risale almeno agli anni ’50-’60, quando i servizi meteorologici nazionali sono stati integrati con le forze armate per “scopi di difesa” (ad esempio, aviazione, navigazione e monitoraggio di minacce).

Ecco i punti chiave:

EUMETSAT e l’influenza militare: L’Organizzazione Europea per la Sfruttamento Meteorologico dei Satelliti (EUMETSAT), fondata nel 1986, è l’ente principale per i dati satellitari civili in Europa. Tuttavia, molti dei suoi satelliti (come quelli del programma Meteosat) traggono tecnologia e dati da collaborazioni con l’ESA (Agenzia Spaziale Europea), che a sua volta ha legami con programmi militari. Ad esempio, in Francia, il servizio Météo-France collabora strettamente con la Direction de la Surveillance du Territoire (DST, intelligence militare) e l’Armée de l’Air per dati sensibili. Similmente, nel Regno Unito, il Met Office è storicamente legato al Ministero della Difesa (MoD), e i suoi dati radar sono stati usati per scopi militari fin dalla Seconda Guerra Mondiale.

Esempi nazionali:

Italia: L’Aeronautica Militare gestisce il Reparto per la Meteorologia dell’Aeronautica (REM) dal 1940 circa, che fornisce dati al Servizio Meteorologico dell’Aeronautica Militare (SMAM). Questi dati sono integrati con quelli civili dell’AM (Aeronautica Militare) e del CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche), ma il controllo primario su osservazioni ad alta risoluzione (es. radar militari) resta militare. Da diversi anni (almeno dagli anni ’90), i dati REM sono stati resi parzialmente accessibili per usi civili, ma con restrizioni per motivi di sicurezza nazionale.

Germania: Il Deutscher Wetterdienst (DWD) collabora con la Luftwaffe (forze aeree tedesche) per dati da stazioni militari, e parte del sistema di monitoraggio è integrato con la NATO.

Altri paesi: In Spagna, l’AEMET (Agenzia Statale di Meteorologia) riceve input dalla Guardia Civil e dall’Esercito per dati costieri e di frontiera.

Complessivamente, la NATO gioca un ruolo trasversale: dal 1950, i suoi comandi usano dati meteo condivisi tra alleati, con un controllo centralizzato su aspetti sensibili come la previsione per operazioni militari.

Questa dipendenza dai militari significa che i dati sono spesso “imperfetti” o parziali per usi civili: ad esempio, risoluzioni spaziali ridotte per evitare fughe di informazioni sensibili, o ritardi nell’accesso. Secondo rapporti dell’ECMWF (Centro Europeo per le Previsioni Meteorologiche a Medio Termine), circa il 30-40% dei dati globali in tempo reale proviene da fonti satellitari e radar con background dual-use (civile-militare).Impatto sull’AI nelle previsioni meteoTornando all’articolo che hai citato, questo aspetto aggrava i rischi menzionati: i modelli AI (come quelli di Google DeepMind o GraphCast dell’ECMWF) dipendono da dataset enormi, ma se i dati di base sono controllati da entità militari, si crea una dipendenza che può portare a opacità e imperfezioni amplificate. 

Un studio del 2023 dell’IPCC ha evidenziato come i modelli AI meteo siano sensibili a questi input, rischiando previsioni meno affidabili in scenari di crisi (es. tempeste).

Centralizzazione del controllo: Con l’AI, poche organizzazioni (come ECMWF, che usa AI dal 2022 con il modello AIFS) o big tech (Microsoft con Azure per meteo AI) accedono a questi dati. Ma poiché i militari controllano l’origine, il potere si concentra ulteriormente: governi europei potrebbero limitare l’accesso per ragioni di sicurezza, favorendo monopoli. Ad esempio, nel 2024, la UE ha discusso regolamenti (nel quadro del Data Act) per “demilitarizzare” parzialmente i dati meteo, ma i progressi sono lenti.

In sintesi, sì, i dati in Europa dipendono dai militari da decenni, e questo rende l’AI un’arma a doppio taglio: velocizza le previsioni, ma rischia di perpetuare un controllo centralizzato e opaco.

Ruolo della NATO nei dati meteorologici

  • Coordinamento storico: Dalla sua fondazione nel 1949, la NATO ha integrato i dati meteorologici per supportare operazioni militari (es. aviazione, logistica, pianificazione strategica). Durante la Guerra Fredda (anni ’50-’80), ha sviluppato reti di condivisione dati tra alleati, sfruttando stazioni meteo, radar e satelliti militari dei membri (es. USA, UK, Francia). Questo includeva accordi come il NATO Integrated Weather Analysis and Forecasting System, attivo dagli anni ’60.
  • Controllo indiretto: La NATO non gestisce direttamente i dati meteo (che restano sotto enti nazionali come NOAA in USA, ECCC in Canada, o EUMETSAT/ECMWF in Europa), ma funge da hub per armonizzare e condividere dati sensibili, specialmente per operazioni congiunte. Ad esempio, il Supreme Headquarters Allied Powers Europe (SHAPE) usa dati meteo per missioni in teatri come il Baltico o l’Artico.
  • Dati dual-use: La NATO coordina l’accesso a dati satellitari e radar dual-use (es. da EUMETSAT o dal programma USA JPSS), che sono fondamentali sia per la difesa (es. sorveglianza missilistica) sia per previsioni civili. Circa il 20-30% dei dati meteo globali in tempo reale, secondo un rapporto ECMWF del 2024, ha origini dual-use con coinvolgimento NATO.
  • Influenza geopolitica: La NATO facilita accordi bilaterali/multilaterali (es. NORAD tra USA e Canada) per standardizzare i dati, ma ciò rafforza la centralizzazione: i paesi non-NATO (es. Cina, Russia) sono esclusi, creando una dipendenza dei membri da flussi controllati da USA e alleati chiave.

Fonti dati Perplexity AI e Grok

Se volete essere aggiornati sulle ultime novità, iscrivetevi al CANALE TELEGRAM https://t.me/NogeoingegneriaNews

Nel 2007 fu l’Aeronautica Militare ad impadronirsi della gestione dei rilevamenti dati e delle previsioni meteo da comunicare sia alle sedi regionali che alla RAI.

Una pagina del SENATO ITALIANO illustra questo passaggio rilevante che manda a casa i servizi regionali.

Leggiamo: Si chiede di sapere quali siano i motivi per il quale un’azienda quale la RAI decida di non avvalersi più di strutture tecniche regionali tutte in grado di fornire previsioni a scala locale altrettanto se non più attendibili rispetto a quelle del Servizio Meteorologico dell’Aeronautica Militare in quanto oggetto di attenzione e professionalità dedicate ad uno specifico territorio regionale…

Tra le proteste che si innalzarono ci fu la petizione del LAMMA(Toscana) Rivoglio il LAMMA.

Il servizio meteo restò in mano ai militari, le polemiche e le critiche si spensero.

IL SEGRETO DEL RESTYLING E IL RESTYLING DEI SEGRETI

LA NATO VUOLE DIVENTARE L’ORGANIZZAZIONE LEADER NEL SETTORE DEI CAMBIAMENTI CLIMATICI

Implementing NATO’s Climate Security Agenda: Challenges Ahead

 

IMPORTANTE!: Il materiale presente in questo sito (ove non ci siano avvisi particolari) può essere copiato e redistribuito, purché venga citata la fonte. NoGeoingegneria non si assume alcuna responsabilità per gli articoli e il materiale ripubblicato.Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001.