L’attacco all’Iran comincia verso le 7:00 ora locale nel giorno della festività ebraica di Shabbat. Israele e Stati Uniti colpiscono più città iraniane, dove si segnalano esplosioni e colonne di fumo. “Israele ha lanciato un attacco preventivo contro l’Iran per rimuovere le minacce – che ha definito – esistenziali alla propria sicurezza”. Lo ha annunciato il ministro della Difesa Israel Katz, dichiarando “lo stato di emergenza immediato in tutto il Paese” dove risuonano sirene d’allarme.  

A Teheran il quartiere Pasteur dove risiede e lavora la Guida suprema Ali Khamenei viene bersagliato da almeno 7 missili, ma il leader è stato trasferito in un luogo sicuro. In Israele le sirene suonano alle 8:00 per il timore di una ritorsione iraniana. CONTINUA  

Scott Ritter questa è follia allo stato puro

Un’intervista freschissima di Scott Ritter con Glenn Diesen, pubblicata proprio oggi 28 febbraio 2026, intitolata “Full-Scale War as Iran Attacks All U.S. Targets”. Ritter lo ha registrato mentre gli eventi stavano esplodendo in tempo reale. Gli USA e Israele hanno lanciato l’attacco coordinato su Teheran e altri siti chiave. Molti analisti (non solo Ritter) vedono questo come un azzardo enorme di Trump-Netanyahu, forse per distogliere da problemi interni o per forzare un “regime change” che però sta fallendo sul campo.

Ritter descrive la situazione come follia pura (“insanity at the highest level”). Un errore strategico catastrofico degli USA e di Israele.

Ecco i punti più importanti del suo intervento:

L’attacco USA-Israele è già fallito miseramente Era un’operazione di “decapitazione” del regime iraniano: hanno colpito la residenza del Leader Supremo Ali Khamenei, tentato di assassinare il Presidente e altri alti comandi IRGC. Risultato: alcuni uccisi, ma i vertici chiave sono sopravvissuti , il regime change è mancato.

Gli USA hanno già perso la guerra. Ritter dice chiaramente: «Gli Stati Uniti hanno già perso questa guerra». Motivo principale: esaurimento rapido delle munizioni. Gli USA hanno scorte limitate (generali americani lo avevano avvertito), e bombardamenti prolungati senza decapitazione portano a deplezione senza capacità di continuare operazioni efficaci.

Iran è in modalità sopravvivenza esistenziale. Ha risposto subito e lanciato missili balistici su basi USA in Bahrain, Qatar, Emirati, Giordania, Kuwait, Arabia Saudita + obiettivi in Israele (Tel Aviv, Haifa). Ritter sottolinea:, che dopo la precedente “guerra di 12 giorni”, l’Iran ha craccato il codice delle difese missilistiche USA/Israeliane (THAAD, Aegis, ecc.), grazie a intelligence raccolta su radar, F-35 e sistemi integrati. Ora bastano missili singoli “leaker” per superare le difese.

Conseguenze per USA e Israele: Israele può assorbire solo un numero limitato di missili iraniani prima del collasso. Gli USA rischiano umiliazione globale e questo con un budget difesa da 1.5 trilioni di dollari. La guerra durerà settimane (forse 5), ma gli USA esauriranno risorse in “single digits of weeks”. L’ Iran vince semplicemente sopravvivendo e logorando l’avversario.

Politicamente: fine della presidenza Trump (midterm, impeachment probabile) e di Netanyahu.

Critiche: L’attacco è arrivato a metà negoziati nucleari ( e l’Iran aveva fatto concessioni), è illegale (guerra di aggressione, crimine di guerra), motivato da politica interna USA (distrarre da problemi domestici) e pressioni israeliane per regime change. Ritter lo definisce un suicidio strategico.

In sintesi: Per Scott Ritter questa è follia allo stato puro: USA e Israele hanno aperto un conflitto che non possono vincere militarmente né politicamente, mentre l’Iran – sopravvivendo – trasforma la sconfitta in vittoria geopolitica, con rischi enormi per l’economia globale se Iran gioca la “carta economica”. Far saltare lo Stretto di Hormuz può bloccare il flusso energetico mondiale, portando il prezzo del petrolio a livelli insostenibili per l’economia globale.

Scott Ritter è un ex ufficiale dell’intelligence dei United States Marine Corps e un ex ispettore delle armi per le Nazioni Unite. Ha prestato servizio per circa dodici anni nell’intelligence dei Marines, operando come analista principale e consigliere balistico durante la Guerra del Golfo al fianco del generale Norman Schwarzkopf. Dal 1991 al 1998 è stato uno degli ispettori capo della Commissione speciale delle Nazioni Unite (UNSCOM) in Iraq, responsabile di individuare e distruggere armi di distruzione di massa e infrastrutture correlate.
Si è dimesso per divergenze con Washington, criticando il mancato impegno del Consiglio di Sicurezza e degli USA a far rispettare le risoluzioni di disarmo, e in seguito è diventato una figura di rilievo dell’antimilitarismo e un critico della seconda guerra in Iraq. Negli ultimi anni è noto soprattutto per le sue posizioni critiche verso le politiche statunitensi in Medio Oriente e in Ucraina, e per le sue analisi strategiche.

Riassunto Nogeoingegneria.com 

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ULTIMA ORA: Centro della Marina del Regno Unito: i commercianti segnalano la chiusura dello stretto di Hormuz In media oltre 20 milioni di barili attraversano lo stretto di Hormuz su base giornaliera. La partita che si gioca in quest’area, è dunque di primaria importanza economica e geopolitica. A giugno scorso JP Morgan stimò in caso di blocco del passaggio, un balzo dei prezzi fino a 120 dollari al barile con conseguenze molto importanti sulla vita di tutti i giorni a livello globale. Ma dallo stretto di Hormuz non passa solo il greggio. Attraverso quel tratto di mare passano i cargo carichi di Gnl che dal Qatar vanno in Europa, nel Middle East asiatico e in Cina. E proprio Pechino, che è la seconda economia al mondo dopo gli Stati Uniti, è un grande acquirente di petrolio iraniano (circa 1,5 milioni di barili al giorno). Se tali forniture dovessero interrompersi, la Cina sarebbe costretta a rifornirsi altrove, a prezzi più alti con conseguenze a catena per l’inflazione globale. https://gazzettadelsud.it/articoli/mondo/2026/02/28/perche-lo-stretto-di-hormuz-e-cosi-strategico-2-84713913-8310-4aa6-b3cd-0b5dbb6a858b/

IL PIANO DEGLI STATI UNITI PER BOMBARDARE L’IRAN – DESCRITTO IN UN DOCUMENTO DEL 2009

 

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