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Resta da vedere per quanto tempo questo blog sarà ancora accessibile. Per questo motivo ho deciso di redigere un documento cartaceo che riassume i risultati principali dei 15 anni di lavoro sul blog. Il libro uscirà tra poche settimane. Il caso Baud ha chiarito dove stiamo andando, e lo vediamo già da tempo.

Di P. Gosselin

Mentre le narrazioni dell’UE crollano, i leader disperati stanno pianificando misure più tiranniche per impedire che tutto affondi.

Censura del dibattito scientifico…

Attualmente, i leader dell’UE sono furiosi perché i funzionari statunitensi osano accusarli di praticare la censura. Eppure, quando si tratta di sopprimere discussioni aperte e punti di vista divergenti su questioni importanti, le cose sono in realtà peggiori di quanto la maggior parte delle persone pensi. E stanno per peggiorare ulteriormente.

Un recente rapporto (finanziato indirettamente dall’UE) pubblicato all’inizio di quest’anno mostra come l’UE stia pianificando di estendere la censura per includere i temi della scienza climatica e dell’energia. Nel rapporto “Harmful Environmental Agendas and Tactics” (HEAT), pubblicato da EU DisinfoLab e Logically, gli autori indagano su come la disinformazione, la misinformation e la malinformation (MDM) legate al clima vengano utilizzate strategicamente per minare le politiche climatiche in Europa, in particolare in Germania, Francia e Paesi Bassi.

Gli scettici sulla scienza climatica minacciano la democrazia

Il rapporto sostiene che la disinformazione climatica sia andata oltre la semplice negazione della scienza e sia diventata uno strumento per una più ampia polarizzazione politica e sociale.La negazione outright del cambiamento climatico, affermano gli autori, sta sendo sostituita da narrazioni focalizzate sul “ritardo climatico”. Queste spesso riconoscono il cambiamento climatico ma attaccano la fattibilità, il costo e l’equità delle soluzioni, ad esempio sostenendo che le politiche verdi manderanno in bancarotta le famiglie o distruggeranno le industrie.

I nemici

Il rapporto identifica quattro pilastri principali che guidano queste agende:

  • 1.Il milieu delle teorie del complotto: Diffidenza verso le élite e narrazioni sul “deep state” (ad esempio, il “Great Reset”).
  • 2. Discorso di guerra culturale/partigiano: Inquadrare l’azione climatica come un progetto autoritario o elitario.
  • 3. Attori statali ostili (HSA): Significativo coinvolgimento di reti legate alla Russia (ad esempio, Portal Kombat) che utilizzano domini localizzati come Pravda DE per amplificare contenuti climatici divisivi.
  • 4. Allineamento con Big Oil: Narrazioni allineate con gli interessi dei combustibili fossili, anche se l’attribuzione diretta alle aziende è spesso oscurata.

In Germania, ad esempio, ci sono attacchi all’Energiewende (transizione energetica) e alla legge sul riscaldamento degli edifici.

In Francia, ci sono collegamenti tra le politiche climatiche e il movimento dei “Gilet Gialli” o i sentimenti anti-elitari.

Nel frattempo, la “crisi dell’azoto” è stata riformulata come “furto di terra da parte del governo” nei Paesi Bassi.

I leader europei sono convinti che le loro politiche non abbiano nulla a che fare con tutti i fallimenti in corso. Ai loro occhi, è tutta colpa dei cittadini indisciplinati e delle loro campagne di disinformazione.

Le raccomandazioni chiave del rapporto

Gli autori chiedono un’azione decisiva a livello istituzionale e delle piattaforme per trattare la disinformazione climatica come una minaccia strutturale e un pericolo per la democrazia. Tutto questo deve finire!

Le piattaforme devono agire!

La raccomandazione principale è che l’UE riconosca esplicitamente la disinformazione climatica come un rischio sistemico ai sensi del Digital Services Act (noto ai critici come Digital Censorship Act). Questo costringerebbe le cosiddette Very Large Online Platforms (VLOP) a prendere misure proattive e a condurre valutazioni dei rischi.

Gli autori chiedono anche di rendere obbligatori audit degli algoritmi e report pubblici sulla moderazione dei contenuti, specificamente per i contenuti climatici. È ora di reprimere gli scettici, dicono.

Auditor “indipendenti”

Inoltre, ai ricercatori “indipendenti” dovrebbe essere fornito accesso a dati disaggregati delle piattaforme per tracciare la diffusione di queste narrazioni.Un’altra raccomandazione è l’etichettatura e la limitazione della portata della disinformazione climatica “ideologica o sponsorizzata”.

Trusted flaggers”

Gli autori chiedono anche un maggiore monitoraggio delle operazioni allineate con la Russia e altri attori statali ostili che sfruttano i dibattiti climatici per indebolire la resilienza democratica dell’UE.Un altro passo suggerito per contrastare la “disinformazione climatica” è l’istituzione di canali di segnalazione per le organizzazioni della società civile (i cosiddetti “trusted flaggers”) per segnalare comportamenti inautentici coordinati (CIB) e narrazioni dannose ai regolatori.

Prebunking”

Inoltre, campagne di “prebunking” mirate a educare proattivamente il pubblico sulle tattiche di disinformazione prima che vi sia esposto — specialmente nelle aree rurali e operaie a basso livello di istruzione, che sono spesso prese di mira.

FONTE https://notrickszone.com/2025/12/31/welcome-to-2026-europe-laying-groundwork-for-climate-science-censorship/

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