Il Network State è una rete di città, colonie e zone tecnologiche e crittografiche negli Stati Uniti, in America Latina, Africa e altre parti del mondo, finanziata da miliardari del settore tecnologico e venture capitalist.
Il Network State è un progetto politico globale che consente ai venture capitalist di acquisire terreni, costruire infrastrutture, stabilire la sovranità e operare come potenza mondiale distribuita. È l’ascesa di uno Stato fascista globale.
E’ davvero il futuro?
I Network States rappresentano una traiettoria plausibile per il potere nel XXI secolo e sono al servizio di élite tech e potenze statali. Vari esperimenti mostrano una convergenza tra una visione libertaria-tech e interessi geopolitici, economici o imperiali più tradizionali (soprattutto legati a investitori come Peter Thiel, Marc Andreessen e all’espansionismo USA di Trump). L’idea è di creare “startup cities” volontarie, innovative e con regolamentazione minima, potenzialmente redditizie come nuovi asset class. Ho già parlato di Próspera, Gaza 2035, Rawabi e le altre: il sogno perfetto per miliardari che aspirano a “liberare il capitalismo dalla morsa della democrazia”.
Network State, gli USA vogliono “smontare” gli Stati tradizionali
Balaji scrive il manifesto, Thiel finanzia le città, Trump manda portaerei. Tre attori, stessa scena. Il copione? E boh. Mica sono un “noncielodicono”: ditemi se ci capite qualcosa voi.
In Groenlandia fa un freddo cane, ma nemmeno il gelo artico può raffreddare lo scenario incandescente cui stiamo assistendo. Ma voi sapevate che un pool di miliardari della Silicon Valley vogliono comprare terra ghiacciata per costruire “Freedom City”, un network state in salsa tecnologica lontano da tasse e regolamenti?
Uno di quei tecnogoverni dei quali si parla in articoli come questo, o questo, o altri. Praxis, una startup legata a Peter Thiel 1, (leggete la nota se non sapete chi è) studia la fattibilità. Trump, nel frattempo, curiosamente dichiara per la seconda volta la Groenlandia “essenziale per la sicurezza nazionale USA” e manda il vicepresidente Vance in visita. Due narrative, stessa isola, stesso momento.
Spostiamoci a sud: Honduras, dove Próspera (finanziata da Peter Thiel, Marc Andreessen 2 e Joe Lonsdale 3) è stata concepita come zona economica deregolata. A pochi chilometri, la base USA di Soto Cano trema sotto minacce di espulsione governativa. Network state e basi militari, di nuovo vicini. Di nuovo simultanei. Coincidenze polari e tropicali.
Il percorso che nessuno vede. Forse perché non c’è. Forse.
Non ho voglia di fare il complottista, mi limito soltanto ad osservare. Sovrappongo due mappe: una traccia i progetti di Network State sostenuti dai potentati della Silicon Valley. L’altra segna le operazioni militari USA degli ultimi dodici mesi. Le mappe sono parecchio vicine. Praticamente coincidono punto per punto, anzi. Poi ne parliamo meglio, ma intanto continuo.
Dunque, dove eravamo: Groenlandia, Honduras.. Ah, si. Nigeria. Lì i progetti di Network State hanno un nome: Itana, il “Delaware dell’Africa” vicino alla capitale Lagos, che promette zone digitali libere. E anche qui si registra il finanziamento di Peter Thiel attraverso Pronomos Capital, più Binance. E il scorso, nel nord-ovest del paese, gli USA hanno bombardato cellule ISIS (sempre con il “permesso” del governo nigeriano che conferma, collabora, ringrazia per essersi fatta bombardare in casa). A sud il Network State, a nord gli attacchi aerei USA. Stessa nazione, timeline sovrapposta.
Vogliamo parlare anche del Venezuela? Li i motivi sono altri e li sappiamo: eppure, da tempo circolano idee blockchain su Margarita Island, e teorie di cripto-stati autonomi: dietro, sempre la stessa élite di “nerd” che hanno messo l’elmetto. Del Canada sapete già, è storia vecchia.
In sintesi, i luoghi dove convergono Network State e presenza militare USA:
Groenlandia: Freedom City (Praxis/Thiel) + dichiarazioni Trump su “acquisizione necessaria”
Honduras: Próspera (ZEDE Thiel/Andreessen) + base Soto Cano sotto minaccia
Nigeria: Itana (Pronomos/Binance) + attacco USA contro ISIS (26/12/2025)
Venezuela: teorie cripto-state + Operation Southern Spear (gennaio 2026)
Canada: aree di Vancouver e Toronto esplorate per zone deregolate + minacce Trump sull’annessione come nuovo Stato USA.
Consolati digitali e legioni romane
C’è un precedente storico che aiuta, forse, a inquadrare il fenomeno Network State (che, mi rendo conto, non vi ho ancora sintetizzato). L’antica Roma non conquistava sempre con la violenza. Spesso bastava un accordo: tu, Re di una nazione “cliente”, mantieni il tuo trono. Noi ti proteggiamo dai barbari (o dai tuoi vicini, o magari dai tuoi sudditi). In cambio, accetti nostri consiglieri, nostre guarnigioni, nostro controllo. Il consolato, il regno amico, la provincia de facto che restava sovrana. Solo sulla carta, ovviamente. Vi ricorda qualcosa?
Funzionava perché Roma offriva qualcosa: stabilità, infrastrutture, accesso a mercati. Il re locale ci guadagnava. Almeno all’inizio. Poi, generazione dopo generazione, il consolato diventava prefettura, la protezione diventava occupazione, la collaborazione diventava annessione. Ma all’inizio? All’inizio era un gioco vantaggioso per tutti.
Ora sostituite: i network state sono i nuovi regni clienti. Le basi militari USA sono le nuove guarnigioni. I miliardari tech sono i nuovi re che accettano protezione imperiale in cambio di accesso strategico. Un po’ come allora. Solo che stavolta i barbari non sono Galli o Parti: sono governi nazionali ottocenteschi con le loro tasse, regolamenti, pretese democratiche fastidiose. E qualcuno ha deciso che vuole spazzarli via.
Próspera e il nuovo modello
Próspera, sull’isola di Roatán in Honduras, è il caso di studio perfetto. Una ZEDE: Zona de Empleo y Desarrollo Económico. Che significa? Ve lo dico subito. Significa una zona dove le leggi honduregne non valgono quasi un fico secco. Próspera ha tribunali propri, regolamenti propri, sistema fiscale proprio. È finanziata da Thiel, Andreessen, Lonsdale via Pronomos Capital. Promette efficienza, innovazione, e assoluta libertà imprenditoriale senza burocrazia statale.
Il governo honduregno ha provato a revocare lo status ZEDE nel 2022. Próspera gli ha fatto causa. Arbitrato internazionale, clausole di protezione investitori, tutto l’armamentario legale che rende i Network State difficili da sloggiare una volta insediati. Intanto, a pochi chilometri, c’è Soto Cano: base militare USA che ospita task force antinarcotici, operazioni umanitarie (ufficialmente), e sorveglianza regionale (ufficiosamente).
L’Honduras minaccia di espellere la base. Trump, prima di lasciare l’incarico nel 2021, aveva graziato l’ex presidente honduregno Juan Orlando Hernández da diverse accuse di narcotraffico. Ora, Hernández è in un carcere USA: estradato, processato e condannato. Anche questo vi ricorderà qualcosa, immagino. E Próspera? Próspera resta. Anzi, si espande. Un consolato digitale. Una legione “a portata di drone”.
Quando le mappe dei venture capital coincidono con quelle del Pentagono, i pattern emergono da soli.
Dal lobbying alla sovranità
I miliardari tech hanno comprato politica per decenni. Lobbying, donazioni, una continua osmosi tra Silicon Valley e Washington. Larry Page finanzia campagne elettorali, Jeff Bezos compra il Washington Post e gli cambia linea editoriale, Elon Musk diventa croce e delizia presidenziale. Larry Ellison, il tizio di Oracle, merita proprio un pezzo a parte. E poi ci sono Thiel e la sua cerchia che finanziano candidati, e poi si lamentano che il governo è inefficiente. Standard.
Forse però ora vogliono di più. Perché comprare influenze quando puoi comprareterritorio? Perché negoziare con burocrati eletti quando puoi scrivere direttamente tu le regole? I Network State sono il passo successivo: non più lobby che premono su governi esistenti, ma governi alternativi che competono con quelli tradizionali. O li sostituiscono, pezzo per pezzo, zona economica dopo zona economica.
Balaji Srinivasan, inventore del progetto e partner di Andreessen, lo teorizza esplicitamente nel suo manifesto The Network State (2021): comunità digitali che si organizzano online, comprano terra fisica, negoziano riconoscimento diplomatico e creano società parallele. Una vera e propria roadmap. E i finanziatori ascoltano.
Itana, Binance e il Delaware africano
In Nigeria, Itana vuole diventare il “Delaware dell’Africa”: hub per startup, regolamenti crypto-friendly, tasse competitive. Pronomos Capital (Thiel) la sostiene. Binance (exchange cripto più grande al mondo) è partner. Lagos è a un’ora di macchina. L’idea è semplice: crei una zona dove le aziende tech possono prosperare senza i lacci del diritto nigeriano tradizionale.
Il 26 dicembre 2025, gli USA conducono strike aerei nel nord-ovest della Nigeria. Target: cellule affiliate a ISIS. Il governo nigeriano conferma, collabora. Nessun legame diretto con Itana, geograficamente lontana. Ma il pattern tiene: dove i network state piantano radici, la presenza militare USA prima o poi si intensifica.
È un gioco, ve l’ho detto. Diciamo che è un gioco, niente di serio, ok? Le aziende tech vogliono regolamenti flessibili, i governi locali vogliono investimenti, gli USA vogliono basi e alleati affidabili. Tutti ci guadagnano. Finché il gioco non cambia, finché qualcuno decide che il consolato è diventato troppo autonomo, che il re cliente non è più così amico. E arrivano le legioni. O i droni. Stessa funzione, tecnologia aggiornata.
Cosa sono i Network State
Il concetto di network state, formalizzato da Balaji Srinivasan, descrive comunità che si formano online attorno a valori condivisi, accumulano capitale, comprano territorio fisico e negoziano sovranità.
Non sono semplici startup cities o zone economiche: aspirano a diventare nazioni riconosciute, con trattati internazionali, ambasciate, passaporti propri. Il modello prevede governance digitale, cripto-economia, regolamenti scritti da codice più che da parlamenti.
Singapore, Dubai, Estonia digitale sono citati come precedenti parziali.
La differenza? Quelli sono ancora Stati. I network state, a dispetto del nome, vogliono essere reti: territori non contigui, cittadinanze cloud-based, fedeltà basate su opt-in volontario anziché nascita geografica. Città-Stato di matrice digitale.
Groenlandia, Canada e il jolly artico
Trump vuole la Groenlandia. Lo dice da anni, ma ora sta alzando il tono: “è essenziale per la sicurezza nazionale”. Vance vola a Nuuk, fa incontri diplomatici, e pressioni neanche troppo velate. Contemporaneamente, donatori tech americani finanziano gli studi sulla “Freedom City” groenlandese: hub artico per innovazione, risorse minerarie (terre rare, litio), rotte marittime liberate dallo scioglimento dei ghiacci.
Praxis, una startup per Network State legata a Thiel, compare nei pitch. Stessa isola, stessi mesi. Il Canada? Dashboard di ns.com lo lista tra le location potenziali per progetti seasteading (città galleggianti autonome). Thiel ha finanziato Seasteading Institute anni fa. Trump minaccia “acquisizione” canadese per sicurezza continentale. Di nuovo: tech visions e pressioni geopolitiche che danzano sincronizzate.
Non ci sono complotti, ci sono progetti. Basta osservarli: gli incentivi si allineano. I Network State hanno bisogno di territori dove i governi nazionali sono deboli o “negoziabili”. Gli USA hanno bisogno di basi in zone strategiche. I miliardari offrono capitale e innovazione. Il Pentagono offre protezione e accesso. Scambio equo, sulla carta.
Venezuela, Operation Southern Spear
Margarita Island, Venezuela. Anni fa circolavano proposte per cripto-zone autonome, blockchain paradises lontani dal controllo di Caracas. Mai decollate, ma il concetto restava: territori venezuelani con governance alternativa, economia tokenizzata, fuori dal socialismo chavista. Intanto, gennaio 2026: Operazione Southern Spear. Portaerei USA nei Caraibi, task force navale, la cattura di Maduro (toh, per narcotraffico come il tipo Honduregno), e pressione militare massima.
Obiettivo ufficiale: narcotraffico, democrazia, diritti umani. Quello probabile: petrolio, regime change, eliminare influenza russa/cinese. E poi quello possibile: preparare terreno per enclavi post-Maduro dove i Network State cripto-friendly possano radicarsi senza opposizione governativa. Scenario da fantapolitica? Ma certo, assolutamente è fantapolitica. Lo è anche se i dati dicono che dove le teorie di governance alternativa circolano, le portaerei seguono a breve distanza. Sono, come dire, esigenze complementari.
Quando il caos geopolitico apre spazi, i tecnogoverni si infilano. Hanno tempo, capitale, e adesso anche protezione implicita.
In Venezuela Maria Corina Machado, di recente insignita del Premio Nobel per la Pace, si dice pronta a ricoprire incarichi per un governo più “armonioso” del precedente, che garantisca ai venezuelani una vita meno conflittuale.
Attacco frontale alle nazioni ottocentesche
I Network State, badate bene, non si dichiarano nemici degli stati nazionali. Sarebbe troppo diretto. Si presentano come alternative, sperimentazioni, innovazioni necessarie. “I governi tradizionali sono lenti, corrotti, inefficienti. Noi offriamo scelta, efficienza, libertà.” È marketing, ma funziona. Soprattutto in luoghi dove lo stato-nazione ha fallito: Honduras con narcotraffico, Nigeria con Boko Haram, Venezuela con collasso economico.
L’altro giorno ho sentito dire ad un commentatore tv che si, il petrolio venezuelano è tanto e di ottima qualità, ma loro non sapevano estrarlo. Eccoci qua, veniamo noi a farlo, e in cambio sarete felici e liberi. Giusto?
Il modello westfaliano (un territorio, un governo, una sovranità) regge dal 1648. I Network State lo attaccano frontalmente: governance distribuita, territori non contigui, cittadinanze sovrapposte. Non è una rivoluzione violenta, è un’erosione “accompagnata” da iniziative militari solo apparentemente imprevedibili ed estemporanee. Una zona economica qui, un hub digitale là.
Tra vent’anni, forse, non ci saranno più “nazioni” come le conosciamo. Ci saranno reti, franchise governativi, membership a sovranità competitive.
E il Pentagono? Il Pentagono sa che il caos crea opportunità. Stati deboli sono più negoziabili di stati forti. Territori frammentati accettano basi che nazioni sovrane rifiuterebbero. I Network State offrono un modello: governance privata, efficiente, amichevole agli interessi USA (almeno finché conviene). Meglio di governi populisti, nazionalisti, anti-americani, no? Meglio di democrazie imprevedibili con elettori che cambiano idea, no?
Quando e come ci cambierà la vita
Nei prossimi 5-10 anni, aspettatevi zone economiche “speciali” che funzionano come mini-nazioni: passaporti digitali, tasse opzionali, regolamenti scritti da aziende.
Non sarà improvviso. Sarà graduale: prima gli hub tech, poi le città charter, poi i territori semi-sovrani. Se siete freelance digitali, imprenditori cripto, potrebbe convenirvi. Se siete lavoratori dipendenti, cittadini medi di stati tradizionali, preparatevi a competere con giurisdizioni che non garantiscono welfare, sindacati, protezioni ambientali.
Il gioco è: libertà per chi può permettersela, precarietà per chi resta indietro. Come sempre, del resto.
Approfondisci
Ti interessa il futuro delle governance alternative? Leggi anche Le città galleggianti sono davvero il futuro? sul seasteading e le utopie libertarie. Oppure scopri il lato oscuro della sorveglianza nelle smart cities per capire cosa succede quando la governance diventa algoritmica.
Niente complotti, mi raccomando. È un gioco. I miliardari tech vogliono sovranità propria, gli USA vogliono basi strategiche, i governi locali vogliono investimenti. Tutti giocano, tutti sanno le regole. Il problema è che le regole cambiano. Roma prometteva protezione ai Re clientes. Poi li annetteva. Gli USA promettono partnership ai network state. Poi? Poi vedremo. I dati non mentono, ma non spiegano tutto. Ancora.
Intanto, se vedete miliardari comprare ghiaccio groenlandese o giungle honduregne, controllate dove sono le portaerei. Se coincidono, forse non è caso. Forse è il nuovo consolato. Digitale, efficiente, protetto da droni. Un po’ come allora, con legioni aggiornate e tributi in cripto.
Oppure è un “si salvi chi può” in cui l’1% dei riccastri sul pianeta corre a chiudersi tra le mura di nuove città-stato, o quelle di un bunker, perché ha scommesso sul collasso della società. E magari ha ragione. Si scherza, eh?
Peter Thiel è un miliardario tedesco-americano, co-fondatore di PayPal (venduto a eBay per 1,5 miliardi di dollari), primo investitore esterno in Facebook e fondatore di Palantir (analisi dati per CIA/FBI). ↩︎
Marc Andreessen è un informatico e venture capitalist statunitense, co-creatore del browser Mosaic (primo con immagini inline) e co-fondatore di Netscape, che rivoluzionò il web negli anni ’90. Il suo fondo ha investito in Facebook, Twitter, Airbnb, Coinbase e in startup militari come Anduril. ↩︎
Joe Lonsdale è un imprenditore e venture capitalist statunitense, co-fondatore di Palantir Technologies (software intelligence per governi/aziende) insieme a Peter Thiel. ↩︎
Gianluca Riccio, direttore creativo di Melancia adv, copywriter e giornalista. Fa parte di Italian Institute for the Future, World Future Society e H+. Dal 2006 dirige Futuroprossimo.it , la risorsa italiana di Futurologia. È partner di Forwardto – Studi e competenze per scenari futuri. FONTE
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