“Il World Economic Forum (Wef) intende chiarire le recenti rivelazioni riguardanti il suo Presidente e Ceo, Borge Brende, e la sua partecipazione a tre cene di lavoro con Jeffrey Epstein, nonche’ i successivi scambi di email e sms. Alla luce di tali interazioni, il Consiglio direttivo ha incaricato il Comitato Audit e Rischi, che ha successivamente deciso di avviare una revisione indipendente”. E’ quanto si legge in uno statement del Wef che fa seguito alle rivelazioni delle ultime ore sugli incontri avuti da Brende con Epstein. 

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Di Roberto Vivaldelli

Nuove scottanti rivelazioni dai documenti di Jeffrey Epstein, il defunto finanziere condannato per reati sessuali, hanno scosso il World Economic Forum (WEF), l’organizzazione che organizza l’annuale summit di Davos che riunisce l’élite globale con la quale Epstein era profondamente connesso.

Emerge dai documenti un piano ambizioso discusso tra Epstein e Børge Brende, attuale presidente del WEF, per trasformare Davos in un’alternativa globale all’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU); a fronte di ciò, il WEF ha avviato un’indagine indipendente sui legami tra Brende e Epstein, dopo che l’ex ministro norvegese aveva inizialmente negato qualsiasi contatto.

I Documenti pubblicati dal Dipartimento di Giustizia USA

I file, resi pubblici di recente dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, includono scambi di email del 2018 tra Epstein e Brende. In uno di questi, datato 17 settembre 2018, Epstein descrive il Trilateral Commission – un forum non governativo che riunisce leader mondiali – e propone di elevare Davos a piattaforma permanente per il dialogo globale. «Portare questo nel 21° secolo… rendendo Davos un luogo permanente per la discussione, non un pony da un solo trucco :)», scrive Epstein, suggerendo che Davos potrebbe sostituire l’ONU in ambiti come la cibernetica, le criptovalute, la genetica e il coordinamento internazionale

Brende risponde positivamente: «Esattamente – abbiamo bisogno di una nuova architettura globale. Il World Economic Forum (Davos) è in una posizione unica – pubblico-privato. Cordiali saluti, Børge». In un altro messaggio, Epstein aggiunge: «Davos può davvero sostituire l’ONU. Cibernetica, cripto, genetica… coordinamento int’l. Come il mio tentativo al trilaterale. Problemi ora da affrontare con la fiducia distribuita e il fallimento di internet». Brende replica con un semplice «Likewise». Questi scambi rivelano come Epstein si offrisse come intermediario per ottenere inviti a Davos per figure influenti, come l’ex segretario al Tesoro USA Larry Summers e il miliardario Peter Thiel. Epstein descrive Brende come un «caro amico» e si propone di facilitare connessioni, puntando a un ruolo più centrale per il WEF nella governance globale.

Curiosamente, meno di un anno dopo questi scambi, nel giugno 2019, il WEF e l’ONU hanno firmato un quadro di partenariato strategico. L’accordo mirava a rafforzare l’impegno istituzionale per accelerare l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile. Le aree di cooperazione includevano il finanziamento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDG), il cambiamento climatico, la salute, la cooperazione digitale, l’uguaglianza di genere e l’istruzione. Klaus Schwab, fondatore del WEF, dichiarò: «Raggiungere gli SDG è essenziale per il futuro dell’umanità». Il segretario generale dell’ONU António Guterres sottolineò il potenziale per affrontare sfide globali come il clima e la digitalizzazione.

Avviata l’indagine su Brende

In risposta alle rivelazioni, il WEF ha annunciato giovedì un’indagine indipendente sui legami di Brende con Epstein. Il comitato per i rischi dell’organizzazione ha deciso di commissionare un’indagine, enfatizzando l’impegno dell’organizzazione per la trasparenza e l’integrità. Brende, che guida il WEF dal 2017 dopo aver servito come ministro degli Esteri norvegese, ha ammesso di aver partecipato a tre cene d’affari con Epstein tra il 2018 e il 2019, inclusa una poche settimane prima dell’arresto di Epstein nel luglio 2019. Ha anche confermato comunicazioni via email e SMS.

Fino a novembre 2025, Brende aveva negato qualsiasi incontro con Epstein, secondo il quotidiano norvegese Aftenposten. In una dichiarazione riportata da Reuters, ha espresso rammarico: «Ero completamente all’oscuro del passato e delle attività criminali di Epstein. Se lo avessi saputo, avrei rifiutato tutti gli inviti e le comunicazioni». Brende ha richiesto personalmente l’indagine e continuerà a svolgere le sue funzioni durante il processo, senza esserne coinvolto.

Le rivelazioni hanno innescato una tempesta politica in Norvegia, dove Brende è una figura di spicco del Partito Conservatore. Uno scandalo che sta travolgendo tutta l’élite politica del Paese, culminando in indagini per corruzione e in un forte imbarazzo per la famiglia reale. Inizialmente è emersa la posizione di Mona Juul, ambasciatrice norvegese in Giordania, icona della diplomazia norvegese per il ruolo chiave svolto nei negoziati segreti che portarono agli Accordi di Oslo del 1993. Il ministero degli Esteri norvegese l’ha sospesa temporaneamente dalle funzioni in attesa di chiarimenti sui suoi contatti con Epstein. I documenti mostrano che Epstein, nel testamento firmato pochi giorni prima della morte, aveva lasciato 10 milioni di dollari (5 milioni ciascuno) ai due figli di Juul e del marito Terje Rød-Larsen (Edward e Emma Rød-Larsen). Inoltre, la coppia avrebbe visitato l’isola privata di Epstein nei Caraibi insieme ai figli, e ci sono indizi di prestiti personali e altri legami finanziari tra Rød-Larsen ed Epstein (già emersi parzialmente nel 2020, quando Rød-Larsen dovette dimettersi dalla presidenza dell’International Peace Institute). Entrambi sono ora sotto indagine da parte di Økokrim (l’unità norvegese per i reati economico-finanziari) per sospetta corruzione.

Subito dopo si è intensificato il coinvolgimento di Terje Rød-Larsen, marito di Juul e co-architetto degli Accordi di Oslo, già costretto alle dimissioni nel 2020 proprio per legami con Epstein (inclusi prestiti personali e donazioni al suo think tank). Le nuove email e documenti del 2026 hanno aggravato la situazione, portando a sospetti di ulteriori transazioni opache e a indagini congiunte su entrambi i coniugi. Il caso ha poi investito Thorbjørn Jagland, ex primo ministro norvegese (1996-1997), ex ministro degli Esteri, ex segretario generale del Consiglio d’Europa (2009-2019) e soprattutto ex presidente del Comitato norvegese per il Nobel per la Pace (2009-2015). Le email rivelano contatti frequenti con Epstein, tra cui cene, incontri e un piano di vacanza familiare sull’isola privata di Epstein nel 2014 (poi non realizzato). Oslo ha aperto un’inchiesta formale nei suoi confronti per corruzione aggravata, verificando se abbia ricevuto regali, prestiti, viaggi o benefici in violazione delle norme sui conflitti d’interesse, proprio in virtù delle cariche istituzionali ricoperte all’epoca (in particolare la presidenza del Comitato Nobel e la guida del Consiglio d’Europa). FONTE

Børge Brende è un politico e diplomatico norvegese, nato nel 1965, con una lunga carriera in ruoli governativi e internazionali. Entrato in Parlamento norvegese (Stortinget) dal 1997 al 2009 per il Partito Conservatore, ha ricoperto incarichi ministeriali: Ambiente (2001-2004), Commercio e Industria (2004-2005), e Affari Esteri (2013-2017). Durante il mandato all’Ambiente, ha ampliato le aree protette nazionali del 50% e presieduto la Commissione ONU per lo Sviluppo Sostenibile.
È stato anche Segretario Generale della Croce Rossa Norvegese (2009-2011) e vice presidente del suo partito.
Dal 2017 è Presidente e CEO del World Economic Forum (WEF), l’organizzazione che organizza l’annuale incontro di Davos, dopo avervi lavorato come managing director dal 2011 (relazioni con governi e società civile).
Attualmente è coinvolto in consigli come Bilderberg Meetings, Harvard Negotiation Program e China Council for Environment.

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