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La Sardegna, pur non essendo in guerra con nessun popolo al mondo, è la terra più militarizzata d’Europa: con 37374 ettari di territorio sotto controllo militare (23766 di demanio militare e 13608 di servitù militare) ospita, suo malgrado, i due terzi circa delle servitù militari presenti nello stato italiano. A questi vanno aggiunti gli spazi aerei e marittimi sottoposti a schiavitù militare. VEDI QUI
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Si è concluso con quattro assoluzioni e un proscioglimento il processo contro i cinque ex capi di Stato maggiore accusati di disastro ambientale nell’ambito delle esercitazioni militari nel poligono di Teulada, in Sardegna. La procura ha infatti confermato la devastazione della Penisola Delta dovuta al massiccio impiego di armi e munizioni durante le esercitazioni avvenute tra il 2008 e il 2016, ma (per la seconda volta) il pm ha chiesto l’archiviazione a causa dell’insufficienza di elementi probatori. «Non abbiamo mai riposto la nostra fiducia nello Stato italiano e sapevamo che si sarebbe arrivati a un proscioglimento» ha commentato il comitato A Foras, che ha annunciato nuove iniziative di lotta.
Il processo si è tenuto presso la seconda sezione penale del tribunale di Cagliari, e ha visto assolti i generali Giuseppe Valotto, 76 anni di Venezia, Danilo Errico, 69enne residente a Torino, Domenico Rossi, 71 anni di Roma, e Sandro Santroni, di 72, di Ancona. Prosciolto invece Claudio Graziano, ex Presidente di Fincantieri morto suicida nella sua casa di Roma nel giugno dello scorso anno. A costituirsi parte civile del processo sono stati il Comune di Teulada, il collettivo antimilitarista A Foras, il WWF Sardegna, e gli ambientalisti del Gruppo d’Intervento Giuridico. Al termine di esso, il tribunale ha accolto la richiesta della difesa e ha assolto tutti gli imputati senza nemmeno avviare il dibattimento.
Il procedimento contro i cinque generali è stato avviato dopo una serie di indagini iniziate nel 2012, quando una ventina di residenti sardi aveva presentato esposto segnalando l’insorgenza di alcune patologie riconducibili alle attività belliche praticate nel poligono. In sede di udienza preliminare, l’ipotesi di omicidio colposo era tuttavia stata accantonata quasi subito, e archiviata per la presunta impossibilità di dimostrare un nesso causale tra decessi e attività del poligono; a seguito dell’inchiesta, però, la Procura aveva comunque accertato lo stato di devastazione della Penisola Delta, zona di tre chilometri quadrati dove, nel periodo compreso tra il 2008 e il 2016, sono stati sparati 860mila colpi di addestramento, con 11.875 missili, pari a 556 tonnellate di materiale bellico. A giugno 2023, i cinque sono dunque stati rinviati a giudizio dal Gup di Cagliari con l’accusa di disastro colposo.
Secondo il gruppo pacifista e antimilitarista A Foras, in realtà “il nesso causale tra gli agenti inquinanti prodotti dalle esercitazioni militari e l’insorgenza” delle patologie sarebbe “ampiamente dimostrato e documentato dalla letteratura scientifica internazionale”. A mancare, piuttosto, è “uno studio epidemiologico accurato che dimostri l’aumento di incidenza di queste patologie in prossimità dei Poligoni”. Eppure, “questo genere di studi può essere condotto esclusivamente dalle istituzioni Sarde o Italiane” che a oggi non hanno ancora adempiuto ai loro doveri. È per tale motivo, che la stessa A Foras non sembra essere stupita dalla decisione del tribunale di Cagliari, tanto che già prima dell’udienza aveva preannunciato che il processo si sarebbe configurato come “l’ennesima assoluzione dello Stato verso se stesso”.
[di Dario Lucisano]
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In Sardegna, i poligoni militari più estesi d’Europa
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