La «Agenda Strategica» dell’UE del 2024 contiene una dichiarazione di guerra ai pubblicisti critici verso UE e NATO, che ben pochi hanno notato. Con questa Agenda, il Consiglio UE ha fedelmente attuato le direttive del vertice NATO di Vilnius del 2023. Il risultato sono sanzioni draconiane contro pubblicisti come Hüseyin Doğru, Alina Lipp, Thomas Röper e Jacques Baud.

I governi NATO, al loro vertice di Vilnius del 2023, hanno annunciato che nelle loro sforzi intensificati per costruire la resilienza sociale (aka: capacità bellica) avrebbero collaborato con l’UE, in particolare per combattere la disinformazione:
«Mentre intensifichiamo i nostri sforzi per costruire la resilienza, continueremo a collaborare con i nostri partner che compiono sforzi simili, in particolare con l’Unione Europea. (…) Continueremo a contrastare la disinformazione e le informazioni errate, tra l’altro attraverso una comunicazione strategica positiva ed efficace (propaganda; N.H.). Continueremo anche a supportare i nostri partner nel rafforzare la loro resilienza rispetto alle sfide ibride.»

Si può leggere questo come un’ammissione che la NATO tira i fili in background nella lotta contro la cosiddetta disinformazione. Non è un caso che Bruxelles sia sia la capitale dell’UE che della NATO. Così è accaduto che l’UE, con la sua «Agenda Strategica 2024–2029» annunciata a giugno 2024, si sia allineata pienamente su un corso di capacità bellica. In virtù di una nuova «realtà geopolitica», il Consiglio UE vi promette (alla NATO) «di rafforzare la resilienza (dell’UE) nell’ambito di un approccio che copra tutte le minacce e l’intera società», ponendo particolare enfasi sulla resilienza sociale e democratica. L’argomentazione e il linguaggio ricordano fortemente quelli delle dichiarazioni NATO sul tema resilienza.

Nella «Agenda Strategica», il Consiglio UE qualifica tutto ciò che rientra in una definizione molto ampia di «disinformazione» come tentativo di destabilizzazione. Il «seminare divisioni» viene menzionato nello stesso fiato di terrorismo ed estremismo violento:
«Noi rafforzeremo la nostra resilienza democratica, tra l’altro attraverso (…) la difesa dai tentativi di destabilizzazione, inclusa la disinformazione e i discorsi d’odio. (…) Contrastiamo i tentativi di seminare divisioni, radicalizzazione, terrorismo ed estremismo violento.»

Di fatto, con questo l’UE dichiara i critici di governi e NATO come nemici dello Stato.

I media non ne hanno preso nota. E probabilmente non dovevano. Il mio avvertimento di allora su questa dichiarazione di guerra dell’UE ai pubblicisti critici si è purtroppo avverato ben presto e in modo molto drastico. Pubblicisti che attaccano la narrazione strategica di NATO e UE sulla Ucraina e, nel caso di Doğru, anche su Palestina, sono stati colpiti da una scomunica medievale inflitta. Sono stati privati di quasi tutti i diritti umani e civili.

Dovremmo renderci conto che questo non assomiglia solo allo stato di guerra. Nell’UE vige già uno stato di guerra non dichiarato. Non a caso, il cancelliere federale e altri ci spiegano ripetutamente che non siamo ancora in guerra, ma non più in pace. Questo significa: la NATO governa in background, e le solite garanzie dello stato di diritto per i tempi di pace, come la libertà di opinione e di informazione, non valgono più quando si toccano questioni importanti per la NATO.

FONTE https://norberthaering.de/propaganda-zensur/eu-sanktionen-nato-giplel/

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