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Intervista al Generale Fabio Mini – Generale di corpo d’armata, già stato capo di Stato maggiore del Comando NATO per il Sud Europa e a partire dal gennaio 2001 alla guida del Comando Interforze delle Operazioni nei Balcani. Dall’ottobre 2002 all’ottobre 2003 comandante delle operazioni di pace a guida NATO, nello scenario di Guerra in Kosovo nell’ambito della missione KFOR (Kosovo Force) – realizzata da Guido Ruotolo e pubblicata sulla pagina Facebook Michele Santoro presenta.

𝐈𝐍𝐓𝐄𝐑𝐕𝐈𝐒𝐓𝐀 𝐀𝐋 𝐆𝐄𝐍𝐄𝐑𝐀𝐋𝐄 𝐅𝐀𝐁𝐈𝐎 𝐌𝐈𝐍𝐈 𝐃𝐈 𝐆𝐔𝐈𝐃𝐎 𝐑𝐔𝐎𝐓𝐎𝐋𝐎

𝐆𝐞𝐧𝐞𝐫𝐚𝐥𝐞 𝐌𝐢𝐧𝐢, 𝐬𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐯𝐢𝐠𝐢𝐥𝐢𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐓𝐞𝐫𝐳𝐚 𝐆𝐮𝐞𝐫𝐫𝐚 𝐌𝐨𝐧𝐝𝐢𝐚𝐥𝐞?
R. Dal punto di vista operativo e considerate la natura e molteplicità delle azioni adottate contro gli avversari siamo in pieno conflitto mondiale. Gli schieramenti tra Occidente e Oriente parlano chiaro e che di tale conflitto globale ci vengano proposte soltanto le immagini di un conflitto “militare” non significa che la guerra sia confinata lì. Le guerre che si sovrappongono e includono le operazioni in Ucraina come quella economica, finanziaria, cyber, demografica, dell’informazione e della propaganda, non sono metafore. Sono guerre vere che producono danni maggiori di quella convenzionale. E sono globali.
𝐋𝐞𝐢 𝐞̀ 𝐬𝐭𝐚𝐭𝐨 𝐂𝐚𝐩𝐨 𝐝𝐢 𝐒𝐭𝐚𝐭𝐨 𝐌𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨𝐫𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐂𝐨𝐦𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐍𝐚𝐭𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐢𝐥 𝐒𝐮𝐝-𝐄𝐮𝐫𝐨𝐩𝐚, 𝐞 𝐚𝐥 𝐂𝐨𝐦𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐈𝐧𝐭𝐞𝐫𝐟𝐨𝐫𝐳𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐨𝐩𝐞𝐫𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐞𝐱 𝐉𝐮𝐠𝐨𝐬𝐥𝐚𝐯𝐢𝐚. 𝐍𝐨𝐧𝐜𝐡𝐞́ 𝐂𝐨𝐦𝐚𝐧𝐝𝐚𝐧𝐭𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐅𝐨𝐫𝐳𝐚 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐧𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐢𝐧 𝐊𝐨𝐬𝐨𝐯𝐨 𝐚 𝐠𝐮𝐢𝐝𝐚 𝐍𝐚𝐭𝐨. 𝐏𝐞𝐫𝐜𝐡𝐞́ 𝐥𝐚 𝐍𝐚𝐭𝐨 𝐚𝐧𝐝𝐫𝐞𝐛𝐛𝐞 𝐬𝐜𝐢𝐨𝐥𝐭𝐚?
R. La Nato nell’attuale configurazione andrebbe sciolta per realizzare una nuova struttura di sicurezza regionale maggiormente legata alle Nazioni Unite piuttosto che a un solo stato membro e più rappresentativa dell’Europa nell’ambito della gestione della sicurezza internazionale. Di fatto la Nato impedisce all’Europa di avere una propria capacità di difesa e sicurezza; da oltre vent’anni non è più un’alleanza difensiva; è diventata una minaccia alla sicurezza in Europa; agli interessi degli alleati antepone quelli degli Stati Uniti e persino quelli degli stati che incitano alla guerra a scapito della sicurezza europea. Ognuna di queste ragioni è giustificata da una palese violazione del trattato atlantico. Quindi se si vuole continuare ad ignorarle sarebbe per lo meno onesto rivedere completamente i termini del trattato.
Infatti, l’articolo 1 impegna le parti a rispettare lo statuto delle Nazioni Unite e a comporre con mezzi pacifici qualsiasi controversia internazionale che pregiudichi la pace e la sicurezza. L’allargamento è stato da subito una controversia internazionale che pregiudicava la sicurezza e la pace.
Gli articoli 5 e 6 sulla cosiddetta mutua difesa si riferiscono ai territori dei singoli Stati membri minacciati da attacco armato. E l’Ucraina non è compresa ma stiamo mandando armi e quant’altro.
L’articolo 7 stabilisce che il Trattato non pregiudica e non dovrà essere considerato in alcun modo lesivo dei diritti e degli obblighi derivanti dallo statuto alle parti che sono membri delle Nazioni Unite o della responsabilità primaria del Consiglio di Sicurezza per il mantenimento della pace e della sicurezza internazionali.
La Russia, come la Serbia è parte delle Nazioni Unite e la politica della Nato ne ha leso i diritti, compromettendo la pace e la sicurezza di tutto il mondo. Infine ritengo che i paesi europei della Nato abbiano rinunciato alla pari dignità non tanto per colpa degli Stati Uniti quanto per propria scelta e convenienza. Gli Stati Uniti hanno fatto il loro mestiere e salvaguardato i propri interessi. E tali interessi non sono mai stati coincidenti con quelli europei neppure durante la guerra fredda quando si preparava la guerra calda che si sarebbe svolta in Europa e non negli Usa.
E quando era chiaro che gli Stati Uniti non avrebbero mosso un dito per salvare l’Europa se non fossero stati attaccati direttamente, sul loro continente. Nessuno stato europeo ha obiettato alla chiamata alle armi della Nato per azioni che avvenivano al di fuori della propria area di responsabilità e per motivi altrui.
Non ha neppure obiettato all’ingresso nella Nato di paesi che non avevano i requisiti ma che portavano un grosso carico d’insicurezza. Siamo stati sleali nei confronti degli Stati Uniti quando non li abbiamo tirati per la giacchetta quando si trattava di imprese senza senso. La lealtà di un amico si vede nella capacità di moderarlo e non in quella di aizzarlo o appoggiarlo passivamente.
Ritengo che alla fine dei conti una Nato ristrutturata e rivista converrebbe anche agli americani con o senza la loro partecipazione.
𝐈𝐥 𝐩𝐢𝐚𝐧𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐂𝐫𝐞𝐦𝐥𝐢𝐧𝐨 𝐧𝐨𝐧 𝐞𝐫𝐚 𝐨𝐜𝐜𝐮𝐩𝐚𝐫𝐞 𝐥’𝐔𝐜𝐫𝐚𝐢𝐧𝐚 𝐞 𝐝𝐞𝐟𝐞𝐧𝐞𝐬𝐭𝐫𝐚𝐫𝐞 𝐙𝐞𝐥𝐞𝐧𝐬𝐤𝐲?
R. Le due cose non sono collegate. Lo scopo dell’’invasione dell’Ucraina non è mai stato l’occupazione di tutto il territorio. Non tanto perché la Russia non lo volesse, quanto perché le forze impiegate e le modalità operative adottate non erano in grado di raggiungerlo.
La defenestrazione di Zelensky è stata un obiettivo durante i mesi precedenti all’invasione e nelle prime quarantotto ore. Fallito quel tentativo che si doveva realizzare con l’accordo delle forze armate ucraine la defenestrazione è stata scartata e anzi è stato chiaramente indicato che Zelensky era ritenuto un interlocutore più affidabile di tanti candidati filorussi.
L’atteggiamento di Zelensky è cambiato a causa delle pressioni dalla parte più estremista del suo entourage e da quelle degli inglesi e degli Stati Uniti con le promesse di sostenerlo nel combattere fino all’ultimo ucraino.
Putin è l’aggressore e l’Ucraina l’aggredita. Putin non deve essere sconfitto e punito?
R. Anche queste sono due cose diverse. Sconfiggere Putin significa sconfiggere le forze sul campo e sperare che il suo successore al Cremlino sia meno nazionalista e aggressivo. Punirlo per l’aggressione dipende dall’esito. Se perde sarà punito senza pietà. Se vince e riesce a conservare i territori occupati in una maniera qualsiasi non ci sarà nessun processo.
Come non c’è mai stato per un aggressore vincitore.
𝐆𝐥𝐢 𝐚𝐜𝐜𝐨𝐫𝐝𝐢 𝐝𝐢 𝐌𝐢𝐧𝐬𝐤 𝐩𝐫𝐞𝐯𝐞𝐝𝐞𝐯𝐚𝐧𝐨 𝐥’𝐚𝐮𝐭𝐨𝐧𝐨𝐦𝐢𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐃𝐨𝐧𝐛𝐚𝐬𝐬 𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐬𝐭𝐚𝐭𝐢 𝐫𝐞𝐚𝐥𝐢𝐳𝐳𝐚𝐭𝐢. 𝐌𝐞𝐫𝐤𝐞𝐥 𝐞 𝐌𝐚𝐜𝐫𝐨𝐧 𝐧𝐞 𝐞𝐫𝐚𝐧𝐨 𝐢 𝐠𝐚𝐫𝐚𝐧𝐭𝐢. 𝐂𝐨𝐦𝐞 𝐬𝐢 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐨𝐫𝐭𝐚𝐭𝐢?
R. Male e in maniera molto ambigua. Hanno chiuso tutti e due gli occhi di fronte allo scempio che Kiev faceva del Donbass che allora non erano separatiste ma autonomiste nell’ambito dell’Ucraina. Kiev ha interpretato l’atteggiamento dell’Europa come un avallo delle repressioni e misure anticostituzionali che realizzava in Donbass.
𝐒𝐞𝐜𝐨𝐧𝐝𝐨 𝐥𝐞𝐢 𝐜𝐢 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐦𝐚𝐫𝐠𝐢𝐧𝐢 𝐩𝐞𝐫 𝐭𝐫𝐨𝐯𝐚𝐫𝐞 𝐮𝐧𝐚 𝐬𝐨𝐥𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐜𝐨𝐧𝐝𝐢𝐯𝐢𝐬𝐚 𝐜𝐡𝐞 𝐩𝐨𝐫𝐭𝐢 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐭𝐫𝐞𝐠𝐮𝐚 𝐞 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐩𝐚𝐜𝐞?
R. Anche qui sono due cose diverse. Ritengo che la tregua sia possibile in qualsiasi momento e che possa durare solo se viene rispettata dalle parti. Per la pace nel senso che si raggiunga un accordo definitivo sullo stato della sicurezza ucraina e russa e che vengano ripristinate forme di cooperazione e convivenza, la vedo molto difficile. L’ostacolo principale è rappresentato dal fatto che gli Stati Uniti non vogliono affatto un accordo fra i due paesi. Vogliono l’azzeramento della capacità di aggredire russa che equivale ad eliminare la sua capacità difensiva. Non esistono forze per aggredire e altre per difendersi.
𝐐𝐮𝐚𝐥 𝐞̀ 𝐢𝐥 𝐬𝐮𝐨 𝐠𝐢𝐮𝐝𝐢𝐳𝐢𝐨 𝐬𝐮𝐥𝐥’𝐄𝐮𝐫𝐨𝐩𝐚?
R. Negativo. L’Unione europea non ha manifestato nessun interesse reale per la situazione ucraina. Si è accodata agli interessi di puro esercizio della potenza della Nato. Siamo al paradosso che l’identità europea ed un minimo di salvaguardia della sicurezza del nostro continente è affidato ai sovranisti. La cosiddetta “vecchia Europa” dei paesi fondatori è ostaggio della “nuova Europa” costituita da tutti paesi dell’Est e del Nord che non vogliono l’Europa, ma una vendetta sulla Russia. Per questo sono coccolati e sostenuti finanziariamente e militarmente dagli Stati Uniti e dalla Nato.
𝐁𝐢𝐝𝐞𝐧 𝐞 𝐉𝐨𝐡𝐧𝐬𝐨𝐧 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐩𝐫𝐨𝐭𝐚𝐠𝐨𝐧𝐢𝐬𝐭𝐢 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐫𝐚𝐝𝐢𝐜𝐚𝐥𝐢𝐳𝐳𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞. 𝐍𝐨𝐧 𝐜’𝐞̀ 𝐮𝐧𝐚 𝐠𝐮𝐞𝐫𝐫𝐚 𝐠𝐢𝐚̀ 𝐨𝐠𝐠𝐢 𝐭𝐫𝐚 𝐥𝐚 𝐍𝐚𝐭𝐨 𝐞 𝐥𝐚 𝐑𝐮𝐬𝐬𝐢𝐚?
R. Certamente ed è la più pericolosa. Teoricamente la Nato potrebbe astenersi dal proseguirla perché occorrerebbe l’unanimità e questa non ci sarebbe se anche uno solo paese membro si opponesse. Purtroppo con l’attuale sistema e la pressione degli Stati Uniti nessuno si opporrà. Non è molto importante l’affermazione della sovranità nazionale finché gli Stati Uniti continuano a considerare nemici anche gli alleati che non condividono le loro scelte la Nato sarà sempre unanime nell’obbedire. L’unica salvezza dalla guerra può venire soltanto da un passo indietro degli Stati Uniti o dalla spaccatura della Nato. Non ritengo probabile nessuna delle due anche se è ormai evidente che l’asse bellicista Washington -Londra disturba molti paesi europei. Se qualcosa succederà sarà dopo la guerra ucraina. Ma potrebbe essere troppo tardi.
𝐈𝐧𝐝𝐞𝐛𝐨𝐥𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐏𝐮𝐭𝐢𝐧, 𝐝𝐞𝐩𝐨𝐬𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞, 𝐪𝐮𝐚𝐥 𝐞̀ 𝐢𝐥 𝐯𝐞𝐫𝐨 𝐨𝐛𝐢𝐞𝐭𝐭𝐢𝐯𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐍𝐚𝐭𝐨?
R. La Nato in quanto consesso dei paesi membri dell’alleanza non ha obiettivi suoi e tantomeno obiettivi diversi da quelli statunitensi. In quanto Organizzazione burocratica politico-militare ha l’unico interesse a conservare ruoli, prerogative, poltrone e strapuntini. Per questo dal 1991 predica la “coesione interna”. Tutte le operazioni militari da allora condotte hanno avuto come scopo “dichiarato” quello di dimostrare la coesione dell’alleanza. Vincere o perdere, stabilizzare o destabilizzare era ininfluente davanti a questo scopo maximo che di fatto e di diritto era la partecipazione collettiva alle operazioni degli Stati Uniti.
𝐂’𝐞̀ 𝐜𝐡𝐢 𝐬𝐨𝐬𝐭𝐢𝐞𝐧𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐠𝐥𝐢 𝐔𝐬𝐚 𝐬𝐭𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐬𝐩𝐞𝐫𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐢𝐧 𝐔𝐜𝐫𝐚𝐢𝐧𝐚 𝐮𝐧𝐚 𝐠𝐮𝐞𝐫𝐫𝐚 𝐜𝐡𝐞 𝐬𝐢 𝐛𝐚𝐬𝐚 𝐬𝐮𝐥 𝐜𝐨𝐨𝐫𝐝𝐢𝐧𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐢𝐧𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐬𝐚𝐭𝐞𝐥𝐥𝐢𝐭𝐚𝐫𝐢, 𝐝𝐞𝐢 𝐝𝐫𝐨𝐧𝐢, 𝐝𝐞𝐢 𝐭𝐞𝐥𝐞𝐟𝐨𝐧𝐢. 𝐔𝐧𝐚 𝐠𝐮𝐞𝐫𝐫𝐚 𝐜𝐡𝐞 𝐬𝐞 𝐯𝐢𝐧𝐭𝐚 𝐫𝐞𝐧𝐝𝐞𝐫𝐞𝐛𝐛𝐞 𝐢𝐦𝐛𝐚𝐭𝐭𝐢𝐛𝐢𝐥𝐢 𝐠𝐥𝐢 𝐚𝐦𝐞𝐫𝐢𝐜𝐚𝐧𝐢.
R. Tutte le guerre sono sperimentazioni e quella che si sviluppa nella rete informativa non è la più moderna. Gli americani potranno vincerla in Ucraina, ma non per questo diventeranno imbattibili. L’imbattibilità per superiorità di forza è una chimera degli ignoranti e dei bulli. La vera imbattibilità si ottiene con la cooperazione.
𝐐𝐮𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐝𝐢 𝐨𝐠𝐠𝐢 𝐞̀ 𝐥𝐚 𝐩𝐫𝐢𝐦𝐚 𝐠𝐮𝐞𝐫𝐫𝐚 𝐝’𝐢𝐧𝐯𝐚𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐬𝐢 𝐜𝐨𝐦𝐛𝐚𝐭𝐭𝐞 𝐚 𝐜𝐚𝐧𝐚𝐥𝐢 𝐮𝐧𝐢𝐟𝐢𝐜𝐚𝐭𝐢 𝐜𝐨𝐧 𝐠𝐥𝐢 𝐨𝐫𝐫𝐨𝐫𝐢 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐠𝐮𝐞𝐫𝐫𝐚 𝐢𝐧 𝐩𝐫𝐢𝐦𝐨 𝐩𝐢𝐚𝐧𝐨.
R. Vero. E anche la verità è unificata.
𝐐𝐮𝐚𝐥 𝐞̀ 𝐥𝐚 𝐬𝐢𝐭𝐮𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐬𝐮𝐥 𝐜𝐚𝐦𝐩𝐨, 𝐝𝐚𝐥 𝐩𝐮𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐯𝐢𝐬𝐭𝐚 𝐦𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚𝐫𝐞 𝐞 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐩𝐨𝐭𝐫𝐞𝐛𝐛𝐞 𝐬𝐯𝐢𝐥𝐮𝐩𝐩𝐚𝐫𝐬𝐢?
R. Alla luce delle dichiarazioni di sostegno di tutto l’occidente nei confronti dell’Ucraina si profila un irrigidimento delle posizioni che impedirà una qualsiasi soluzione negoziale. Sul terreno i russi consolideranno le posizioni raggiunte. Reagiranno ai tentativi di provocazione esterna come già succede in Transnistria e innalzeranno il livello operativo dello scontro. Quindi congelamento delle posizioni territoriali e intensificazione delle operazioni aeree e missilistiche sugli obiettivi militari in tutta l’Ucraina. La cosa può durare a lungo e comunque nel breve termine (giro di un anno) non intravedo un ribaltamento della situazione sul terreno che porti alla cacciata dei russi. Questo mi dice la palla di vetro.
𝐂’𝐞̀ 𝐜𝐡𝐢 𝐝𝐢𝐜𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐢𝐥 𝐩𝐞𝐫𝐢𝐜𝐨𝐥𝐨 𝐝𝐢 𝐮𝐧𝐚 𝐠𝐮𝐞𝐫𝐫𝐚 𝐧𝐮𝐜𝐥𝐞𝐚𝐫𝐞 𝐞̀ 𝐮𝐧𝐚 𝐛𝐮𝐟𝐚𝐥𝐚 𝐝𝐢 𝐏𝐮𝐭𝐢𝐧. 𝐒𝐞𝐜𝐨𝐧𝐝𝐨 𝐥𝐞𝐢?
R. Si dicono tante cose. Io non mi preoccupo di quelli che annunciano la guerra nucleare. La considero una specie di scaramanzia, un pensare al peggio che se non si verifica è una grande soddisfazione. Mi preoccupano invece quelli che la negano. Quando la guerra nucleare era soltanto strategica, l’equilibro del terrore, funzionava non perché entrambi i blocchi dichiarassero di non voler sparare il primo colpo, ma per l’inverso: entrambi sapevano che in determinate circostanze avrebbero sparato per primi.
Oggi che la soglia nucleare è stata abbassata al livello tattico e che per questi ordigni di potenza da 0,3 a 50 chilotoni non c’è neppure bisogno dell’autorizzazione di un padreterno la guerra nucleare non solo è possibile ma è probabile. E che 50 chilotoni su Kiev o su Mosca non possano innescare una escalation al livello strategico è una pia illusione. O, questa sì, è una bufala.
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Il generale Mini, ex comandante Nato: “L’Alleanza Atlantica è diventata una minaccia alla sicurezza in Europa”

Fabio Mini all’epoca della guerra in Jugoslavia

Negoziare, finirla con il pensiero unico e la propaganda, aiutare l’Ucraina a ritrovare la ragione e la Russia ad uscire dal tunnel della sindrome da accerchiamento non con le chiacchiere ma con atti concreti.” E’ il pensiero di Fabio Mini, generale di Corpo d’Armata dell’Esercito Italiano, già Capo di Stato Maggiore del Comando NATO del Sud Europa e comandante della missione internazionale in Kosovo. “E quando la crisi sarà superata, sperando di essere ancora vivi, Italia ed Europa dovranno impegnarsi seriamente a conquistare quella autonomia, dignità e indipendenza strategica che garantisca la sicurezza europea a prescindere dagli interessi altrui”, dichiara a l’AntiDiplomatico.

E’ stato scritto correttamente come le voci più sensate nel panorama della propaganda a senso unico siano quelle dei generali, di coloro che conoscono bene come pesare le parole in momenti come questi. Come l’AntiDiplomatico abbiamo avuto l’onore di poter intervistare uno dei più autorevoli.

L’INTERVISTA

Dal Golfo di Tonchino alle armi di distruzione di massa in Iraq – e tornando anche molto indietro nella storia – Generale nel suo libro “Perché siamo così ipocriti sulla guerra?” Lei riesce brillantemente a ricostruire i falsi che hanno determinato il pretesto per lo scoppio di diverse guerre. Qual è l’ipocrisia e il falso che si cela dietro il conflitto in corso in Ucraina?

Il falso è che la guerra sia cominciata con l’invasione russa dell’Ucraina. Questo in realtà è un atto nemmeno finale di una guerra tra Russia e Ucraina cominciata nel 2014 con l’insurrezione delle provincie del Donbas poi dichiaratesi indipendenti. Da allora le forze ucraine hanno martoriato la popolazione russofona ai limiti del massacro e nessuno ha detto niente. Per quella popolazione in rivolta contro il regime ucraino non è stata neppure usata la parola guerra di liberazione o di autodeterminazione così care a certi osservatori internazionali. E’ bastato dire che la “Russia di Putin” voleva tornare all’impero zarista per liquidare la questione. L’ipocrisia è l’atteggiamento della propaganda occidentale pro-Ucraina che, prendendo atto che esiste una guerra, finge di non sapere chi e che cosa l’ha causata e si stupisce che qualcuno spari, qualcun altro muoia e molti siano costretti a fuggire. Ipocrisia ancor più grave della propaganda è il silenzio omertoso di coloro che tacciono sul fatto che dal 2014 Stati Uniti e Nato hanno riversato miliardi in aiuti quasi interamente destinati ad armare l’Ucraina e migliaia di professionisti della guerra per addestrare e arricchire i gruppi estremisti e neo- nazisti.

Nella stampa occidentale si tende a definire Putin come “un pazzo che ha scioccato il mondo con la sua iniziativa”. Eppure in un video del 1997 l’attuale presidente americano Biden dichiarava come l’allargamento ai paesi baltici (non all’Ucraina!) della Nato sarebbe stato in grado di generare una risposta militare della Russia. Non crede che dal 2014 l’Europa abbia sottovalutato la questione ucraina?

Non credo sia stata sottovalutata, ma è stata volutamente indirizzata verso la trasformazione graduale del paese in un avamposto contro la Russia, a prescindere dalla sua ammissione alla Nato. Di qui la pseudo rivoluzione arancione “ (2004), il sabotaggio interno ed esterno di ogni tentativo di stabilizzazione, l’alternanza di governi corrotti, la pseudo rivolta di Euromaidan, il colpo di stato contro il presidente Yanukovich (2014) fino alla elezione di Zelensky. Quest’ultimo è passato da un programma elettorale contro gli oligarchi, contro la corruzione politica e la promessa di “servire il popolo” ad una politica dichiaratamente provocatoria nei confronti della Russia. E questo era esattamente ciò che volevano gli Stati Uniti e quindi la Nato dal 1997.

Il tema dell’espansione Nato però è sempre stato tabù da noi…

L’espansione della Nato a est iniziata in quell’anno dopo una serie di prove di coinvolgere nella “cooperazione militare “i paesi dell’Europa orientale ( programma “Partnership for peace”) è stata una provocazione continua per 24 anni. Per oltre un decennio la Russia non ha potuto opporsi e la Nato, sollecitata in particolare da Gran Bretagna, Polonia e repubbliche baltiche ha pensato di poter chiudere il cerchio attorno ad essa “attivando” sia Georgia sia Ucraina. La Russia è intervenuta militarmente in Georgia e questo ha dato un segnale forte agli Usa e alla Nato, che non hanno voluto intervenire. Durante la crisi siriana del 2011 la Russia si è schierata con il governo di Bashar Assad e successivamente con la guerra all’Isis è intervenuta militarmente dando un contributo sostanziale alla sua neutralizzazione. Bashar Assad è ancora lì. Le operazioni russe in Siria ancorchè concordate e coordinate sul campo con la coalizione a guida americana, hanno disturbato i piani di chi voleva approfittare dell’Isis e delle bande collegate per destabilizzare l’intero medioriente.  Un altro segnale del mutato umore russo è stata l’annessione della Crimea subito dopo il colpo di stato contro Yanukovic sostenuto dagli Stati Uniti e in particolare dall’inviata del Dipartimento di Stato Victoria Nuland e dall’allora vice presidente Biden. Dal 2014 in poi l’Ucraina con il sostegno degli Stati Uniti e della Nato ha assunto una linea ancora più ostile nei confronti della Russia e iniziato ad integrare nelle forze armate e nella polizia  i gruppi neonazisti che si erano “distinti” negli scontri di Maidan. Gli stessi che ora organizzano la “resistenza ucraina” e coordinano i circa 16000 mercenari sparsi per il paese. Per tutto questo mi sento di dire che la Nato non ha trascurato l’Ucraina, anzi l’ha spinta con forza in un’avventura pericolosa per entrambi e soprattutto per noi europei.

In una recente apparizione in TV Lei ha detto di aver avuto modo di conoscere in prima persona i generali russi e ha definito quella russa “una guerra limitata per scopi limitati”. Quali sono gli obiettivi che i russi si sono posti sul territorio secondo lei?

In Kosovo avevo alle dipendenze anche il contingente russo di cui una parte garantiva sicurezza dell’aeroporto militare/civile di Pristina e un’altra schierata nel settore montano al confine con la Serbia. I rapporti con i generali russi erano quasi giornalieri e sempre molto corretti soprattutto nei miei confronti (in quanto italiano). Parlavamo di sicurezza collettiva e di futuro del Kosovo, una cosa alla quale nessuno nella Nato aveva pensato prima di andare in guerra. Parlavamo anche di operazioni militari e di dottrina. Vent’anni fa. La guerra limitata è una categoria prevista anche da Clausewitz e i russi sono sempre stati clausewitziani. All’inizio dell’invasione ho cominciato a vedere i segni non di una operazione speciale come l’ha definita Putin, ma di una serie di operazioni ad obiettivi limitati, unite dallo scopo strategico di impedire all’Ucraina di diventare il fulcro della minaccia militare alla Russia , ma tatticamente indipendenti. Le operazioni riguardavano la messa in sicurezza di territori del Donbass, la fascia costiera del mare d’Azov e del Mar Nero fino a Odessa e, se necessario, fino al confine con la Moldavia neutrale.

L’avanzata su Kiev doveva essere l’operazione principalmente politica di pressione per i negoziati e l’eventuale instaurazione di un governo favorevole alla linea russa. Questa operazione non vincolata né al tempo né agli obiettivi: dipende dagli eventi. Se quelli diplomatici, politici e operativi evolvono in maniera soddisfacente l’operazione può essere interrotta. In caso contrario, dalla marcia d’afflusso le forze possono passare allo schieramento attorno alla città, e se ancora gli eventi sono negativi possono passare alla “preparazione” di fuoco poi al fuoco aereo e poi se e quando la città è allo stremo potrà iniziare la presa vera e propria della città. Questo tipo di operazioni con la tecnica del carciofo ha spiazzato tutti gli analisti della domenica che si aspettavano e forse cinicamente si auguravano di vedere la tempesta di fuoco alla quale ci hanno abituato gli americani in tutte le loro guerre. Ovviamente questa incredulità ha alimentato le speculazioni sull’effettiva potenza dell’apparato russo e sulla eroica resistenza ucraina che avrebbe arrestato  l’invasione. L’apparato che vediamo in televisione dice però una cosa diversa: l’operazione è ancora intenzionalmente alla prima fase, in attesa di eventi. In questa situazione i vantaggi vengono soltanto dall’efficacia e credibilità della pressione. Gli svantaggi riguardano sia le provocazioni esterne (da parte della Nato) sia il rafforzamento della resistenza interna che non muterebbe il risultato dell’operazione ma farebbe molti più danni.

Ritiene che le armi che l’Italia invierà e i mercenari che stanno influendo potranno incidere sulle sorti del conflitto? E se comunque possono essere causa di ulteriori rischi…

Credo proprio di no. Lo renderanno più sanguinoso e anche di livello operativo più elevato. In caso di squilibrio di forze tattiche , si tende a passare a quello strategico e allora potranno essere impiegate armi di livello strategico come bombardieri, missili e perfino armi nucleari tattiche: tutte cose che porterebbero ad uno scontro diretto fra Nato e Russia.

Ritiene che il pericolo che i jihadisti-mercenari possano affluire dalla Siria in Ucraina in gran numero? E che complicanze si creerebbero nel conflitto?  

I Jihadisti mercenari saranno pochi e potranno influire sul livello di barbarie, alzandolo. Di mercenari ce ne sono tanti e sono anche ben pagati. Quelli per l’Ucraina con i soldi nostri e quelli per la Russia con i soldi russi. L’afflusso di mercenari ha però un lato interessante: smonta completamente la tesi dei volontari combattenti per la patria. Inoltre, le compagnie di mercenari o contractors non si accontentano mai della semplice paga per i soldati ma pretendono sempre grandi cose dagli stati che li assoldano. Vogliono anche potere, assetti  nazionali importanti come miniere, industrie, infrastrutture sensibili. Non sono mai soddisfatti e sono caduti dei regni per mercenari insoddisfatti.

Sui negoziati in Bielorussia. La Francia e Germania sembrano orientate ad un approccio di maggior mediazione mentre il nostro paese, assente nel vertice franco-tedesco-cinese, sembra preferire una visione più oltranzista. Giudica le richieste della Russia una base di partenza valida per l’Europa e cosa si rischia prolungando l’attesa di un vero confronto?

Le richieste russe, come in qualsiasi negoziato sono la base di una discussione. Se non è soddisfacente, ciascuna parte deve finirla di dire cosa vuole e cominciare a pensare cosa può cedere. In genere il più forte è quello più disponibile a cedere perché ritiene di “concedere” e quindi mantiene il prestigio intatto. La parte più debole deve solo ridimensionare il livello di ambizione. In questo caso ogni minima riduzione dell’ambizione ucraina porterebbe una grande concessione: la salvezza del paese. Il nostro paese ha decretato unilateralmente, come se parlasse per tutti, la fine dei negoziati, fra l’altro con un atteggiamento bullistico. L’atteggiamento degli altri è molto meno arrogante. E questo li rende in sintonia. Ma anche nel bullismo non siamo fra i migliori. La Gran Bretagna e la Polonia ci battono.

Il governo polacco ha dichiarato di voler fornire i propri Mig alle forze ucraine, ma facendoli partire dalle basi tedesche. Gli Stati Uniti hanno poi frenato l’iniziativa polacca. Quanto è reale l’opzione di una No fly zone in Ucraina e quanto è probabile un futuro coinvolgimento militare della NATO?

La dichiarazione di No fly zone dei cieli dell’Ucraina sarebbe un modo per accelerare il disastro. Chi la sta chiedendo a gran voce vuole il disastro e dimostra la propria incapacità di controllare il proprio spazio aereo. Vuole un pretesto per trascinare in guerra tutta l’Europa. Non dobbiamo cedere a questa tentazione perversa, soprattutto nei momenti come questi quando un attacco aereo finisce per colpire un padiglione di ospedale e l’emozione soffoca la razionalità.

La narrativa occidentale cerca oggi di minimizzare (o censurare del tutto) la presenza di neo-nazisti nei battaglioni incorporati alle forze ucraine, nonostante decine di reportage (dalla Bbc al Time al Guardian) in passato avessero fatto luce sulla vicenda con toni giustamente inorriditi. Ritiene credibile Putin quando parla di denazificare l’Ucraina come uno degli obiettivi?

La denazificazione a cui si riferisce Putin non riguarda l’Ucraina, ma il suo apparato governativo in cui tali elementi si trovano anche in posizione di vertice. I reportage hanno tutti ragione e comunque non rendono l’esatto conto della presenza e dell’influenza di questi gruppi. Sono state proprio le forze di polizia e dell’intelligence ucraina ad opporsi all’inserimento di tali elementi nei loro ranghi. Hanno dovuto subire ma oggi la caccia al russo (o filorusso) potrà mutare in caccia al nazi e visti i numeri e la frenesia degli interessati non mi stupirei se domani l’Ucraina cadesse dalla padella della guerra contro la Russia nella brace di una guerra civile .

Cosa dovrebbe fare il governo italiano in questo contesto e più in generale l’Europa?

Negoziare, finirla con il pensiero unico e la propaganda, aiutare l’Ucraina a ritrovare la ragione e la Russia ad uscire dal tunnel della sindrome da accerchiamento non con le chiacchiere ma con atti concreti. E quando la crisi sarà superata, sperando di essere ancora vivi, Italia ed Europa dovranno impegnarsi seriamente a conquistare quella autonomia, dignità e indipendenza strategica che garantisca la sicurezza europea a prescindere dagli interessi altrui.

FONTEhttps://www.lantidiplomatico.it/dettnews-guerra_in_ucraina_invio_di_armi_e_propaganda_lintervista_del_generale_fabio_mini_a_lantidiplomatico/5496_45535

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