Di Nogeoingegneria

Dieci anni dopo le detonazioni delle prime bombe atomiche, la rivista Fortune pubblicò un importante articolo di John von Neumann intitolato “Can We Survive Technology?”.

Nel suo saggio, von Neumann discuteva le possibilità di controllo climatico su larga scala come conseguenza dello sviluppo tecnologico (inclusi i potenziali effetti militari o geopolitici). Descriveva esplicitamente idee di geoingegneria (sebbene il termine non fosse ancora in uso), tra cui lo spargimento di strati microscopici di materia colorata (ad esempio sostanze scure) su superfici ghiacciate o nell’atmosfera sovrastante per ridurre l’albedo (la riflettività). L’obiettivo era assorbire più radiazione solare, fondere il ghiaccio e modificare il clima locale e, potenzialmente, globale.

Riguardo alla Groenlandia, indicava che lo scioglimento della calotta glaciale avrebbe potuto innalzare il livello del mare, causando “great discomfort to most world ports” (gravi disagi alla maggior parte dei porti mondiali). Menzionava inoltre la possibilità di interventi sulla Corrente del Golfo (Gulf Stream), che avrebbero potuto alterare profondamente il clima del Nord Europa.

Von Neumann morì nel febbraio 1957; questo resta dunque uno dei suoi ultimi contributi pubblici su temi tecnologici e ambientali. L’idea era speculativa e von Neumann la presentava con toni ambivalenti: da un lato era affascinato dalle potenzialità tecnologiche, dall’altro preoccupato per gli effetti imprevedibili e i rischi di una “climatic warfare” (guerra climatica). Non propose un progetto concreto, ma indicò che tali interventi sarebbero diventati tecnicamente possibili — e pericolosi — nel futuro prossimo.

Il passaggio chiave dall’articolo originale (1955):

“Microscopic layers of colored matter spread on an icy surface, or in the atmosphere above one, could inhibit the reflection-radiation process, melt the ice, and change the local climate.” (Strati microscopici di materia colorata sparsi su una superficie ghiacciata, o nell’atmosfera sopra di essa, potrebbero inibire il processo di riflessione-radiazione, sciogliere il ghiaccio e modificare il clima locale).

Questo è esattamente il concetto di riduzione dell’albedo per assorbire più calore solare. Von Neumann parla anche di “forms of climatic warfare as yet unimagined” (forme di guerra climatica ancora impensate) e di come interventi in una regione (es. Artico) possano influenzare aree lontane e correnti oceaniche globali.

L’articolo è del giugno 1955, ma circolò ampiamente e fu ristampato nel 1956. In sintesi, l’idea di “annerire l’Artico” rappresenta una delle prime e più influenti formulazioni pubbliche di geoingegneria su larga scala, sospesa tra progresso scientifico e minaccia esistenziale.

A settant’anni di distanza, la visione di von Neumann appare quasi profetica, l’annerimento dell’Artico che lui ipotizzava come un controllo tecnologico è oggi una realtà.

Maria Heibel

Fonti citate

Articolo originale: John von Neumann, Can We Survive Technology?, Fortune, giugno 1955.

Analisi storica: American Institute of Physics (AIP), History of Climate Science: https://history.aip.org/climate/RainMake.htm

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