È successo nel 1952, quando il sistema radar dell’aeroporto di Mont-de-Marsan, a 150 chilometri di distanza, è impazzito. Per dieci minuti reagì con registrazioni senza precedenti e mostrò sul suo schermo una nube che ruotava in modo strano, volando a un’altitudine di circa 2000 metri, si legge in un articolo dello SPIEGEL dello stesso anno. Si diceva che fosse un ammasso di ragni. Nella luce del sole, dei fili d’argento brillavano in tutti i colori dell’arcobaleno. Si parlava di capelli d’angelo. Si spiegava anche il fenomeno che ha provocato lo scoppio del sistema radar di Montde-Marsan. L’aria secca e calda aveva fatto sì che le grandi quantità di ragnatele si caricassero elettricamente. La fantasia non mancava.

Questo articolo proviene dall’archivio dello SPIEGEL del 1952

28 ottobre 1952, 13:00 · da DER SPIEGEL 44/1952

Il venerdì della settimana precedente, la piccola città francese di Oloron — 12.000 abitanti, ai piedi dei Pirenei — visse la sua ormai quasi obbligatoria “esperienza con i dischi volanti”, un fenomeno che sembra essersi diffuso in ogni angolo dell’emisfero occidentale. Dalle 12:55 alle 13:14 di quella splendida giornata autunnale, gli abitanti di Oloron osservarono un’intera flotta aerea dei misteriosi velivoli di cui il mondo parla da due anni.

Giovedì scorso, il dottor Pierre Labayle, uno dei due medici di Oloron, ha spiegato che quei “dischi volanti” erano in realtà ragni.

Il merito di aver avvistato per primo gli “oggetti volanti” spetta a Jean-Yve Prigent, 14 anni, figlio del custode della scuola maschile di Oloron. Stava pranzando con il padre Yve, la madre e due fratelli, gustando un pot au feu (una variante francese dello stufato tedesco), quando alle 12:55 lasciò cadere il cucchiaio nel piatto. (L’ora esatta fu calcolata dal padre, esperto in meteorologia.)

Ciò che Jean-Yve vide per primo, seguito subito dopo dalla maggior parte della popolazione di Oloron intenta a pranzare, fu una formazione di strani oggetti che luccicavano sotto il sole autunnale. Prima che il fenomeno, volando lentamente da nord-est a sud-ovest, scomparisse dal campo visivo, iniziò a cadere sulla cittadina una pioggia di sottili filamenti argentati. Per le 13:14, tutto era finito, e l’osservatore scientificamente preparato Yve Prigent tornò con la famiglia al pot au feu, nel frattempo diventato freddo.

In seguito, cercò di analizzare le osservazioni con metodo scientifico e di tradurre le sue riflessioni in parole precise. Dato che il cielo era completamente sereno e il sole del sud splendeva intenso, l’assenza di punti di riferimento rese impossibile stimare dimensioni, altitudine e velocità degli oggetti. Prigent decise quindi di definirli “macchine”. Per descriverne la forma, condivise le tribolazioni grammaticali del Werwolf di Christian Morgenstern, che non riusciva a declinarsi al plurale. Yve Prigent, invece, incontrò difficoltà con il plurale di “Saturno”.

Mentre la famiglia Prigent era ancora a tavola a discutere con eccitazione del prodigio appena visto, la notizia degli “oggetti volanti” si diffuse rapidamente in tutta Oloron, raggiungendo alla velocità di un disco volante Jean Maysonnave, editore, proprietario, caporedattore, reporter e soprattutto tipografo del settimanale oloronese Le Progrès (Il Progresso), che collaborava anche come corrispondente per l’Agence France Presse e numerosi altri giornali e agenzie.
Dopo aver lanciato i primi comunicati, Jean Maysonnave reagì al vivace interesse delle redazioni con uno zelo encomiabile. Accertò che lo stesso fenomeno fu osservato poco dopo nella località di Orin, a 5 km da Oloron, dal gendarme Belestin, e ancora più tardi a Geronce, a 10 km di distanza, dal sindaco M. Bordes. Un’ora dopo, il radar della base aerea di Mont-de-Marsan, a 150 km di distanza, impazzì: per dieci minuti registrò segnali mai visti prima, mostrando sullo schermo una “nube” stranamente rotante che volava a circa 2000 metri di quota.

Il dottor Pierre Labayle, nel caos dei dischi volanti che aveva travolto Oloron, si affidò al rigore scientifico. Esaminò con cura i filamenti raccolti sul parafulmine di casa sua, si immerse in pesanti tomi della biblioteca cittadina e dopo quattro giorni annunciò: «I superstiziosi del Medioevo vedevano negli effetti dell’estate di San Martino [Altweibersommer] un sortilegio degli elfi, mentre i superstiziosi di oggi vi scorgono magie da dischi volanti».
Secondo il dottor Labayle, ciò che i testimoni di Oloron avevano visto era comunque quasi un miracolo, ma non della tecnologia bensì della natura. Milioni e milioni di piccoli ragni ammassati in “Saturnusi” (formazioni simili ad anelli), che si lasciano trasportare dai fili argentei da loro stessi prodotti, sono uno spettacolo rarissimo. Darwin osservò lo stesso fenomeno a bordo della nave
Beagle.
L’
Altweibersommer (il fenomeno dei fili di seta autunnali) si manifesta solo in giornate soleggiate e calde. Il 17 ottobre era una di quelle giornate. Gli osservatori dichiararono che “le macchine” volavano a un’altezza indeterminabile per mancanza di punti di riferimento. Il dottor Labayle, non influenzato da suggestioni, commentò tra una visita e l’altra ai pazienti: «Sono convinto che le presunte macchine fossero in realtà ammassi di ragni che volavano a non più di cento metri di quota».

Sui colori osservati, Labayle non si lasciò confondere: «Alla luce del sole, i fili argentei brillano con tutti i colori dell’arcobaleno». Persino per il “malfunzionamento” del radar di Mont-de-Marsan aveva una spiegazione plausibile: «L’aria secca e calda caricò elettrostaticamente le grandi quantità di fili. Prova: furono fortemente attratti dal parafulmine di casa mia. Volando vicino a un radar, quelle masse di seta elettrificata avrebbero sicuramente provocato i fenomeni descritti».
Il colpo di grazia ai dischi volanti, però, Labayle lo diede con l’analisi dei filamenti: *«Sono certo che si trattò dell’*Altweibersommer,
null’altro. I fili bruciavano come quelli dell’estate di San Martino – essendo la seta di natura organica – e si scioglievano al calore, svanendo nel nulla, proprio come accade in autunno».

Mentre nelle redazioni di mezzo mondo ci si arrovellava sul fatto che i dischi volanti su Oloron fossero russi, americani o tedeschi – nella vicina Pau si era certi fossero tedeschi – il dottor Labayle si sta ora dedicando a un nuovo mistero: stabilire se si trattasse di ragni salmone, crociati, granchio o argentei. Tutte e quattro le specie, presenti in Francia, sono infatti responsabili dell’Altweibersommer.

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Sempre il 27 ottobre 1954 a Firenze furono avvistati sopra la cattedrale di Santa Maria del Fiore e sopra lo stadio Artemio Franchi numerosi oggetti non identificati. In seguito a questi avvistamenti si verificò, per circa mezz’ora, la caduta di filamenti appiccicosi.
In Nuova Zelanda e in Australia i giornali locali hanno riportato numerosi avvistamenti sin dagli anni ’50, anche se molti sono stati identificati come ragnatele dopo essere stati analizzati.
Il 2 novembre 1959 la città di Évora in Portogallo è stata quasi interamente ricoperta dai “capelli d’angelo”, precipitati dal cielo poco dopo l’avvistamento di due UFO.

 

Il caso di Oloron è registrato negli archivi UFO internazionali, incluso il Project Blue Book dell’USAF, sebbene con meno dettagli. La data coincide con un picco di avvistamenti in Europa nel 1952, anno in cui si verificarono anche i famosi avvistamenti sopra Washington D.C. e il caso di Flatwoods (USA).
National Archives – Project Blue Book

Cosa accadde a Firenze il 27 ottobre 1954

1954 UFO A FIRENZE – CADONO “CAPELLI D’ANGELO” – LA PRIMA ANALISI DEL DIRETTORE DELLA NAZIONE

A PARTIRE DA PIÙ DI CENTO ANNI FA: “MILITARY BALLOONING” E AEROMOBILI SENZA PILOTA

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